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In Italia scatta l’allerta sulle sigarette elettroniche.

Unimamme, negli ultimi anni le sigarette elettroniche si sono diffuse molto nel nostro paese, ora però dagli organi ufficiali adibiti a vigilare sulla nostra salute sopraggiunge un allarme.

Sigarette elettroniche: cosa c’è di preoccupante

Il Sistema nazionale di allerta precoce (Snap) riguardante le nuove sostanze psicoattive coordinato dal Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità (Iss) di recente, ha diramato un’allerta di grado 2 (su 3) sulle sigarette elettroniche, tenendo in considerazione le segnalazioni ricevute dall’osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze di Lisbona.

In America si è verificato un focolaio di malattia polmonare che potrebbe avere un legame con i prodotti per e-cig. Ormai in Italia ci sono più di 15 mila svaporatori che hanno più di 15 anni di età. “L’assenza di un nesso di causalità tra i casi di malattia polmonare e una singola sostanza, marchio o metodo di utilizzo lascia i Paesi europei, tra cui l’Italia, in una situazione di allerta. Proprio perché la sigaretta elettronica è un ‘sistema aperto’ in cui si può inserire il prodotto che si preferisce, è fondamentale fare estrema attenzione alle modalità di utilizzo di questi dispositivi”.

Le segnalazioni arrivate al Center for Disease Control and Prevention sono 1080, ci sono anche 18 decessi. Le informazioni sui casi sono preoccupanti perché tutti i pazienti hanno detto di usare sigarette elettroniche. Sempre l’Iss aggiunge: “E’ necessario un atteggiamento di massima prudenza. Troppe sono ancora le informazioni che non si conoscono sugli effetti sulla salute, specialmente a lungo termine, di questi prodotti ed è importante che operatori sanitari e cittadini siano informati su ‘ciò che non sappiamo. Infine, un aspetto da non trascurare è la necessità che le istituzioni rafforzino il valore educativo della legge Sirchia sul divieto di fumo nei luoghi pubblici: un dato allarmante è, infatti, che le persone che utilizzano le sigarette elettroniche tendono a usarle anche nei luoghi dove vige il divieto di fumo per le sigarette tradizionali“.

Stando al Rapporto nazionale sul Fumo 2019 ci sono 900 mila inalatori che hanno più di 15 anni:

  • l’80,1% fuma sia le sigarette tradizionali che quelle elettroniche
  • il 72,3% dei consumatori usa liquidi di ricarica contenenti nicotina
  • il 24,3% usa liquidi sia a base di nicotina sia di altre sostanze
  • il 48% con solo nicotina
  • il 5% dei fumatori occasionali o abituali di sigaretta elettronica prima di essa non aveva mai fumato

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Di nuovo l’Iss vuole sottolineare “la maggior parte dei casi registrati negli Usa ha utilizzato prodotti per e-cig contenenti Thc (tetraidrocannabinolo), molti hanno usato prodotti a base sia di Thc che di nicotina e altri pazienti hanno consumato prodotti contenenti solamente nicotina. I Cdc segnalano inoltre che molti casi sono collegati all’utilizzo di prodotti acquistati attraverso canali non ufficiali e da rivenditori non autorizzati. I Cdc stanno collaborando con i Dipartimenti sanitari statali e con la Food and Drug Administration (Fda) per le indagini epidemiologiche del caso, ma al momento nessuna singola sostanza o prodotto di sigaretta elettronica è stato associato alla malattia“.

Quindi, a fronte della segnalazione, per cui c’è preoccupazione, quanto presentato e riscontrato in America per ora non ha ricevuto la medesima verifica in Italia e in Europa. Il problema principale americano infatti è dato dall’uso senza regole delle e-cig, che spesso è in relazione al consumo di stupefacenti. In Europa i controlli sui canali di vendita sono molto più rigorosi.

Unimamme, voi usate le sigarette elettroniche? E i vostri figli? Cosa ne pensate dell’allerta lanciata dall’Iss?