La “Superfrutta”. Credit: Università di Pisa (Unipi)

I ricercatori dell’Università di Pisa hanno creato un “superfrutto”, con l’aiuto dei raggi UV, con valori nutrizionali elevati. Vediamo di cosa si tratta.

Nei laboratori del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Agro-ambientali dell’Università di Pisa, un gruppo di ricercatori hanno creato la “Superfrutta“.

I ricercatori, guidati dalla Prof.ssa Annamaria Ranieri, studiano da anni i benefici che le radiazioni ultraviolette hanno sulla frutta. Lo scopo è quello di creare prodotti salutari dall’elevato valore nutraceutico (sostanza alimentare dalle comprovate caratteristiche benefiche e protettive nei confronti della salute sia fisica e sia psicologica dell’individuo).

La “Superfrutta” è un alimento ricco di antiossidanti e di composti benefici per la nostra salute creato grazie alle radiazioni ultraviolette che hanno incrementato la quantità di composti benefici.

“Superfrutta”: I benefici della frutta sulla salute e i raggi ultra violetti

I benefici della frutta sulla nostra salute, lo sappiamo, sono innumerevoli, in quanto è un alimento con una serie di principi nutritivi importanti, tra i quali:

  • elevato contenuto di acqua (dall’80 al 96% del peso; il massimo lo ritroviamo nel cocomero)
  • alto contenuto di vitamine A e C
  • sali minerali come Magnesio e Ferro
  • fibra alimentare (cellulosa, emicellulosa e pectina)
  • buon contenuto di zuccheri (saccarosio e fruttosio) presenti soprattutto nella frutta polposa e zuccherina.

La frutta utilizzata per il progetto è la pesca, e per riuscire a creare la “Superfrutta”, con un valore nutraceutico superiore, i ricercatori hanno studiato gli elementi fondamentali per la sua crescita: la qualità e la quantità di luce che ricevono soprattutto dalla componente B della radiazione ultravioletta (UV-B).

La radiazione ultravioletta costituisce circa il 10% della luce emessa dal Sole e viene inoltre prodotta da gas ionizzati e da particolari lampade che si trovano nei laboratori.

La prof.ssa Ranieri spiega la loro idea di aumentare le sostanze nutritive della frutta con l’uso dei raggi UV: “È noto da tempo come nella frutta il contenuto di composti benefici quali fibre, sali minerali, vitamine e sostanze antiossidanti dipenda da diversi fattori, tra cui la qualità e la quantità di luce che ricevono in particolare, la componente B della radiazione ultravioletta (UV-B) riveste un ruolo fondamentale, dunque la nostra idea è stata di impiegarla sui frutti già raccolti riprogrammando così la loro capacità di produrre molecole nutraceutiche”.

Come è stata creata nei laboratori dell’Università di Pisa la “Superfrutta”

I ricercatori dell’Università di Pisa hanno deciso di sperimentare gli effetti dei raggi UV in laboratorio. Hanno creato delle celle climatiche all’interno delle quali hanno inserito la frutta esponendola così ai raggi UV-B. Queste pesche irradiate sono state analizzate per verificare se c’erano stati cambiamenti a livello dei metaboliti nutrienti caratteristici del frutto.

Dai risultati ottenuti, grazie agli studi molecolari, si è potuto dimostrare che i raggi UV-B sono riusciti effettivamente, grazie a complessi meccanismi intracellulari, ad indurre l’attivazione di specifici geni coinvolti nella sintesi di diverse classi di composti fenolici (polifenoli).

I polifenoli sono sostanze chimiche molto importanti per la salute dell’uomo, contribuendo a mantenere la salute delle cellule umane tramite diverse azioni, come la loro attività antiossidante che aiuta a proteggere le cellule del corpo dai danni dei radicali liberi, controllando così la velocità dell’invecchiamento cellulare.

Il dottore Marco Santin, che ha svolto un dottorato su questo tema, spiega come è avvenuto il cambiamento dei composti fenolici: “Nel caso delle pesche, ad esempio, il trattamento UV-B sui frutti post-raccolta ha influito sull’intero profilo fenolico dopo 36 ore dall’esposizione, abbiamo notato un notevole accumulo di antocianine, idroflavonoli e flavoni, che tra tutti i polifenoli sono quelli che manifestano le maggiori capacità antiossidanti”.

La tecnica utilizzata è eco-compatibile e può essere applicata anche in serra, quindi per poter vendere i prodotti su larga scala, come confermato dalla prof.ssa Maura Castagna: “Si tratta di un approccio eco-compatibile e la possibilità di ottenere i “Superfrutti” è possibile non solo in laboratorio, ma anche in serra a livello di produzione su larga scala.

Lo studio è stato condotto in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, l’University of Natural Resources and Life Sciences di Vienna e il Leibniz Institute of Vegetable and Ornamental Crops tedesco con articoli pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali.

Voi unimamme eravate a conoscenza di questa “Superfrutta”? La dareste come pasto ai vostri bambini?