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Foto alla figlia (iStock)

La privacy dei bambini violata sui social dai genitori: troppe foto condivise pubblicamente.

Sempre più genitori pubblicano sui social le immagini dei figli, spesso condivise anche pubblicamente e non solo tra amici e conoscenti. Un comportamento rischioso, come abbiamo più volte sottolineato. Un’abitudine che danneggia la privacy dei bambini e alle volte anche la loro identità, nonostante le buone intenzioni dei genitori.

I figli, però, specialmente quando diventano adolescenti, iniziano a ribellarsi. Basta con le foto sui social non autorizzate. Altre volte invece considerano la condivisione di ogni aspetto della loro vita come giusto ed esagerano, come tanti adolescenti di oggi.

La privacy dei bambini violata sui social dai genitori

È lo spirito dei tempi, come è stato detto. Ormai la condivisione sui social della nostra vita è diventata un’abitudine irrinunciabile. Foto delle vacanze, cene con gli amici, viaggi, pensieri e riflessioni, convinzioni politiche e religiose, addirittura informazioni ultra sensibili sullo stato di salute – quelle che le Asl fanno di tutto per recapitare agli utenti tutelando al massimo la loro riservatezza, per finire poi spiattellate al pubblico su Facebook.

Tutto, o quasi tutto, viene condiviso sui principali social media. È un modo per raggiungere gli amici lontani, o vicini ma con cui ci si frequenta poco, è anche un modo per affermare la propria presenza al mondo, un surrogato di socialità che alle volte ci fa sentire meno soli.

Finché si tratta di condividere informazioni proprie o fatti della vita personali, però, è un conto. Quando si mettono in mezzo i figli, soprattutto piccoli, è un altro. Molti genitori, infatti, non sanno resistere alla tentazione di pubblicare su Facebook, Instagram o altri social media le immagini dei propri figli, specialmente quando raggiungono un traguardo importante della loro vita: il primo giorno di scuola, la prima gita, il primo dentino, la prima vacanza al mare ecc… Alle volte sono delle foto normali, altre possono essere anche molto intime.

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In tutti questi casi, il più delle volte l’intenzione dei genitori è benevola: mostrare ai propri amici e conoscenti i figli, l’amore e l’orgoglio che si prova per loro. In questo non c’è nulla di male, ma pubblicare immagini dei bambini, soprattutto in profili social aperti o con numerosi contatti, rischia di mettere queste immagini direttamente nelle mani di malintenzionati.

Soprattutto è una violazione della privacy dei minori. Perché un conto è mostrare le foto di famiglia a un parente o a un conoscente che ci fa visita in casa (un’abitudine che oggi sempre preistorica), altro è esporre un minore al pubblico e alla curiosità di altre persone che può essere anche malevola. In ogni caso, si tratta quasi sempre di pubblicazioni non autorizzate dai soggetti interessati.

Perché anche i bambini hanno diritto alla riservatezza e alla loro sfera di intimità. Potrebbero non apprezzare che amici e conoscenti dei genitori guardino le loro foto, potrebbero soprattutto esserne infastiditi una volta cresciuti.

Se inviare tramite Whatsapp la foto del figlio alla zia che vive in Australia è comprensibile e legittimo. Pubblicare sui social come Facebook o Instagram tante foto dei propri figli, praticamente in ogni momento della loro vita, diventa inopportuno. In alcuni casi può avere anche conseguenze legali.

L’abitudine dei genitori di fotografare di continuo i propri figli, anche molto piccoli, per poi condividerne le immagini sui social è stata chiamata dagli americani sharenting, crasi delle parole condividere (to share) ed essere o fare i genitori (parenting). Una parola molto significativa che definisce all’istante, e non proprio positivamente, questo comportamento.

Di fronte allo sharenting cresce, tuttavia, la ribellione dei figli, che sempre più spesso, specialmente quando diventano adolescenti, si ribellano alle loro foto pubblicate con leggerezza dai genitori sui social. In alcuni casi si assiste ad una vera e propria inversione dei ruoli, con i figli che richiamano i genitori ad un comportamento più responsabile. “Perché lo fate?” chiedono i ragazzi.

Questo accade soprattutto negli Stati Uniti, dove i social sono nati e il fenomeno è arrivato prima. Il New York Times ha segnalato il crescente numero di adolescenti, ma anche di bambini che contestano ai genitori la condivisione sul web delle loro immagini e a volte li chiamano a rendere conto di questo comportamento, anche in giudizio.

I figli dovrebbero essere protetti dai loro genitori, ma in questi casi sono loro stessi a doversi proteggere dai genitori e a richiamarli ad atteggiamenti più responsabili. Non è un bel fenomeno, perché bambini e ragazzi dovrebbero vivere la loro vita in serenità e spensieratezza non assumere ruoli che competono agli adulti, ma ai quali gli adulti sembrano aver rinunciato.

In Francia hanno approvato una nuova legge sulla privacy che permette ai figli, una volta adulti, di denunciare i genitori per avere condiviso immagini sul web senza il loro permesso.

Secondo alcuni studi, poi, in futuro la gran quantità di foto di bambini e adolescenti condivise in rete dai genitori potrà essere determinante nei casi di furto dell’identità, pedofilia e pedopornografia online e in generale minacce alla privacy e alla sicurezza.

il problema, più che giuridico, è psichico. Non dimentichiamo che, soprattutto in adolescenza, la formazione dell’identità passa attraverso la privacy, il segreto e l’autodeterminazione” spiega Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista italiano, professore ordinario di psicologia dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma, in un lungo ed interessante articolo su Repubblica.

Forse è il caso di ripensare molti nostre abitudini sul web. Che ne dite unimamme, siete d’accordo?

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