Abbandono dei neonati: le babybox

Le baby box sono la versione moderna della Ruota degli Esposti, la loro diffusione in Europa apre a diversi interrogativi.

Quando si parla di gravidanza, di aspettare cioè un figlio, o di parto,  dell’arrivo cioè di un nuovo esserino nella vita di una coppia, si celebra un evento lieto, cercato o meno, ma accettato e accolto.

A volte però le cose vanno in maniera diversa,  e ci si ritrova a non potersi occupare di quel bimbo, perché si versa in condizioni di indigenza, o perché non si è in grado. per motivi psicologici o sociali.

Nel corso dei secoli la scelta di abbandonare i neonati era una pratica ricorrente: esisteva infatti la famigerata “Ruota degli esposti”, all’interno della quale le madri adagiavano il bimbo, perché venisse consegnato nelle mani di chi avrebbe potuto più agevolmente occuparsi di lui. Questa pratica serviva a non abbandonare i bambini al gelo, alle intemperie, al caso, ed era una possibilità per la mamma e per il bimbo di “andare avanti”.

A quanto pare però la “ruota degli esposti“, non è qualcosa di lasciato ai “fumi della “storia” , perchè nell’Unione Europea, attualmente in crisi, si verificano con sempre maggiore frequenza abbandoni di neonati, tanto che all’interno degli ospedali sono state istituite le cosiddette “Babybox“.

Le Baby box ( in Italia culle termiche),  versione moderna e tecnologica della “Ruota degli esposti”,  sono costruite per permettere alla mamma di adagiare il bimbo nella privacy più totale e lasciarlo alla custodia di un ambiente ospedaliero, che si prenderà cura del bimbo ed avvierà le pratiche per l’adozione.

In Italia la legge tutela in modo completo la mamma:  può infatti partorire nel totale anonimato e in completa sicurezza all’interno degli ospedali,  e può esercitare il proprio diritto a non riconoscere il figlio e ad essere assistita, senza dover essere giudicata per la propria scelta. Le strutture ospedaliere provvedono poi ad aiutare la mamma se vuole tenere il piccolo con sé, oppure a farlo adottare.

Sempre nel nostro Paese opera l’ associazione “Ninna ho” che si occupa, con il patrocinio del Ministero della Salute e della  Società Italiana di Neonatologia,di:

  • tutelare le mamme e i bimbi, attraverso la donazione e l’installazione di culle termiche in una serie di ospedali italiani;
  • promuovere un’attività di informazione delle mamme circa il loro diritto al parto in totale anonimato e la tutela dei propri diritti e di quelli del  bimbo sul piano giuridico e su quello sanitario e socio-assistenziale.

Ma torniamo all’Europa, secondo un servizio della BBC, soprattutto negli stati che si affacciano sul Mar Baltico e nella zona centro orientale dell’Europa, l’utilizzo delle babybox  sta vedendo un incremento a causa della difficile situazione economica, che mette le mamme in condizione di non poter provvedere al fabbisogno dei loro bimbi. Tuttavia, si registrano allo stesso tempo diversi ripensamenti a seguito degli abbandoni, e relativi ricongiungimenti delle mamme con i loro bambini.

Le Nazioni Unite sono intervenute sul tema, sollevando alcune problematiche , perché si ritiene che le baby box violino il diritto del bambino a sapere chi siano i suoi veri genitori. Inoltre il punto di vista di alcuni psicologi è che  questa pratica faccia passare un messaggio per cui è facile “liberarsi” di un figlio non desiderato.

Rimangono i ripensamenti, la possibilità di tornare indietro e il fatto che molte mamme l’abbiano colta e che sottolinea che la faccenda è più complessa e delicata di quanto sembri.

Quel che invece è certo è che una società in cui le mamme vengono tutelate e informate, una società con donne più consapevoli, è una società che non chiude gli occhi di fronte ad un problema, ma cerca di porvie rimedio, per evitare che le situazioni di disagio conducano ad atti estremi, con conseguenze drammatiche per la mamma e per il bimbo. Come troppe se ne sentono, oramai sempre più spesso… 🙁

Firma: Gioia Salvatori

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