“Le acque per i neonati non servono a nulla” dicono gli esperti

Veniamo bombardati di raccomandazioni nell’usare specifiche acque per l’alimentazione dei neonati. Ma queste acque sono davvero così utili?

bebè con biberon

Quando si iniziano a preparare le prime pappette per i neonati o mentre utilizziamo il latte in polvere, una piccola voce dentro di noi, istruita da anni di pubblicità a cui non abbiamo mai prestato attenzione prima di diventare genitori ma che entrata nel nostro subconscio, ci bisbiglia preoccupata, di non utilizzare l’acqua potabile che sgorga dal rubinetto di casa. Troppo pesante per il piccolo e fragile neonato, difficilmente digeribile dal suo ancora non ben formato stomaco. Meglio affidarsi alle acque per i neonati minimamente mineralizzate disponibili nei supermercati e vendute in comode bottiglie di plastica, riconoscibili dall’inconfondibile faccina allegra di un neonato o dal piccolo biberon stampati sull’etichetta.

Secondo alcuni studiosi, però, questa voce incantatrice che sentiamo dentro di noi, ci sta mentendo. Perché questa tipologia di acqua è presente solo in Italia ed è totalmente inutile.

Partiamo dall’inizio: cosa sono esattamente queste acque per i neonati così indispensabili da costringere i genitori a corse disperate al supermercato e grossi carichi pesanti quando si parte per le ferie? Solitamente sono acque che appartengono alla categoria delle minimamente mineralizzate, ossia caratterizzate da un residuo fisso inferiore o uguale a 50 mg/l.

Questa tipologia di acqua viene talvolta consigliata dagli stessi pediatri che giustificano la scelta rispetto all’acqua del rubinetto, adducendo motivazioni basate su una presunta maggiore sicurezza sul piano igienico-sanitario o il minore impatto sui reni ancora immaturi dei bambini di pochi mesi. Motivazioni convincenti, soprattutto perché mettono in primo piano la salute del bambino. E inoltre, si sentono tante storie su reti idriche contaminate da varie sostanze dannose per la salute degli adulti, figuriamoci per i neonati. Non si pensa mai, però, che il rischio di contaminazioni varie, non c’è solamente per le reti idriche. Le sorgenti da cui viene presa l’acqua in bottiglia, corrono gli stessi identici rischi.

acque per i neonatiMa se invece consideriamo il residuo fisso? È davvero così importante? E quali caratteristiche deve realmente avere un acqua per essere considerata ideale per l’alimentazione di un bambino? Alberto Villani, responsabile dell’Unità operativa di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in un intervista pubblicata su Wired risponde così: “L’acqua ideale dovrebbe essere povera in sodio e ricca in calcio, che nelle acque è altamente biodisponibile, quindi assimilabile e fruibile dall’organismo, e in magnesio. Le acque ideali sono quelle oligominerali, poiché hanno residuo fisso compreso tra 50 e 500 mg/l”, caratteristiche presenti sia in alcune acque del rubinetto che in alcune acque imbottigliate. “Tenendo conto che non esiste un’acqua miracolosa e prendendo le dovute informazioni, i genitori possono scegliere come agire.” Villani, quindi, non parla di acqua minimamente mineralizzata. Ricordiamo però che la rete idrica italiana eroga quasi dappertutto acqua oligominerale.

Non possiamo però rischiare di affaticare i reni ancora in formazione dei nostri piccoli, giusto? Risponde allora Luigi Galati, responsabile dell’unità operativa di Nefrologia e Dialisi del Mater Dei Hospital di Bari: “Non ha senso preferire una specifica acqua per evitare di affaticare i reni dei neonati. I reni ancora in formazione dei bambini molto piccoli potrebbero, semmai, essere affaticati da altri elementi, come le proteine e l’urea, ma non certo dai normali elettroliti comunemente presenti nell’acqua potabile, che sono totalmente ininfluenti”.

Se non ha senso utilizzare acqua indicata specificatamente per i bambini, perché pediatri e produttori ne sottolineano l’importanza dell’utilizzo?

Vincenzo Calia, pediatra di famiglia a Roma, specialista in statistica medica, ha una spiegazione per noi genitori: “In Italia, dove il consumo delle acque in bottiglia è massivo, le aziende investono molto in pubblicità, travestita da informazione scientifica. Questo battage, purtroppo, può portare alcuni colleghi, anche in buona fede, a convincersi delle virtù di una specifica acqua, pur senza alcuna evidenza scientifica. Teniamo presente che la cosiddetta “acqua per i neonati” esiste solo in Italia. Personalmente trovo poco dignitoso che un pediatra suggerisca uno specifico tipo di acqua, menzionandone addirittura il nome commerciale, come talvolta purtroppo accade.

Calia ha anche un aneddoto da raccontare in merito a questo argomento: dopo la segnalazione di un genitore che non riusciva a trovare l’acqua per neonati durante una permanenza in Olanda, Calia a messo a confronto, attraverso test di laboratorio, due campioni di latte artificiale, uno realizzato con l’acqua del rubinetto e l’altro con l’acqua per neonati. Il confronto ha dato come esito valori molto simili tra di loro, se non per una maggiore quantità di calcio che, come detto, non è un problema per il bambino.

Una differenza sostanziale tra le due tipologie di acque, però, c’è: il costo, considerando che una tra le più note acque per i neonati in vendita, è disponibile al prezzo di 1,30 € al litro.

L’acqua è un elemento fondamentale per tutti noi e bisogna informarsi bene su ogni sua caratteristica. Nonostante la presunta inutilità delle acque per i neonati, non tralasciate mai le indicazioni datevi dal vostro pediatra, perché le conseguenze potrebbero essere molto gravi, come è accaduto purtroppo a una mamma. Parlate sempre con lui dei vostri dubbi e cercate insieme una soluzione.

Secondo voi, unigenitori, è una spesa che possiamo risparmiare o ne va della salute dei nostri figli?

Firma: Andrea Mondati

  • Fonte: @Wired

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