ragazza morta di leucemia
Eleonora Bottaro

Ragazza morta di leucemia: i genitori rinviati a giudizio, rifiutarono la chemioterapia per seguire cure alternative

Saranno processati i genitori di Eleonora Bottaro, la ragazza di Bagnoli di Sopra, in provincia di Padova, morta di leucemia a 18 anni nel 2016, il cui caso suscitò scalpore perché i genitori rifiutarono per lei la chemioterapia. I medici cercarono di convincere i coniugi Bottaro a non privare la figlia di una cura che le avrebbe quasi sicuramente salvato la vita, fino a chiedere l’intervento del Tribunale del Minori, che purtroppo non arrivò in tempo.

Nel processo di primo grado, davanti al Tribunale di Padova, i genitori di Eleonora furono prosciolti dalle accuse della Procura. Ora però il caso si riapre, con il rinvio a giudizio da parte della Corte di Appello di Venezia.

Ragazza morta di leucemia: i genitori che rifiutarono la chemio a processo

Era il 29 agosto del 2016 quando appena due settimane dopo aver compiuto i 18 anni, il 14 agosto, Eleonora Bottaro morì di leucemia. Una malattia grave che colpisce molti bambini e giovani, ma per la quale oggi esistono buone possibilità di guarigione. Eleonora aveva contratto la leucemia linfoblastica di tipo B2 e secondo i medici sarebbe potuta guarire con una probabilità dell’80% se i genitori non avessero rifiutato la chemioterapia.

Seguaci del medico tedesco Ryke Geerd Hamer, fautore della cosiddetta Nuova medicina germanica, chiamata anche “metodo Hamer“, i genitori di Eleonora, Lino Bottaro e Rita Benini, si opposero con decisione alla chemioterapia per la figlia. Eleonora aveva iniziato a stare male a Natale del 2015, dopo i controlli di rito, i medici le avevano diagnosticato la leucemia. Quando si trattò di somministrare le cure che vengono normalmente applicate in questi casi, soprattutto la chemio, i genitori di Eleonora rifiutarono, riuscendo a convincere la figlia, e firmarono le sue dimissioni dal reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Padova, dove la ragazza era stata  ricoverata in quanto minorenne.

Secondo le convinzioni, assolutamente prive di fondamento scientifico, della Nuova medicina germanica, la chemioterapia non servirebbe a curare i tumori, anzi sarebbe nociva. I coniugi Bottaro seguendo questa teoria erano riusciti a convincere la figlia dell’inutilità della terapia convenzionale. Eleonora aveva accettato il ricovero in una clinica in Svizzera, una di quelle in cui vengono applicate cure “alternative” e dove la sua leucemia fu trattata con una terapia a base di cortisone e vitamina C. Una terapia che, come era prevedibile, non ebbe alcun successo.

Eleonora morì nel giro di pochi mesi, senza cure adeguate alla sua condizione. Certo la chemioterapia è una cura molto dura e con pesanti effetti collaterali, ma l’unica in grado di funzionare in caso di tumore. Rifiutarla sarebbe come firmare la propria condanna a morte.

Non è difficile comprendere come una ragazza ancora minorenne e malata si trovi in una condizione di fragilità psicologica e segua senza obiezioni le indicazioni dei propri genitori. Di chi si sarebbe dovuta fidare Eleonora se non dei suoi genitori? Quando il caso scoppiò ci fu chi disse che la scelta di rifiutare la terapia convenzionale e di ricoverarsi nella clinica svizzera era stata di Eleonora, che lo aveva voluto lei in autonomia.

La Procura di Padova però non si era lasciata convincere da questa tesi, anche perché Eleonora era diventata maggiorenne appena due settimane prima di morire, quando la malattia era ormai ad uno stadio avanzato. Per questo motivo la Procura aveva indagato per omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento i genitori della ragazza, Lino Bottaro e Rita Benini.

Prima ancora, ai coniugi Bottaro era stata tolta la patria potestà sulla figlia, quando era ancora minorenne, nel tentativo dei medici che avevano in cura la ragazza e del Tribunale dei Minori di salvarle la vita. Ma ormai era troppo tardi.

Il 30 novembre del 2017, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Padova prosciolse i coniugi Bottaro sostenendo che “il fatto non costituiva reato“, perché i genitori della ragazza avrebbero agito in buona fede.

La Procura di Padova, tuttavia, non si è fermata davanti a questa decisione. Il procuratore aggiunto Valeria Sanzani ha presentato richiesta d’appello alla Corte di Venezia, sollevando una questione formale: non era il gup (giudice dell’udienza prelimiare) a doversi esprimere in maniera definitiva sui genitori della ragazza, perché molti elementi potevano essere esaminati nel dibattimento. La Corte di Appello di Venezia ha accolto questa richiesta, rinviando a giudizio i genitori di Eleonora, che dovranno presentarsi davanti al giudice il 25 ottobre prossimo. Sempre per il reato di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento.

Nella richiesta di appello la pm Sanzani spiega che Eleonora aveva ereditato “le illusioni” dei genitori, ai quali non si applicherebbe il concetto di buona fede. I coniugi Bottaro sarebbero stati non colpevoli della morte della figlia, sostiene la Procura, solo “se per ignoranza non fossero stati a conoscenza delle opportunità offerte dalla scienza per salvare la figlia“, come riporta il Corriere del Veneto. Una ignoranza che in questo caso non sussiste, c’è stata invece la volontà di andare contro la medicina, sabotando con ogni mezzo i medici e tutti i loro tentativi di informare la ragazza in merito alle scelte terapeutiche a disposizione. Secondo la pm, Lino Bottaro e Rita Benini erano consapevoli che le loro decisioni erano in radicale contrasto con quanto consigliato dalla scienza. Di fatto hanno negato alla figlia le possibili alternative, impedendole di fare una scelta libera e consapevole, che l’avrebbe portata probabilmente a sopravvivere alla malattia. Per questi motivi, nonostante abbiano agito per amore, i signori Bottaro hanno messo in essere tutti i presupposti perché si giungesse alla morte annunciata di Eleonora e quindi devono affrontare un giudizio.

Che ne pensate unimamme? Condividete questa impostazione?

Secondo la Nuova medicina germanica di Hamer il tumore sarebbe causato da un conflitto psichico e la sua guarigione, come quella di qualsiasi malattia, si ha con la risoluzione di quel conflitto. Una conclusione a cui Hamer era giunto, in modo del tutto arbitrario e senza alcuna evidenza scientifica, dopo la guarigione da un tumore che lo aveva colpito un anno dopo la tragica uccisione del figlio, trauma che secondo il medico lo avrebbe fatto ammalare. La teoria di Hamer, sviluppata agli inizi degli anni ’80P respinge l’uso dei farmaci e sostiene che troppa igiene è inutile perché i batteri sarebbero alleati nella lotta contro le malattie. Una teoria assolutamente inventata e priva di qualunque fondamento scientifico, contraria a quanto finora è stato dimostrato sulla fisiologia umana. Per seguire il metodo Hamer molte persone affette da tumori guaribili sono morte perché si sono private delle cure fondamentali. Tra loro c’è anche la moglie del medico tedesco, morta per non aver curato un tumore al seno. Hamer è stato radiato dall’ordine dei medici tedesco nel 1986 ed è stato arrestato e condannato in diversi Paesi, oltre che in Germania, per cattiva pratica medica. Hamer è morto il 2 luglio del 2017 all’età di 82 anni.

Ricordiamo il nostro articolo: Leucemia linfoblastica acuta nei bambini: le possibili cause