Il dolore nascosto di un aborto: quello che non si riesce a dire

1 gravidanza su 4 finisce nelle prime settimane. Non bisogna vergognarsi a parlare di aborto, anche se purtroppo la perdita non viene considerata come tale

Donna depressa in un letto, dopo un aborto

1 gravidanza su 4 finisce nelle prime settimane. Eppure di questo non se ne parla, perché ci si vergogna, perché si pensa di essere sbagliate o sfortunate. Io sto attraversando tutti questi sentimenti proprio adesso, anche se sono trascorsi 3 mesi dalla gravidanza extrauterina che ha provocato l’aborto tubarico. Per esempio io adesso ho un’amica incinta e non riesco a vederla. Non riesco a gioire del suo momento di felicità: mi ricorda di quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

Il dolore di un aborto: quello che nessuno ti dice 

Ne discutevo proprio l’altro giorno con un’altra donna che ha avuto un aborto. Mi ha raccontato che aveva la stessa data presunta del parto lo stesso giorno di una sua amica. “Lei partorirà, io no”. Lo stesso vale per me: il giorno in cui siamo andati dal ginecologo la signora prima di me aveva la mia stessa identica dpp. Lei partorirà, io no.

E’ un dolore che non si può spiegare. Perché la perdita è qualcosa di tangibile solo per chi ci passa. Per gli altri no. Io ricordo perfettamente il giorno in cui ho espulso l’inizio della gravidanza andata male. E’ terribile, soprattutto se si pensa che quella era un inizio di vita, indipendentemente. Una mia “amica” mi ha detto: “eri solo di 6 settimane, senza battito. Pensa a quelle che lo hanno avuto e poi non si è più sentito”. Questa frase non mi consola per niente. Certo, c’è sempre chi sta peggio, ma anche il mio dolore ha una dignità. Non deve essere sminuito, bisogna avere il tempo di piangere, di passarci attraverso. Altrimenti non si riuscirà mai a superarlo. L’ha scritto bene anche Meredith, una donna che sul sito Scary Mommy ha raccontato la sua storia di aborto spontaneo.

Per mesi, non mi sentivo in  me. I miei sorrisi sembravano pochi e rari. Ho “messo su” una faccia felice per gli amici e la famiglia e fingevo di stare bene”. Comunque – anche se con fatica –  Meredith ha trovato dei lati positivi nella vicenda: “con tutto il dolore che ho imparato, ora so che sono forte. Sono bellissima. Sono grata. Sono un miracolo. Io non sono rotta. Sono una madre. Sono resiliente, sono 1 in quattro (Meredith ha infatti avuto un altro figlio)”.

Io non ho ancora raggiunto questa consapevolezza, ma ci proverò. E voi unimamme cosa ne pensate? Intanto vi lasciamo con l’articolo che riguarda Mark Zuckerberg – il fondatore di Facebook – che ha parlato degli aborti della moglie senza tabù. 

 

Firma: Valentina Colmi

Notizie Correlate

Commenta