Case del Parto: una conquista importante

Le Case del Parto sono strutture in cui partorire in modo non medicalizzato, privilegiando la “naturalezza” dell’evento.

Spesso abbiamo parlato delle modalità del parto, che restano una scelta, anzi, che devono essere una scelta della mamma,  perché l’evento non risulti soltanto una pratica dolorosa e soprattutto”pilotata” da altri.

La mamma, pur attraversando il dolore del travaglio, può gestirlo e aiutarsi, aiutando al contempo il nascituro a venire al mondo.

Come già visto, più le pratiche sono vicine a quello che è il naturale funzionamento fisiologico dei corpi, meno possibilità ci sono perché il parto sia davvero traumatico, per questo sempre più donne scelgono delle tecniche che consentano loro di assumere le posizioni desiderate, di muoversi, di aiutarsi in questa avventura così faticosa.

E ogni tanto si aprono spiragli di luce, in questo senso, anche dal punto di vista delle strutture disponibili perché questo sia possibile.

A Roma, ad esempio, c’è un contesto speciale: la Casa del Parto AcquaLuce, una struttura pubblica  di competenza della Asl Roma D (municipio di Ostia), dove si pratica un parto il più possibile naturale, e dove ci sono a disposizione vasche per partorire in acqua, e l’edificio ha come panorama il verde della pineta in cui è immerso.

Le case del Parto in Italia sono 6 in tutto e in tutte quante si pratica una politica che privilegia la relazione mamma-papà-nascituro, eliminando il più possibile un’assistenza medicalizzata alla gravidanza (esami invasivi, elevato numero di visite) e al parto, ma favorendo un’atmosfera tranquilla e naturale in cui far venire al mondo il proprio bimbo.

Le ostetriche in questi contesti sono coloro che prendono in carico la mamma e il papà consigliando le mamme e coinvolgendo nell’evento anche i papà, il tutto chiaramente nella massima sicurezza dal punto di vista sanitario.

Ora arriva la brutta notizia: a causa della mancanza di fondi, come si legge in articolo de “Il Fatto Quotidiano”,  la Casa del Parto di Roma-Ostia rischia la chiusura e con essa, si rischia di perdere una possibilità civile, evoluta e naturale di vivere un’esperienza così importante come il dare-venire alla luce.

Firma: Gioia Salvatori

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