Fegato grasso nei bambini: sempre più diffuso e rischioso per i nati “piccoli”

Secondo un nuovo studio condotto dal Bambino Gesù di Roma, è più a rischio di sviluppare il fegato grasso i bambini nati con basso peso alla nascita.

Il fegato grasso è una patologia che purtroppo può colpire anche i bambini e bisogna prestare molta attenzione: la malattia può infatti degenerare in forme più gravi ed è per questo che non si deve sottovalutare.

I bambini e gli adolescenti affetti da steatosi epatica e nati con poco peso rispetto all’epoca gestazionale tendono a sviluppare negli anni delle forme più gravi di fegato grasso rispetto a pazienti affetti dalla stessa malattia ma nati con un peso adeguato alla nascita. 

Fegato grasso, quello che c’è da sapere 

La steatosi è un accumulo di trigliceridi nel sangue che non adeguatamente trattata può degenerare in infiammazione cronica e degenare in fibrosi epatica o epatocarcinoma. Di solito è asintomatica, visto che spesso si scopre durante degli esami del sangue dove ci sono dei valori alterati (per esempio le transaminasi).

Per la diagnosi definitiva occorre poi un esame ecografico.

I neonati SGA – ovvero quelli nati con basso peso sotto il 10 percentile – sono quelli più a rischio.

La steatosi epatica è la malattia di fegato più diffusa nel mondo occidentale: ne è affetto tra il 5-15% della popolazione pediatrica generale, stime che aumentano se si prendono in considerazione i bambini obesi. In questo caso la percentuale sale tra il 30 e il 40%. 

Lo studio condotto dall’ospedale Bambino Gesù di Roma ha preso in considerazione 208 bambini e adolescenti affetti da steatosi epatica valutata istologicamente e poi suddivisi in sottogruppi a seconda del peso alla nascita. E’ stato riscontrato che essere nati “piccoli” può condurre ad una steatosi severa (69% dei casi) e che soprattutto c’è il rischio di un incremento di 4 volte maggiore di sviluppare una steatosi grave.

«Queste evidenze – spiega Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epatometaboliche del Bambino Gesù – forniscono la possibilità di applicare adeguate politiche di prevenzione nei confronti della popolazione di bambini SGA che potranno essere precocemente monitorati per evitare l’insorgenza di steatoepatite. Inoltre, nel caso di pazienti già affetti da fegato grasso, il compito dei pediatri sarà quello di considerare i nati piccoli per età gestazionale come bambini con un maggior rischio di sviluppare forme gravi della patologia e di essere quindi più stringenti nel controllo della malattia”.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Intanto vi lasciamo con l’articolo che parla del latte materno e steatosi epatica. 

Firma: Valentina Colmi

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