Una carta per dire no alla maternità surrogata: “è solo un grande business”

La maternità surrogata pone diversi interrogativi: un bambino può essere “comprato”? La relazione tra bambino e madre biologica non conta? Da Parigi una carta per chiedere l’abolizione universale della maternità surrogata.

maternità surrogata

In questi giorni si parla spesso di “utero in affitto”, altrimenti chiamato maternità surrogata o Gestazione per Altri.

A Parigi, presso la sede dell’Assemblea Nazionale francese, è stato firmato un importante documento voluto dai rappresentanti di associazioni femministe di vari Paesi di tutto il mondo, con la partecipazione del CoRP (Collectif pour le respect de la personne) e della CADAC (Coordination puoi le Droit à l’Avortement et à la Contrapception e CLF (Coordination Lesbienne en France).

Maternità surrogata: una carta per dire no

In questa sede si sono radunate femministe, ricercatrici e giuriste, medici e attivisti per i diritti umani. Queste donne, come accennato, hanno firmato un documento per rendere fuorilegge la pratica della Gestazione per Altri, ovvero la maternità surrogata.

Si tratta infatti di una carta per l’abolizione universale della maternità surrogata.

Promotrice di questa iniziativa è la filosofa Sylviane Sgacinski, secondo la quale la pratica dell’utero in affitto renderà le donne che la praticano come le prostitute. “Il corpo delle donne deve essere riconosciuto come un bene indisponibile per l’uso pubblico. La madre surrogata non è forse madre genetica ma è senza dubbio anche lei una madre biologica, tenuto conto degli scambi biologici che avvengono per nove mesi tra la madre e il feto. Il bambino in questo modo diventa un bene su ordinazione, dotato di un valore di mercato”.

Sheela Saravanan invece, una geografa indiana, accentua il problema sullo sfruttamento della maternità da parte dei paesi più ricchi. Quindi la maternità surrogata andrebbe abolita prima a livello europeo e poi universale.

Laurence Dumont, deputata socialista, vice presidente del Parlamento francese sottolinea come le industrie biotecnologiche esercitino una pressione davvero enorme. La procreazione assistita è infatti un grande business in tutto il mondo: esiste già la compravendita di ovociti e spermatozoi, a questi si andrebbe ad aggiungere l’utero delle donne. Ecco allora che si ricorre a donne fragili che, come aggiunge la deputata “sono reclutate su un grande mercato che possiamo qualificare come neocoloniale”. 

A rappresentare l’Italia troviamo Daniela Danna, ricercatrice in Sociologia presso il Dipartimento di studi sociali e politici della Facoltà di Scienze Politiche di Milano, che ha scritto Contract Children. Questioning Surrogacy (Bambini a contratto, una questione di maternità surrogata).

“La maternità surrogata nella sua forma oppressiva richiede istituti giuridici appositi (come minimo l’approvazione del contratto di compravendita di neonati) e l’invalidazione del principio legale mater semper certa est in base al quale la madre è la donna che partorisce (e chi altri potrebbe esserlo alla nascita? le madri sociali vengono dopo). Dunque ha senso parlare di abolizione (o non introduzione) degli istituti giuridici che legalizzano la vendita di neonati”.

Nella carta si spiegano tutti i motivi per cui viene richiesta l’abolizione universale di tale pratica sociale, si legge infatti che:

“la maternità surrogata, detta “gestazione per altri” (GPA), praticata in diversi paesi, è la messa a disposizione del corpo delle donne per far nascere bambini che saranno consegnati ai loro committenti”

“questa pratica sociale è realizzata da imprese che si occupano di riproduzione umana, in un sistema organizzato di produzione, che comprende cliniche, medici, avvocati, agenzie etc. Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione in modo che che la gravidanza e il parto diventino delle procedure funzionali, dotate di un valore d’uso e di un valore di scambio, e si iscrivano nella cornice della globalizzazione dei mercati che hanno per oggetto il corpo umano.”

“Certe donne acconsentono a impegnarsi in un contratto che aliena la loro salute, la loro vita e la loro persona, sotto pressioni multiple: i rapporti di dominazione famigliari, sessisti, economici, geopolitici.”

“la maternità surrogata fa del bambino un prodotto con valore di scambio, in modo che la distinzione tra persona e cosa viene annullata.”

Unimamme, voi cosa ne pensate di questa carta? Siete dalla parte delle donne che l’hanno sottoscritta o siete a favore della maternità surrogata?

Dite la vostra se vi va e se foste a favore dell’abolizione della maternità surrogata firmate qui.

Unimamme, forse saprete che la Thailandia ha deciso di vietare questa pratica tempo fa, a seguito di un’incredibile vicenda in cui una coppia ha rifiutato un gemello da una mamma surrogata perchè affetto da Sindrome di Down.

Firma: Maria Sole Bosaia

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