54 mila mamme perdono l’impiego ogni anno perché desiderano un figlio

Un recente rapporto inglese sulla maternità e lavoro dimostra come le donne siano costantemente discriminate prima durante e dopo la maternità.

maternità e lavoro

Unimamme, sappiamo come sia duro, ancora ai giorni nostri, per una donna, riuscire a conciliare il desiderio di maternità e lavoro.

Purtroppo, il rapporto della Humanity and Human Rights Commission ha sottolineato come le donne subiscano più discriminazioni oggi rispetto a 10 anni fa quando decidono di tornare al lavoro.

Fino a questo momento il documento più dettagliato circa la maternità e il lavoro apparteneva alla Equal Opportunities Commission che aveva scoperto che 10 mila donne, ogni anno, erano costrette ad abbandonare le loro mansioni perché scoprivano di essere incinte o dovevano prendere il congedo di maternità.

Ora i dati sono stati aggiornati, ma la situazione non pare affatto migliorata, tutt’altro, come riporta West info.

Maternità e lavoro: discriminazioni verso le donne

 

Ecco 5 punti riportati su Left Foot Forward:

  • il numero delle donne discriminate ha raggiunto il picco: ora le donne che sono costrette, per vari motivi, a lasciare il lavoro, sono 54 mila ogni anno. E si stratta degli esuberi forzati (che non sono toccati ovviamente ai colleghi), oppure di donne che sono state trattate così male dai datori di lavoro che sono state praticamente costrette ad andarsene (9%). Una piccola parte (l1’1%) ha dichiarato di essere stata dimessa e così via. Inoltre se si dovessero considerare nel campione le donne oggetto del precedente sondaggio (erano 30 mila), scopriremmo che la cifra è raddoppiata. Purtroppo la discriminazione non viene applicata solo alle mamme, ma anche a chi sta per diventarlo. Per esempio a 1 donna su 10 è stato negato il diritto legale di avere permessi retribuiti per le visite di controllo prenatale. 1 donna su 7 invece ha dichiarato di aver ricevuto un carico di lavoro insostenibile, infine 1 su 5 ha detto di essere stata abusata verbalmente a causa della gravidanza. In quest’ultimo caso si parla di umiliazioni, denigrazioni, trattamenti offensivi. Il 9% delle donne sostiene di aver ricevuto commenti negativi dai loro datori di lavoro o colleghi in seguito alla richiesta di mansioni o orari di lavoro più flessibili
  • alcune donne sono più discriminate di altre: le donne più giovani e le mamme single sono quelle che soffrono di più. Molte mamme al di sotto dei 25 anni hanno riportato di aver ricevuto carichi di lavoro inadeguati e altrettante mamme in giovane età sono state scoraggiate dal partecipare ad appuntamenti prenatali. Un quinto delle donne ha dichiarato di aver ricevuto molestie a causa della gravidanza. Purtroppo le giovani lavoratrici tendono ad essere quelle in condizione di maggior precarietà, hanno contratti tramite agenzia o lavorano con contratti a 0 ore. Le mamme single, infine, sono le più osteggiate, infatti è 4 volte più probabile che perdano il lavoro durante la gravidanza o mentre si trovano in congedo di maternità
  • le donne discriminate hanno un accesso limitato alla giustizia: una donna che decide di fare causa per discriminazione sul lavoro deve pagare alti oneri che difficilmente verranno risarciti anche in caso di vittoria. Non stupisce apprendere che dopo l’introduzione di questa tassa i reclami di questo tipo siano notevolmente diminuiti. In Inghilterra la spesa ammonta a 1200 sterline (circa 1700 Euro)
  • i datori di lavoro pensano di essere molto bravi a gestire la gravidanza delle impiegate nei luoghi di lavoro: c’è una sostanziale mancanza di corrispondenza tra la percezione della gestione della situazione tra il datore di lavoro e le mamme. Il problema è esteso sia nel settore pubblico che in quello privato. Avviene così che solo l’1% dei datori di lavoro del settore pubblico sostengono di aver avuto riscontri negativi nella gestione della maternità delle impiegate, a fronte di ciò il 16% delle donne che lavorano nel settore pubblico sostiene di aver ricevuto molestie verbali. Così pure solo il 5% di altri datori di lavoro ha dichiarato di aver ricevuto lamentele da parte delle mamme relative alla gravidanza negli ultimi 3 anni, invece il 22% delle mamme sostiene di aver sollevato problemi concernenti la gravidanza, sia formali che informali.
  • l’impatto della discriminazione è enorme e di lunga durata: perdere il lavoro non è mai facile da gestire, ma le conseguenze per una mamma sono ancora più dure. Bisogna infatti considerare che il divario retributivo tra uomini e donne già preesistente si allarga all’aumentare del numero dei figli. Decine di migliaia di donne che pure erano state promosse, al loro ritorno, sono state retrocesse, oppure si sono viste negare un bonus assegnato ai colleghi perché loro erano in maternità. 1 donna su 7 ha dichiarato che il pessimo trattamento riservato loro ha avuto effetti negativi sulla salute e lo stress. Per le mamme single o per le donne con problemi mentali i dati salgono a 1 su 4.

sostegno con datori


 

la prospettiva delle donne sulla mancanza di sostegno alla maternità.

grafico percezione


la prospettiva dei datori di lavoro sulla maternità divisa per aree.

grafico

Maltrattamenti subiti dalle donne.

 

Purtroppo anche recenti indagini nel nostro Paese hanno mostrato che sono le donne a dover lasciare il posto di lavoro per la famiglia, voi unimamme siete state sottoposte ai pessimi trattamenti riportati nella ricerca che vi abbiamo rappresentato?

Dite la vostra se vi va.

 

 

 

 

Firma: Maria Sole Bosaia

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