Autismo: nuovo studio mostra possibile sintomo per diagnosi infantile

Studio inglese dimostra che i bimbi che svilupperanno l’autismo spesso evitano il contatto visivo già a pochi mesi.

Autismo (ASD) : “malattia neurologica dello sviluppo caratterizzata da deficit nella socializzazione e nella comunicazione e comportamenti ripetitivi e stereotipati. Recenti dati epidemiologici mostrano che l’autismo è una malattia comune, presente in un bambino ogni 500”.

I bimbi affetti da autismo sfuggono al contatto visivo. Questo è il sintomo che sino ad ora è stato utilizzato per diagnosticare la patologia nei piccoli al di sotto dei due anni, ma un nuovo studio mostra che la diagnosi è possibile sin da quando i bimbi hanno solo due mesi.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Nature”,  ha esaminato sin dalla nascita 110 bambini, 59 dei quali avevo un alto rischio di sviluppare autismo (poichè avevano fratelli o sorelle affetti dalla patologia).

Gli autori dello studio Warren Jones e Ami Klin hanno eseguito dieci controlli ad intervalli regolari nel corso dei primi due anni di vita dei bimbi e li hanno sottoposti ad un test: hanno mostrato loro fotografie dei genitori e utilizzando strumenti di eye tracking (tracciamento oculare) hanno individuato dove si posava lo sguardo dei bimbi.

“I bambini – ha affermato Jones– vengono al mondo con una grandissima predisposizione a guardare dritto negli occhi ed a mantenere contatto visivo. I bimbi piccoli guardano gli occhi più di qualsiasi altra parte del viso e guardano più il viso delle altre parti del corpo”.
I bambini, che hanno successivamente sviluppato l’autismo, tra i 2 ed i 6 mesi hanno mostrato una graduale diminuzione del tempo in cui guardavano negli occhi i genitori. A 2 anni, i bambini autistici guardavano negli occhi la metà del tempo rispetto ai loro coetanei non colpiti dal disturbo.

A 12 dei bambini del “gruppo ad alto rischio d’autismo” (10 maschi e 2 femmine) e a 1 bimbo (maschio) del “gruppo a basso rischio” è stato diagnosticato l’ASD, anche se all’inizio dello studio non avevano dimostrato problemi nel mantenere contatto visivo.

Jones e Klin stupiti da questo risultato, hanno comunque affermato: “Lo studio ci da’ comunque speranza, perchè in molti casi ci ha permesso di identificare i bimbi che sarebbero stati affetti da autismo sin da quando erano molto piccoli, queste potrebbe essere le basi per sviluppare trattamenti”.

Secondo Simon Baron-Cohen, ricercatore dell’ Università di Cambridge,  questo nuovo studio sull’eye-tracking ha il potenziale per ulteriori indagini che potrebbero arrivare a svelare come si sviluppa l’autismo ed eventuali metodi di prevenzione o cura.

E noi lo speriamo, perchè come abbiamo già visto, intervenire precocemente può cambiare radicalmente la vita dei ragazzi affetti e delle loro famiglie

Firma: Benedetta Morbelli

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