Zecca (iStock)

I rischi delle zecche in estate: il vaccino e come comportarsi in caso di morso. In consigli utili.

Passeggiare in montagna nei boschi è un’attività comune a molti. Tra gli amanti della natura e dell’aria buona sono in tanti a scegliere la montagna al posto del mare per le vacanze estive, o anche entrambe. In ogni caso, se tra i vostri programmi c’è un periodo da trascorrere in montagna, con passeggiata nei boschi inclusa, ci sono alcune cose che dovete sapere prima di partire e a cui va prestata la massima attenzione: le zecche. Un problema che può essere molto serio e che non va sottovalutato per nulla al mondo.

I rischi delle zecche in estate: cosa fare

Quando si passeggia per i boschi in estate, il rischio è quello di riportarsi a casa una zecca attaccata alla pelle. Può capitare di non accorgersene, ma può essere un problema molto serio, perché le zecche possono trasmettere malattie infettive come la malattia di Lyme e la meningoencefalite da zecche o TBE (Tick-Borne Encephalitis), che possono avere conseguenze molto gravi. Le zecche si attaccano anche ai nostri amici a quattro zampe, i cani che portiamo con noi a passeggiare.

Le zecche sono artropodi, appartenenti all’ordine degli Ixodidi compreso nella classe degli Arachnidi, la stessa di ragni, acari e scorpioni, e si tratta di parassiti esterni, con dimensioni che variano da qualche millimetro a circa 1 centimetro a seconda della specie e dello stadio di sviluppo. Il corpo, tondeggiante e il capo, non distinguibile dal corpo, è munito di un apparato boccale, rostro, in grado di penetrare la cute e succhiare il sangue.

Le zecche sono diffuse in tutto il mondo e se ne conoscono circa 900 specie raggruppate in tre famiglie, di cui le principali sono le Ixodidae (zecche dure) e le Argasidae (zecche molli). Le zecche dure hanno un caratteristico scudo dorsale chitinoso e comprendono cinque generi: Ixodes, Hyalomma, Rhipicephalus, Dermacentor, Haemaphysalis. Le zecche molli, così dette perché sprovviste di scudo dorsale, sono presenti con due generi: Argas e Ornithodorus. Queste ultime generalmente si nutrono sugli uccelli e sono più comuni in città.

La zecca più comune in Italia è la Argas reflexus detta anche “zecca del piccione“, che può essere trasmessa all’uomo, causando dermatiti da contatto o reazioni allergiche.

Le specie più diffuse e rilevanti da un punto di vista sanitario sia in Italia che in Europa sono Ixodes ricinus (la zecca dei boschi), Rhipicephalus sanguineus (la zecca del cane), Hyalomma marginatum e Dermacentor reticulatus. In Italia sono presenti Dermacentor reticulatus, Hyalomma marginatum, Ixodes persulcatus e Ixodes ricinus.

Il ciclo biologico delle zecche può compiersi su uno stesso ospite oppure su due o tre ospiti diversi e si sviluppa in quattro stadi distinti: uovo, larva, ninfa e adulto. Dopo la schiusa delle uova, il passaggio da uno stadio a quello successivo richiede un pasto di sangue. Per questo le zecche si attaccano all’ospite, a cui succhiano il sangue. Le femmine adulte, inoltre, hanno bisogno del pasto di sangue per la maturazione delle uova.

Il problema con le zecche non è tanto il morso e la ferita che causano all’ospite, animale o umano, ma i virus, i batteri e gli agenti patogeni che possono trasmettergli. Per questo motivo possono essere pericolose.

Le zecche non sono molto selettive nella scelta dell’organismo da parassitare, ma possono scegliere diverse specie animali dai cani ai cervi, agli scoiattoli fino all’uomo. Solo in alcuni casi, come per la zecca del cane (Rhiphicephalus sanguineus), come del resto dice il nome, prediligono un solo un animale per tutto il loro ciclo vitale.

Il pasto di sangue, durante il quale la zecca rimane costantemente attaccata all’ospite, può durare ore per le zecche molli, invece giorni o settimane per quelle dure. In media le zecche rimangono attaccate all’ospite per un periodo che dai 2 ai 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

L’attività delle zecche, come si legge sul portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica Epicentro, è strettamente legata ai valori di temperatura e umidità e, sebbene ci siano delle eccezioni, in generale si concentra nei mesi caldi. Il loro habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva, con microclima preferibilmente fresco e umido, tuttavia le zecche possono trovarsi anche in zone a clima caldo e asciutto o dove la vegetazione è più rada. La loro presenza dipende, infatti, essenzialmente dalla presenza sul territorio di ospiti da parassitare, per questo luoghi come stalle, cucce di animali e pascoli sono tra i loro habitat preferiti. Comunque di solito preferiscono luoghi umidi e non esposti al sole.

Le zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio dell’ospite, animale o uomo. Grazie all’anidride carbonica emessa e al calore dell’organismo, questi insetti avvertono la presenza di un eventuale ospite e vi si insediano, conficcando il loro rostro (apparato boccale) nella cute e cominciando a succhiarne il sangue. Raggiunto il corpo dell’ospite, possono anche “camminare per trovare il punto più adatto al morso, rappresentato dalle parti del corpo in cui la pelle è più sottile, come la piega del ginocchio e del gomito, le ascelle, l’attaccatura dei capelli o l’area dietro le orecchie”, spiega Maria Grazia Zuccali, medico del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento, a OggiScienza. Il loro morso è generalmente indolore perché emettono una sostanza contenente principi anestetici.

Con il morso, il rostro della loro bocca delle zecche si conficca nella cute dell’ospite. Durante il pasto di sangue, le zecche dure possono secernere piccole quantità di saliva contenenti sostanze che agiscono da collante, rafforzando ulteriormente la presa. Nella saliva delle zecche dure sono presenti molecole biologicamente attive che hanno proprietà anti-coagulanti, anti-infiammatorie e vasodilatatrici, che permettono di contrastare la risposta infiammatoria e l’attivazione della coagulazione dell’ospite.

Purtroppo la saliva delle zecche può contenere batteri, virus e protozoi che provengono dal loro intestino. Quando una zecca infetta attacca un ospite, dunque, può trasmettergli tramite la saliva questi agenti patogeni. Inoltre, come avviene anche per le zanzare, la saliva non è solo un mezzo di trasmissione del patogeno, ma è anche in grado di incidere sulla risposta immunitaria dell’ospite facilitando l’infezione.

Le malattie trasmesse dalle zecche

Le patologie infettive trasmesse dalle zecche che hanno una rilevanza epidemiologica in Italia sono:

  • l’encefalite da zecca o Tbe (causata da un virus)
  • la malattia di Lyme, causata dal batterio Borrelia
  • la rickettsiosi (trasmessa principalmente dalla zecca dei cani)
  • la febbre ricorrente da zecche
  • la tularemia
  • la meningoencefalite da zecche
  • l’ehrlichiosi.

La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata solo sul piano clinico, ma l’intervento tempestivo con una terapia antibiotica risolve gran parte di queste patologie. Nel 5% dei casi, nei soggetti più deboli, come bambini o anziani, queste infezioni possono essere pericolose per la vita. Le patologie principali, anche quelle più serie, trasmesse dalle zecche dure, sono la malattia di Lyme e la meningoencefalite da zecche o TBE (Tick-Borne Encephalitis).

La malattia di Lyme è causata da un batterio del genere Borrelia, si manifesta entro trenta giorni dal morso della zecca con un eritema migrante, un’area arrossata della pelle che assume un aspetto “a bersaglio” (zone arrossate alternate a zone più chiare). Contro questa malattia non esiste un vaccino, ma è importante il trattamento tempestivo con antibiotici, per prevenire lo sviluppo di complicazioni successive. Entro qualche settimana, o anche mesi, si possono sviluppare disturbi neurologici precoci caratterizzati da artralgie migranti, mialgie, meningiti, polineuriti, linfocitoma cutaneo, miocardite e disturbi della conduzione atrio-ventricolare. I sintomi sono fluttuanti e possono durare per mesi e cronicizzare. L’ultima fase della malattia a distanza di mesi o anni dall’infezione, è caratterizzata da alterazioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (artrite cronica), del sistema nervoso centrale e periferico (meningite, encefalomielite, atassia cerebellare, polineuropatie sensitivo–motorie, disturbi del sonno e comportamentali), della cute (acrodermatite cronica atrofica) e dell’apparato cardiovascolare (miopericardite, cardiomegalia).

La encefalite da zecche o TBE (Tick Borne Encephalitis), o meningoencefalite primaverile-estiva, è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus, molto simile ai virus responsabili della febbre gialla e della dengue. L’encefalite da morso di zecca è stata identificata per la prima volta in Italia nel 1994 in provincia di Belluno.Le zecche, e in particolar modo Ixodes ricinus e Ixodes persulcatus, operano sia come vettori che come serbatoi della malattia. Anche le zecche del genere Dermacentor (zecca del cane) ed Haemaphysalis possono trasmettere l’infezione.

Dal punto di vista epidemiologico, oggi la TBE è presente in focolai endemici in molti Paesi dell’Europa centro orientale e settentrionale, compresa l’Italia. Ha una incubazione più breve rispetto alla malattia di Lyme, di solito dopo circa una settimana dal morso di zecca, ma in alcuni casi anche dopo un periodo più lungo, la TBE si manifesta con sintomi poco rilevanti, simili a un’influenza, con febbre, mal di gola, mal di testa importante, dolori ai muscoli e alle articolazioni, che durano circa 2-4 giorni. Poi, nel 10-20% dei casi segue un intervallo di tempo, da una settimana a venti giorni, senza disturbi, dopo il quale inizia una seconda fase caratterizzata da disturbi del sistema nervoso centrale (meningite, encefalite) che possono lasciare anche danni permanenti. e nell’1% dei casi possono causare una paralisi flaccida a esito mortale. Nei bambini e nei soggetti più giovani la TBE ha generalmente un decorso più mite, con progressivo aumento della severità al progredire dell’età.

Secondo i dati disponibili, le regioni italiane più colpite dalla meningoencefalite da zecche sono soprattutto Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto,. Mentre riguardo ai Paesi europei, quelli più a rischio sono Austria e Slovenia. Nelle aree in cui la malattia è endemica è disponibile un vaccino, distribuito gratuitamente o a prezzo agevolato.

Prevenzione e rimozione delle zecche

Ecco le regole da seguire per evitare di essere morsi da una zecca o per intervenire in caso di morso.

È consigliato:

  • indossare abiti chiari (rendono più facile l’individuazione delle zecche), coprire le estremità, soprattutto inferiori, con calze chiare (meglio stivali), utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello (coprirsi bene)
  • evitare di toccare l’erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta (non camminare dove l’erba è alta).
  • al termine dell’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti. Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi
  • trattare gli animali domestici (cani) con sostanze acaro repellenti prima dell’escursione
  • spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni.

Potete usare anche dei repellenti per insetti (DEET, N-dietiltoluamide, icaridina, permetrina) e prodotti piretroidi da spruzzare sugli abiti, che trovate in commercio. Attenzione: la permetrina è tossica per il gatto, che va tenuto lontano dal cane o dagli abiti trattati con questo repellente.

Il morso della zecca non è doloroso, quindi è facile non rendersi conto di averla addosso, ma una volta scoperta, va rimossa subito per evitare di contrarre le infezioni. La probabilità di contrarre un’infezione, infatti, è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite.

Rimozione della zecca

Cosa non fare:

  • Non utilizzare mai per rimuovere la zecca: alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materiale infetto.

Cosa fare:

  • la zecca deve essere afferrata con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimossa con un colpo deciso senza torsioni;
  • durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni;
  • disinfettare la cute prima e dopo la rimozione della zecca con un disinfettante non colorato. Dopo l’estrazione della zecca sono indicate la disinfezione della zona (evitando i disinfettanti che colorano la cute, come la tintura di iodio);
  • evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette (con guanti) e poi lavate;
  • se il rostro rimane all’interno della cute deve essere estratto con un ago sterile
  • distruggere la zecca, possibilmente bruciandola;
  • dopo la rimozione effettuare la profilassi antitetanica;
  • annotare la data di rimozione e osservare la comparsa di eventuali segni di infezione nei successivi 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di infezione;
  • rivolgersi al proprio medico curante nel caso si noti un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi.

Ulteriori informazioni su OggiScienza.

Capito tutto unimamme? Attenzione a dove portate i vostri bambini e informatevi presso il vostro medico curante o presso un centro vaccinale se avete in programma vacanze nei luoghi dove l’encefalite da zecche è endemica.

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