L’aborto spontaneo attraverso gli occhi di un papà: “non siete soli nella vostra angoscia”.

L’aborto spontaneo di una moglie ha ripercussione sul marito: non è un dolore esclusivo della donna.

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L’aborto spontaneo è piu’ comune di ciò che si pensa, ma soprattutto è qualcosa che segna non solo le donne, ma anche gli uomini.

Jeremy Littau è un papà, giornaliesta e blogger, che ha scritto sul web le sue sensazioni di fronte all’aborto spontaneo della moglie. Nel descriversi, Jeremy si considera un uomo pragmatico, e per questo non si affida a speranze, credenze o al destino, valuta la situazione con la realtà dei fatti e le risposte che la logica e la scienza possono dare, senza farsi illusioni.

Ma ecco come racconta la esperienza.

Aveva già un figlio quando in una fredda mattina di gennaio scopre con sua moglie di aspettare il secondogenito, in una visita dalla ginecologa. Qualcosa, non più grande di un mirtillo, pulsava di vita dentro la sua donna. Ritenendo un miracolo già l’aver avuto in dono il primo figlio, visto che è diventato genitore molto tardi, la notizia di una seconda gravidanza lo aveva galvanizzato, convinto che non fosse possibile un evento del genere.

Quel piccolo cuore che per otto settimane ha battuto davanti ai suoi occhi, quando accompagnava la moglie per l’ecografia di controllo, lo aveva riempito di gioiose aspettative e un nuovo nascituro era tutto quello che poteva desiderare, da quando aveva appreso della sua esistenza.

Poi, purtroppo, un aborto spontaneo ha spento tutto e un dolore inatteso lo ha investito. L’inizio di questo racconto comincia nel riconoscere quanto aiuto ci sia di fuori, per un uomo che affronta il dolore ma “ Buona fortuna, se non siete John Wayne“.

Jeremy accusa il fatto che per la società essendo la donna a viverlo sulla sua pelle, perchè fisicamente incinta, solo lei debba essere supportata e ci si aspetta che il primo a farlo sia l’uomo. E all’uomo chi ci pensa? Anche il papà sta male, e come Jeremy altri padri che hanno sofferto la perdita di un figlio, anche se solo concepito e non ancora nato, provano un forte dolore. Purtroppo, sempre per la società un uomo che soffre, deve farlo in silenzio. Ed è per questo che Jeremy parla di John Wayne, sottolineando il fatto che lui non non si sentiva e non si sente così forte. Denuncia infatti il fatto che anche cercando sul web testimonianze di uomini che avessere vissuto la sua stessa esperienza ha sempre e solo trovato consigli su come aiutare la donna, e non su quanto sia devastante un aborto spontaneo anche per un papà.

Cita una frase di C.S. Lewis ( scrittore irlandese del ‘900, autore de “le cronache di Narnia”) dove si descrive il dolore non come uno stato ma come un processo. E Littau concorda con questa affermazione, descrivendo le sue giornate conseguenti alla terribile notizia. La normalità come rimedio, lo scorrere della vita sembravano la cura migliore, ma qualcosa dentro macerava, giorno dopo giorno. Un dolore che si manifestava con segnali all’inizio impercettibili, contrastati dal tentativo di scacciare quel dramma silenzioso. Una perdita avvenuta prima ancora che un figlio fosse nato. Quel piccolo mirtillo, che aveva pulsato per otto settimane, ha lascito un grande vuoto in Jeremy.

Ecco allora che l’esperienza che ha vissuto, la vuole “regalare”a chi dovrà passarci, perchè purtroppo accade, e questo è ciò che vuole trasmettere:

Piangete tanto forte quanto vi serve, in maniera fedele a voi e al vostro dolore. Non dimenticate la vostra partner, ma non sentitevi in dovere di definire la vostra sofferenza attraverso il dolore della vostra compagna.

Il mio messaggio principale per i papà che lo leggeranno è che non siete soli nella vostra angoscia. Il modo in cui sentirete dolore sarà diverso per ognuno, e questo è ok. Forse voi siete impassibili e andrete avanti guardando a ciò che verrà poi. O forse avete bisogno di sentirlo intensamente. Indipendentemente da ciò, non è debolezza sentire le cose intensamente. Ho avuto bisogno – e forse ne ho ancora – di qualcuno che mi dicesse è ok che tu soffra ancora per questo perchè il conta chilometri segna appena due mesi da quando è successo.”

E voi cari Unigenitori, cosa ne pensate di ciò che ha provato e del messaggio che ha voluto trasmettere Jeremy? Conoscete qualcuno che può aver sofferto in silenzio?

 

( Fonte medium.com)

Firma: Davide Testa

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