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Studenti pagati se vanno bene a scuola, un progetto che fa discutere

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studenti pagati
Studenti (iStock)

Studenti pagati se vanno bene a scuola, un progetto che sta facendo discutere.

Un premio in denaro per gli studenti più meritevoli e disciplinati, è quello previsto da un progetto dell’Istituto per geometri Buonarroti Fossombroni di Arezzo. Un assegno in denaro per chi ha una buona media di voti e 9 in condotta. Non somme esagerate, ma comunque importanti per i ragazzi vanno a scuola. Un progetto che tuttavia sta facendo discutere e solleva questioni educative.

La scuola paga gli studenti se vanno bene a scuola

L’Istituto per geometri Buonarroti Fossombroni di Arezzo ha deciso di premiare i suoi studenti più meritevoli con un assegno in denaro. L’obiettivo è quello di incentivare i ragazzi a studiare e stimolare una sana competizione.

Non si tratta di cifre enormi, ma comunque importanti per ragazzi che vanno ancora a scuola. Una integrazione cospicua della paghetta che ricevono abitualmente dai genitori.

Per ricevere il premio in denaro i ragazzi devono avere almeno la media del 7 e mezzo e il 9 in condotta. Gli assegni vanno dai 100 ai 150 euro per gli alunni studiosi e disciplinati e 300 euro per i più bravi della classe.

Il progetto è sperimentale. La scuola lo ha approvato lo scorso gennaio e i ragazzi studiosi riceveranno l’assegno il prossimo 19 maggio. La premiazione avverrà classe per classe, anche per stimolare i compagni dei ragazzi più studiosi e far scattare in loro il desiderio di emulare i compagni.

La motivazione nata nel gruppo dei pari è più forte rispetto a quella che può dare un genitore o un docente“, ha spiegato la dirigente dell’Istituto Silvana Valentini, sottolineando che “in ogni classe c’è almeno un ragazzo che merita il premio. È la dimostrazione che qui possono farcela tutti“.

Secondo la dirigente il premio è in grado di spingere gli studenti con scarso rendimento a migliorare l’impegno e i risultati. “Abbiamo visto qualcuno che rischiava la bocciatura tornare sopra la media del 6 anche grazie alla nostra iniziativa“, ha spiegato.

Il denaro per pagare questi mini assegni, ha spiegato la dirigente scolastica, viene in parte dal bilancio della scuola, risparmiando sugli investimenti in pubblicità per le iscrizioni, e in parte da sponsor privati. La scuola, infatti collabora con le aziende del territorio, dal settore orafo alla moda.

La dirigente ha anche spiegato che i ragazzi premiati non avranno vincoli sul denaro che riceveranno, potranno spenderlo come vogliono. Ed è forse su questo punto che sorgono i maggiori interrogativi. Come spenderanno i soldi questi ragazzi? Li impiegheranno in spese utili, per comprarsi qualcosa di cui hanno bisogno o li spenderanno in consumi voluttuari? Incentivare va bene, sebbene anche il premio in denaro uscita qualche dubbio di natura educativa, ma non vincolare il premio in denaro solleva qualche perplessità.

Una ragazza intervistata da Repubblica ha detto che i soldi che riceverà li metterà da parte, perché la sua famiglia deve fare molti sacrifici per farla studiare. Questa è una scelta sicuramente giudiziosa ed encomiabile. Gli altri ragazzi, saranno altrettanto scrupolosi? Come spenderanno il denaro?

Studiare con profitto dovrebbe essere il dovere normale degli studenti, perché pagarli? Sicuramente gli incentivi servono. È giusto stimolare i ragazzi positivamente, dare loro un incentivo allo studio, premiarli se sono stati bravi e hanno ottenuto buoni risultati. Ma è giusto dare loro un premio in denaro? E soprattutto senza vincoli di spesa?

Queste sono le domande che ci poniamo e che giriamo anche a voi unimamme. Che ne pensate?

Vi ricordiamo il nostro articolo: La Scuola che verrà”: un manifesto in sei punti per cambiarla