Funziona con i vostri figli la “pausa di riflessione”? 10 valide proposte alternative

Il Time-out è una punizione che non sortisce quasi mai l’effetto desiderato. Ecco alcune valide alternative da utilizzare nei momenti difficili vissuti dai nostri figli.

castigoAvevamo già parlato di quanto sia controproducente la pausa di riflessione, meglio conosciuta come tecnica del time-out in base alla quale i bambini che hanno combinato qualche marachella di troppo vengono messi in castigo nell’angolo della punizione per un determinato periodo di tempo nel quale dovrebbero (cosa che puntualmente non avviene!) riflettere su quanto accaduto e sulla motivazione della loro punizione.

Secondo Tovah P. Klein, autore di diversi libri che riguardano i comportamenti dei bambini, il momento del time-out non farebbe altro che incattivire lo stesso destinatario della punizione.

Ad avvalorare l’idea di Klein c’è anche Lisa McCrohan, psicoterapeuta presso la Georgetown University, secondo la quale se vogliamo che i nostri figli sappiano come comportarsi e come gestire un momento difficile è indispensabile che noi genitori stessi diamo loro il buon esempio.

Secondo McCrohan, e anche molti altri esperti, è necessario che noi genitori dobbiamo imparare a gestire le nostre emozioni prima di prendere qualsiasi decisione circa il comportamento da adottare verso i nostri figli. I bambini sono bambini e il compito di educarli è tutto nostro.

Facile a dirsi starete pensando, ma come si fa?

10 alternative più efficaci e sicuramente meno traumatiche per il bambino.

1. Offrire un abbraccio.
Siamo tutti insieme una festa e il nostro bambino ha improvvisamente un momento difficile e scappa. È sicuramente imbarazzante, per quanto ci riguarda, poiché pensiamo che tutti i presenti stanno giudicando il nostro operato e il suo comportamento. Che cosa possiamo fare per far scemare l’imbarazzo e superare la situazione? Si potrebbe provare a offrire al nostro piccolo un abbraccio. McCrohan dice che “Potrebbe sembrare strano offrire un abbraccio, come per perdonare un comportamento sbagliato ma, prima di correggere lo sbaglio bisogna avere un collegamento con il nostro piccolo. Quando un bambino ha un comportamento anomalo, la prima cosa è fargli capire che noi ci siamo e quindi bisogna stabilire un contatto. Un abbraccio, dunque, è un modo per unirsi con il vostro bambino, per entrare in empatia con lui, prima di affrontare l’argomento che lo ha spinto a reagire in questo modo”.

2. Aiutare il bimbo a descrivere i suoi sentimenti.
Se il nostro bambino sta reagendo in un modo diverso da quello che ci piacerebbe bisogna aiutarlo a capire che non siamo contenti del suo comportamento e dobbiamo cercare di fargli comprendere quale sarebbe il giusto comportamento da tenere, questo lo aiuterà a calmarsi e a entrare in contatto con le sue emozioni.

3. Esternare le emozioni… insieme.
Con il time-out, si obbliga il bambino a restare da solo in un determinato luogo per un certo tempo, invece con il time-in si invita il bambino a sedersi da qualche parte in nostra compagnia in modo che possa esprimere i suoi sentimenti e rasserenarsi.
L’obiettivo di time-in è duplice:

  • da una parte si spera che il bimbo eviti di ricadere nello stesso sbaglio
  • e dall’altra si vive un momento intimo e privato con lui nel quale si avranno più possibilità di ascolto, visto che non ci sono interferenze esterne di alcun genere.

McCrohan quindi suggerisce a noi genitori, nel momento in cui notiamo un comportamento anomalo nei nostri figli, di chiedere loro “Ho bisogno di un pò di tempo extra speciale con me. Perché non lo passiamo insieme”.

4. Ditegli quanto è bravo.
Purtroppo, molti di noi notano solo le cose negative, mettendole in evidenza, sorvolando su quelle positive. Ma con la pratica e con la volontà è possibile cambiare questo modo di vedere ciò che ci circonda. McCrohan dice “Quando ti svegli, inizia la giornata portando alla mente ciò che ami e apprezzi nei tuoi figli e condividilo con loro”. Questo potrebbe essere da sprone per affrontare in modo positivo una giornata.

5. Star fermi e ascoltare.
Quando un bambino è veramente agitato non ha voglia di ascoltare sermoni, spiegazioni e ragionamenti vari McCrohan  suggerisce di avvicinarsi a lui, abbracciarlo, dargli una pacca sulle spalle e dirgliSono qui per te. Se vuoi parlare con me ti ascolto”. In questo modo, il bambino comprenderà quanto è importante e che potrà sempre fare affidamento su di noi, in qualsiasi momento.

6. Permetti al bimbo di esprimere le emozioni in modo diverso.
Se il bambino si sente arrabbiato, che è un’emozione normalissima, fagli sapere che prendersela con te, con i fratelli o con i compagni di classe non serve a niente. Aiutalo a dominare la sua rabbia facendola esprimere in altro modo. Gli si potrebbe dire per esempio “So che sei arrabbiato ma non posso permetterti di farti del male e di fare del male ad altri. Ecco un cuscino da colpire“. Questo è sicuramente un modo più “accettabile” per sfogare la rabbia.

7. Insegnagli a gestire i sentimenti.
Invece di offrire il vostro bambino un premio o un riconoscimento ogni volta che fa qualcosa di buono, chiedetegli come lo fa sentire comportarsi bene. Domande come “Come ci si sente ad offrire il tuo ultimo biscotto al tuo amico?” o “Che cosa si prova ad aiutare mamma apparecchiando la tavola per la cena?” incoraggiano il bambino a entrare a gestire se stesso e a entrare in sintonia con i suoi cari.

8. Fingi di essere un pupazzo.
Alcuni bambini sfogano la loro rabbia prendendola con oggetti inanimati buttandoli per terra o rompendoli. Si potrebbe far finta di essere un animale di pezza per far capire loro che quel gesto è sbagliato.

9. Reindirizza le sue energie.
Se un bambino si arrampica da qualche parte non bisogna fare niente di eclatante per punirlo ma invece bisogna dirgli “Wow, sei un grande alpinista, ma non devi salire sulla cucina” e poi indicargli di fare la stessa cosa su una pila di cuscini o su un divano o, meglio, in un ambiente idoneo.

10. Chiediti se un time-out è davvero necessario.
A volte si tratta di una reazione istintiva per noi metterli in castigo per fa comprendere che quell’atteggiamento è sbagliato. Ma è importante prendersi un momento e chiedersi “È davvero da punire? È stato cattivo intenzionalmente o è solo una conseguenza del suo essere bambino?”. sostiene McCrohan che “Prima di poter aiutare il bambino ad adottare un comportamento diverso, è necessario comprendere il motivo per cui il vostro bambino si comporta in questo modo, e ciò che sta cercando di dirci con il suo comportamento“.

Lo psicoterapeuta nel suo libro dice che “Questo tipo di comportamento in realtà è un messaggio in codice che rivela le ansie e i sentimenti del bambino su se stesso e sulla vita. Quando il bambino si comporta male, lui ti sta dicendo nel solo modo che conosce che si sente scoraggiato, o che non si sente compreso”.

Cerchiamo quindi di decifrare il suo codice e di aiutarlo a esternare la sua rabbia in modo diverso e il suo comportamento cambierà. Sicuramente non sarà facile ma volere è potere e non c’è un termine di tempo entro il quale farlo.

E voi care unimamme quale preferite ra “Time-out” o il “time-in”?

Firma: Francesca Nicoletti

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