“Nessuno ci ridarà il tempo perduto”: l’appello di un papà in congedo parentale

Un papà racconta perché ha usufruito del congedo parentale e perché lo consiglia a tutti i padri (e alle madri): parla di “tempo perduto che non ritorna”

papà e bambini

Care unimamme, oggi vi parliamo di un papà, un papà particolare in realtà.

Lui si chiama Angelo e ci ha scritto recentemente per raccontarci la sua esperienza di papà in congedo parentale.

“Padri, chiedete il congedo parentale”: il messaggio di un papà

Angelo ha da poco avuto il suo primo figlio, da una donna già mamma di un bimbo e quindi già abbastanza esperta di congedo parentale.

Quando il loro bambino ha avuto 10 mesi questa mamma ha scoperto che anche Angelo poteva usufruire del congedo, come e quando voleva: come le mamme infatti anche i papà hanno diritto a 4 mesi per figlio, elevabili a 5 se per lo stesso figlio si prendono almeno 3 mesi, tutti insieme o frazionati.

Non solo, quando il figlio ha avuto 6 mesi, questa coppia ha scoperto di essere in attesa del terzo.

Per questo motivo Angelo ha iniziato a prendere alcuni giorni, per accompagnarla ad esempio alle visite, per passare un weekend con lei e i bimbi o per prolungare le ferie estive. Insomma, per essere un papà presente.

In occasione della nascita del figlio, a settembre, questo papà ha deciso di prendere un intero mese, perché la data presunta cadeva nei primi giorni. Prendere un periodo così lungo gli avrebbe infatti consentito di organizzare la nuova routine familiare e soprattutto aiutare la compagna. Angelo ci ha infatti raccontato che loro sono soli, non avendo parenti vicino che li possono supportare.

Tutto bello fino ad ora, penserete voi, ma non tutto è andato liscio: Angelo ci ha raccontato infatti che a livello lavorativo ha avuto non pochi problemi. Il suo datore di lavoro non è rimasto contento della sua decisione di assentarsi dal lavoro per essere presente in famiglia: faceva battutine infelici, e ancora peggio, ha anche inviato lettere di richiamo. Angelo però non si è abbattuto, rivolgendosi ai sindacati e facendosi seguire da un avvocato.

Nel raccontarsi Angelo si dice dispiaciuto soprattutto per il fatto che sono pochi i papà che usufruiscono di questo diritto e secondo lui una buona parte non lo fa perché non ha voglia di stare a casa, pensando che siano compiti da femmina, da madre quelli di accudire i figli, gestire la casa. Quindi per un problema culturale.

Un’altra parte, sempre secondo lui, non ha invece il coraggio di chiederlo per non venire penalizzati o giudicati sul lavoro. 

Comprende invece se alcuni papà non prendono il congedo parentale per un discorso economico, essendo purtroppo pagato al 30%, ma anche in questo caso Angelo ci dice che lui ha trovato comunque un modo per non pesare troppo sul bilancio famigliare: se uno prende ogni tanto 1 giorno al mese o anche 3,4,5 non è che va a incidere tantissimo in busta paga, ma ha un valore infinito per la famiglia.

Ad Angelo abbiamo poi posto alcune domande:

Domanda: “non pensi che molti padri non sappiano gestire i bambini o pensino di non saperlo fare? E che ci siano anche molti madri che semplicemente non si fidano degli uomini? “

Risposta: “Sul discorso dei papà è anche vero quello che dite voi, ci sono senza altro anche situazioni cosi, ma secondo me sono dovute al fatto che tante famiglie in italia hanno l’appoggio dei parenti, voluto o no, e di conseguenza i padri, ma anche tante madri, perdono un po’ nell’insegnamento, nel senso che si viziano ecco, quindi uno non ci prova neanche a stare dietro ai bimbi e non si rende nemmeno conto della responsabilità, della stanchezza e anche ovviamente della felicità nel gestire invece da sé i bimbi senza interferenze, senza opinioni inutili e stupide, senza magari chi giudica e chi sta con il fiato sul collo.”

Domanda: “Come vuoi concludere questo tuo messaggio?”

Risposta: “Purtroppo al giorno d’oggi siamo costretti a usufruire del congedo di sabato, di domenica, nelle festività, o magari a prendere il congedo a base oraria per uscire a orari decenti, tutto questo per colpa del commercio, dei negozi, qualsiasi negozio, supermercati compresi, che stanno aperti sempre, e costringono i dipendenti a una vita sacrificata solo per il lavoro. Se tutto fosse com’era quando ero piccolo io o la mia compagna, secondo me sarebbe molto più gestibile, e sono sicuro che tanti non prenderebbero proprio il congedo in maniera assillante (come pensano le ditte e le aziende, che non vanno mai a pensare che è proprio per colpa loro). Noi genitori, prendendo la parentale, non facciamo altro che ricercare una vita che avevamo noi nell’infanzia, quando i negozi erano chiusi le domeniche, chiudevano alle 19, un giorno infrasettimanale erano chiusi e le festività le passavi in famiglia.

Domanda: “Cosa vuoi dire quindi ai nostri unipapà?”

Risposta: “Il messaggio è quello di usufruire del congedo fino a che è possibile, già l’Italia fa poco per sostenere le famiglie, quel poco sfruttiamolo: i bambini sono piccoli una volta sola, quindi godiamoceli perché nessuno ci ridarà  il tempo perduto.”

E voi unimamme che ne pensate di questo papà? I vostri ragionano come lui? Gli farete leggere questa testimonianza?

Noi vi lasciamo con le informazioni tecniche sul congedo parentale

Firma: Redazione Universo Mamma

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