Il corpo di una donna galleggia su una tavola al largo della Libia dopo il naufragio del gommone sul quale viaggiava (Foto del 17 luglio 2018 di PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Mamma e bimbo morti nel naufragio del gommone sul quale viaggiavano, sopravvive per miracolo solo una donna, rimasta 48 ore in acqua.

Ancora immagini terribili dai naufragi nel Mar Mediterraneo, immagini strazianti che non vorremmo mostrare, ma che è necessario farlo per denunciare la tragedia che si sta consumando nell’indifferenza delle potenze Occidentali, sorde alle richieste di aiuto degli ultimi del mondo, perse in calcoli di poco conto su poche centinaia o addirittura decine di disperati da rimpallarsi da un Paese all’altro, da un porto all’altro. Così mentre  i “grandi” litigano, i piccoli e indifesi muoiono, in una strage infinita.

Giorno dopo giorno i media riportano casi disperati di naufragi nel Mar Mediterraneo. Ogni volta come se fosse l’ultimo o il più grave. Ma non c’è fine all’orrore. Ogni volta ritorna ancora peggiore.

Ricordiamo il terribile naufragio nei pressi delle coste libiche in cui persero la vita tre bimbi di appena un anno, a fine giugno 2018.

Il corpo di una donna galleggia dopo in naufragio tra i resti di un gommone, un’altra si aggrappa ad una tavola di legno, mentre vengono soccorse al largo della Libia dalla Ong Proactiva Open Arms (PAU BARRENA /AFP/Getty Images)

Mamma e bimbo morti nel naufragio di un gommone, sopravvive solo una donna

Il 17 luglio 2018 la nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms, nonostante gli avvertimenti del Ministro dell’Interno italiano che non avrebbe aperto i porti italiani ai migranti soccorsi dalla Ong, è partita verso la Libia, al largo della quale, a circa 85 miglia dalle sue coste, dunque in acque internazionali, ha soccorso un gommone di migranti naufragato.

Purtroppo quando la nave della Ong spagnola ha raggiunto il luogo dell’incidente, del gommone non era rimasto più niente, era completamente distrutto. Accanto ai resti c’erano i corpi di una mamma e del suo bambino che galleggiavano riversi nell’acqua, morti annegati e un’altra donna, sopravvissuta miracolosamente dopo essere rimasta aggrappata ad una tavola di legno per due giorni. Intorno a lei c’erano i resti del gommone,

I soccorritori di Proactiva Open Arms hanno prima raggiunto la donna sopravvissuta. Poi hanno recuperato i corpi di mamma e bimbo e morti. Una scena straziante, documentata con le fotografie scattate dagli stessi soccorritori.

Un soccorritore di Proactiva Open Arms soccorre l’unica sopravvissuta al naufragio di un gommone di migranti nel Mediterraneo, mentre il copro di un’altra donna affogata galleggia sull’acqua e accanto lei, sotto il pelo dell’acqua quello di suo figlio (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

I volontari della Ong si sono avvicinati alla donna sopravvissuta con il loro gommone, per tirarla fuori dall’acqua. Successivamente si è saputo che il suo nome è Josefa  (non Josephine come detto in un primo momento) e viene dal Camerun. Quando l’hanno afferrata per portarla al sicuro sulla loro imbarcazione la donna aveva uno sguardo vitreo e fisso che difficilmente si potrà dimenticare.

Soccorritore di Proactiva Open Arms salva l’unica sopravvissuta al naufragio (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)
I soccorritori di Proactiva Open Arms sollevano dall’acqua la sopravvissuta (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)
I membri della Ong Proactiva Open Arms salvano Jospephine, l’unica sopravvissuta al naufragio (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Nel frattempo, mentre Josefa veniva salvata, un altro soccorritore spagnolo recuperava il corpo del bambino morto, portandolo su un altro gommone della Ong spagnola, mentre quello della sua mamma era ancora sulla tavola in legno, probabilmente il fondo del gommone distrutto.

Soccorritore di Proactiva Open Arms recupera il corpo del bambino affogato al largo della Libia (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)
Mentre l’unica sopravvissuta viene portata su un gommone di Proactiva Open Arms, un altro soccorritore porta fuori dall’acqua il bambino morto (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Sono immagini crude, ma che è necessario mostrare di fronte al numero crescente di negazionisti di queste tragedie del mare. Alcuni addirittura hanno affermato che i bambini di un anno morti annegati vicino alle coste libiche a fine giugno 2018 erano dei bambolotti.

Il copro della donna africana morta nei naufragio con il figlioletto (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)
I soccorritori recuperano il copro della donna morta nel naufragio (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

La Ong Proactiva Open Arms ha accusato la Libia e l’Italia della morte delle persone nel naufragio. Il fondatore della Ong spagnola, Oscar Camps, ha scritto su twitter che la Guardia costiera libica aveva detto di aver intercettato una imbarcazione alla deriva con 158 persone a bordo, alle quali aveva fornito assistenza umanitaria e medica, “ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno fatto affondare la barca perché non volevano salire sulle motovedette”.

Gli altri sopravvissuti al naufragio del gommone sarebbero stati dunque soccorsi dai libici, mentre le due donne e il bambino sono stati lasciati in mare, perché le donne non volevano tornare in Libia. La Guardia costiera libica avrebbe quindi affondato il gommone e lasciato le due donne e il bambino in mare senza soccorsi. Solo una donna è sopravvissuta.

Oscar Camps ha accusato la Libia e il mercantile Triades di omissione di soccorso in acque internazionali per aver lasciato le donne e il bambino in mare. Questa è una conseguenza diretta della politica europea che ritiene la Libia un governo e uno Stato affidabile, in grado di gestire questa emergenza.

Difficile da commentare unimamme.

Nel frattempo, se qualcuno mettesse in dubbio l’operato delle Ong nella loro attività di soccorso nel Mar Mediterraneo, ricordiamo che l’inchiesta sulle navi Sea Watch e Proactiva Open Arms è stata archiviata. Per i magistrati di Palermo che hanno condotto le indagini non c’è stato nessun favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e non c’è nessuna prova di connivenza tra le Ong SeaWatch e Pro Activa Open Arms e i trafficanti libici. Ricordiamo, poi, che salvare le vite in mare è un obbligo sancito dalle leggi e dalle convenzioni internazionali.