Shock in corsia: 4 medici in manette per aborti forzati e bambini nati morti

In Calabria è emersa una vicenda di abusi, truffe e intimidazioni perpetrare da un gruppo di medici.

aborti forzatiQuando affidiamo la nostra salute o quella dei nostri cari ai medici lo facciamo con fiducia nelle loro competenze ed umanità, ma niente di questo emerge dalla brutta storia che riguarda il personale dell’ospedale Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria, dove sono stati arrestati 4 medici e altri 6 camici bianchi e un’ostetrica sono stati sospesi dalla professione per un anno.

L’inchiesta che vede protagonisti il primario di ginecologia Alessandro Tripodi, i colleghi: Daniela Manunzio, Filippo Saccà e Pasquale Vadalà con il nome di Mala Sanitas adombra su di loro accuse gravissime: ovvero di aver procurato aborti contro la volontà e danni molto seri ad alcune donne e bambini finiti tra le loro grinfie.

Aborti forzati e neonati nati morti: camici bianchi in manette in Calabria

Tripodi, Saccà e Manunzio sono ritenuti responsabili di aver causato l’interruzione di gravidanza, effettuata contro la volontà della paziente, della sorella del medico Tripodi, vicenda avvenuta nel 2010.

Secondo il primario, come riportato sull’Huffington Post, il feto era malato a causa di alterazioni cromosomiche e quindi andava abortito. Colpiscono, in modo particolare, l’efferatezza e il cinismo di alcune conversazioni telefoniche tra i vari colleghi che hanno cospirato, per poi proteggersi a vicenda dichiarando il falso e alterando le cartelle, per mantenere celato il misfatto.

Tripodi chiama Saccà: “volevo sapere se avevi visto mia sorella…”

Saccà risponde: “no, no tua sorella no..”.

Tripodi: “no perché ha cominciato a dare i numeri, perché quella cretina se n’è andata e gli ha fatto un’ecografia e gli ha detto che si sta riformando il liquido”.

“No, va bene, che ca..o vanno, ma perché gli sentono il battito, ehm, vanno gli sentono il battito con l’ecografo, eh”.

A questo punto i due decidono di mettere in pratica il piano criminale per far abortire la sorella di Tripodi:

Saccà: “Allora l’ho vista…Sandro, non ha un goccio di liquido, un feto accartocciato… ovviamente hai ragione… tuo cognato ancora si arrampica sugli specchi, tua sorella giustamente è abbindolata…la strategia è questa, perché effettivamente si deve parlare poco e fare, domani mattina la portiamo di là senza far vedere un ca…o, va bene gli metto il Cervidil, glielo metto io mentre la visito, mi dici tu stesso visitala tu mentre facciamo l’ecografia e io va vedo senza dire un c…o, gli metto sto cervidil e gli diciamo che gli sospendiamo completamente le flebo va bene…e gli diciamo che va da sola, va bene?”

Il piano va in porto quando il coniuge della donna si distrae per un momento e dunque i due complici somministrato all’ignara paziente un farmaco abortivo nonostante lei avesse fermamente espresso volontà contraria.

I due ginecologi erano a conoscenza della volontà della coppia di portare avanti la gravidanza ad ogni costo, pur nella consapevolezza di eventuali rischi. A tal fine Tripodi si accordava con un’altra collega, la dottoressa Manunzio Daniela, impartendole direttive circa la tecnica da adottare per somministrare alla sorella un medicinale che, unito all’ovulo che avrebbe somministrato il Saccà il giorno seguente, avrebbe causato l’aborto” si legge negli atti depositati dal magistrato

Ciò che è impressiona è il fatto che non si sia trattato di qualche “mela marcia” o di un fatto isolato. Oltre alla morte di due neonati dovuta non a tragiche fatalità ma alla chiara incompetenza dei medici, al provocato aborto, emerge anche il caso altrettanto grave di un bambino con problemi respiratori intubato nell’esofago e non nelle vie respiratorie.

Un errore veramente colossale che ha ridotto un bambino innocente, che ora ha 5 anni, in stato vegetativo.

Oppure la rottura di un collo dell’utero a una mamma ignara.

Apriamo, l’utero non sembrava rotto. Senonché, comincia a perdere da sotto… cioè il collo (dell’utero) si è staccato… Il bambino è vivo, ma qua l’utero si è staccato. Si è staccato l’utero. Hai capito?”. “Come si è staccato il collo?”. “Che cazzo ne so. Ancora la paziente è con la pancia aperta e con le pezze. È divelto il collo, dalla plica. È una cosa pazzesca“.

Come se non bastasse, alla violenza, alla truffa e all’incompetenza si aggiunge la lampante “indifferenza nei confronti del bene della vita che di contro dovrebbe essere sempre abiurata dalla nobile e primaria funziona medica chiamata a salvare gli altri e non se stessi” come si legge nelle carte firmate dai magistrati.

Infine, per coprirsi le spalle, questa vera e propria associazione a delinquere medica falsificava le cartelle, cancellando le cose col bianchetto oppure li occultava, in caso di necessità i referti venivano riprodotti ad arte omettendo di riportare ciò che era veramente accaduto.

E se i famigliari dei pazienti o loro stessi erano intenzionati a sporgere denuncia, venivano minacciati con atteggiamenti molto simili a quelli mafiosi e così dissuasi.

Oltre ai 4 medici indagati e incastrati dalle intercettazioni sono stati interdetti dalla professione: Salvatore Timpano, Francesca Stiriti, Antonella Musella, gli anestesisti Luigi Grasso e Annibale Maria Musitano, il responsabile dell’ambulatorio di neonatologia Maria Concetta Maio e l’ostetrica Pina Grazia Gangemi. Sono, invece, indagati i medici ginecologi Massimo Sorace, Roberto Rosario Pennisi, l’ostetrica Giovanna Tamiro e Antonia Stilo.

La stessa ministra Lorenzin ha definito questa indagine “una situazione veramente scandalosa” e a buon ragione, aggiungiamo noi.

Unimamme e voi cosa ne pensate di questa vicenda di pessima sanità?
L’avreste mai pensato possibile?

Noi speriamo che fatti simili non accadano mai più!!

Non possiamo fare a meno di pensare alla piccola Nicole, una bimba morta in ambulanza il cui caso scosse l’Italia.

Firma: Maria Sole Bosaia

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