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Papa Francesco contro la guerra: il bambino con il fratellino come foto simbolo

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papa francesco contro la guerra
Il cartoncino contro la guerra di Papa Francesco (Foto Avvenire.it)

Una foto durissima che ha toccato il cuore di Papa Francesco e che il Pontefice ha scelto di far stampare su un cartoncino con un messaggio contro la guerra.

Papa Francesco contro la guerra

Una foto eloquente, che già dice tutto da sola: un bambino porta il fratellino morto, legato dietro la schiena, e aspetta sul ciglio della strada che portino via il piccolo cadavere per farlo cremare. La foto risale all’agosto del 1945 ed è stata scattata a Nagasaki poco dopo il bombardamento con la atomica. Il fotografo che l’ha scattata è l’americano Joseph Roger O’ Donnell.

Una foto di cui vi abbiamo già parlato. Un’immagine simbolo che è un pugno nello stomaco che esprime più di tante parole tutto l’orrore per la guerra.

Non è un caso che Papa Francesco l’abbia scelta proprio come monito contro la guerra, facendola stampare su un cartoncino diffuso in questi giorni, come ha riportato l’agenzia Sir.

Sul biglietto a destra sella della foto c’è scritto: “..il frutto della guerra” , a sottolineare la barbarie e il dolore che portano i conflitti armati. Sotto alla scritta compare la firma del Pontefice, Franciscus.

Quello del Papa vuole essere un messaggio di pace e una denuncia degli effetti tragici delle guerre. Soprattutto nei confronti dei bambini.

Un’immagine iconica, che mostra il bambino di 10 anni, rimasto orfano, mentre aspetta il suo turno per la cremazione del fratellino morto a causa del bombardamento con l’atomica. Il bambino è scalzo, fermo, rigido, aspetta diligentemente il suo turno, ha le braccia tese lungo il corpo, sembra stare sull’attenti. La drammaticità della scena, oltre che nel corpo del fratellino riverso, sta nello sguardo fisso e nelle labbra serrate del bambino.

Sul cartoncino compare anche una didascalia in spagnolo che spiega la foto, sottolineando la dignitosa sofferenza del bambino: “La tristezza del bambino solo si esprime nel suo gesto di mordersi le labbra che trasudano sangue”.

Il cartoncino voluto da Papa Francesco contro la guerra ricorda anche le parole del Pontefice nel messaggio “Urbi et Orbi” del Natale appena trascorso:

Oggi, mentre sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale, il Natale ci richiama al segno del Bambino, e a riconoscerlo nei volti dei bambini, specialmente di quelli per i quali, come per Gesù, ‘non c’è posto nell’alloggio’ (Lc 2,7).

Vediamo Gesù nei bambini del Medio Oriente, che continuano a soffrire per l’acuirsi delle tensioni tra Israeliani e Palestinesi. (…)

Vediamo Gesù nei volti dei bambini siriani, ancora segnati dalla guerra che ha insanguinato il Paese in questi anni. (…)

Vediamo Gesù nei bambini dell’Iraq, ancora ferito e diviso dalle ostilità che lo hanno interessato negli ultimi quindici anni, e nei bambini dello Yemen, dove è in corso un conflitto in gran parte dimenticato, con profonde implicazioni umanitarie sulla popolazione che subisce la fame e il diffondersi di malattie.

Vediamo Gesù nei bambini dell’Africa, soprattutto in quelli che soffrono in Sud Sudan, in Somalia, in Burundi, nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana e in Nigeria. (…)

Vediamo Gesù nei bambini di tutto il mondo dove la pace e la sicurezza sono minacciate dal pericolo di tensioni e nuovi conflitti. (…)

A Gesù Bambino affidiamo il Venezuela (…).

Vediamo Gesù nei bambini che, insieme alle loro famiglie, patiscono le violenze del conflitto in Ucraina e le sue gravi ripercussioni umanitarie e preghiamo perché il Signore conceda al più presto la pace a quel caro Paese.

Vediamo Gesù nei bambini i cui genitori non hanno un lavoro e faticano a offrire ai figli un avvenire sicuro e sereno. E in quelli a cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare fin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli.

Vediamo Gesù nei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda dei trafficanti di esseri umani. (…)

Rivedo Gesù nei bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh, e auspico che la Comunità internazionale non cessi di adoperarsi perché la dignità delle minoranze presenti nella Regione sia adeguatamente tutelata”…”.

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