Cambiare sesso a sei anni, evitando l’intervento chirurgico

Cambiare sesso a sei anni: un problema serio, delicato che sta facendo discutere l’opinione pubblica.

bimbo legge libro femminile

Far cambiare sesso ai bambini a soli sei anni o aspettare che siano grandi per poter valutare da soli quale sarà il loro futuro?

Scientificamente la persona transessuale soffre di “Disturbo dell’Identità di Genere”. Il termine si riferisce al vissuto di appartenenza ad un genere o all’altro, maschile o femminile. Tale appartenenza può esprimersi quindi con vissuti e comportamenti corrispondenti o non corrispondenti al sesso biologico. L’individuo, infatti, può non sentirsi a proprio agio nel proprio corpo e non riconoscere il sesso biologico con cui è nato.

La persona transessuale è costretta a combattere con:

  • l’ignoranza
  • il pregiudizio
  • la discriminazione razziale.

Dal punto di vista psicologico, però, vivere sentendosi un estraneo nel proprio corpo è una condanna non facile da sopportare. Il transessuale, infatti:

  • soffre nel sentirsi prigioniero in un corpo non suo
  • desidera di vivere nell’altro sesso
  • sogna di essere riconosciuto dalla società
  • sogna di poter avere una vita normale.

La piena consapevolezza del disagio porta i soggetti che ne sono colpiti ad una scelta estrema: l’intervento chirurgico.

Negli ultimi anni sono ci sono stati tantissimi casi di transessuali che hanno deciso di cambiare definitivamente sesso per mettere fine alle proprie sofferenze e sperare di avere una vita normale. Negli ultimi mesi, però, il problema è diventato ancora più d’attualità perché riguarda anche i bambini.

Stanno facendo discutere, infatti, i casi di Coy Mathins e Lulù.

Coy che oggi ha sei anni, è nato maschietto ma da quando aveva 18 mesi si sente una femminuccia. A 4 anni, infatti, Coy ha cominciato:

  • a vestirsi come una bambina
  • a giocare con le bambole
  • a non voler uscire di casa se indossava vestiti maschili
  • a non mostrare alcun interesse per tutti i giochi maschili.

Comportamenti che hanno indotto i suoi genitori a chiedere la diagnosi di persone esperte del settore. Si è scoperto così che Coy è affetta da disturbo dell’identità di genere. I suoi genitori hanno così cominciato a trattarla come una bambina e a volerla difendere da episodi di razzismo e bullismo.

Per Coy la vita è stata semplice fino a quando ha frequentato l’asilo dove le permettevano anche di usare il bagno delle bambine.

Le difficoltà sono iniziate alla scuola elementare dove il direttore ha negato a Coy questo diritto con la seguente motivazione: “la scuola deve tener conto anche degli altri bambini, dei loro genitori e del futuro impatto che un ragazzo con i genitali maschili che utilizza il bagno delle ragazze potrebbe avere”.

Ne è nato un contenzioso a cui è stata messa la parola fine dal Dipartimento di Giustizia per i Diritti Civili del Colorado. Non permettendo a Coy di utilizzare il bagno delle bambine, la scuola ha “creato un ambiente pieno di molestie“. L’istituto scolastico ha inoltre dimostrato “una mancanza di comprensione della complessità della questione transgender”, si legge nella sentenza.

Per Coy, dunque, sta per iniziare una nuova vita.

Quella stessa vita che sta aspettando anche la piccola Lulù, sei anni, argentina, che da sempre si vede come una bambina. Nonostante sia nato Manuel, la mamma ha deciso di lottare per i diritti della sua bambina e fare tutto il possibile per farle avere una vita normale.

In base alla legge sull’identità di genere varata nel maggio del 2012 dal parlamento argentino, la madre ha presentato una richiesta di correzione dell’identificazione sessuale sulla carta d’identità di Lulu, all’inizio caduta nel vuoto, e accolta solo dopo che la donna ha scritto direttamente alla presidente Kirchner.

I casi di Coy e Lulù hanno fatto scalpore e ora si pensa che iniziative di questo genere possano approdare anche in Italia. L’ospedale di Careggi, in Toscana, infatti, ha presentato alla regione un testo per chiedere il permesso di diagnosticare i disturbi dell’identità di genere e bloccare la crescita degli organi sessuali in modo da evitare interventi chirurgici plastici in futuro.

L’ospedale di Careggi, dunque, vuole:

  • scoprire il disturbo dell’identità di genere quando si è ancora bambini
  • sottoporre i bambini ad una terapia medica per bloccare la crescita degli organi sessuali
  • aiutare il bambino ad affrontare il difficile percorso di cambiamento del sesso.

Il prof. Mario Maggi, infatti, ha spiegato: “Ci sono farmaci che bloccano la pubertà precoce e abbiamo chiesto di estenderli anche sulla pubertà inadeguata in modo da indirizzare subito la pubertà verso il sesso che veramente sente il paziente”.

Tuttavia, l’iniziativa dell’ospedale di Careggi ha sollevato dubbi e perplessità nella comunità scientifica soprattutto perché, spesso, i disturbi delle personalità che si verificano durante l’età infantile possono scomparire in età adulta. Sono tanti i casi di bambine e bambini che si comportano in modo ambiguo solo per imitare il fratello o la sorella maggiore.

Insomma, si tratta di un problema molto delicato che merita attenzione e discrezione.

In ogni caso, i genitori di Coy e Lulù hanno fatto un grande gesto d’amore verso i propri figli! Siete d’accordo?

 

 

Firma: Stella Dibenedetto

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