Nove anni e un corpo da culturista.

Giuliano Stroe, il giovanissimo ginnasta romeno, due volte nel Guinness dei primati, è al centro di una contesa tra suo padre e i servizi sociali, che reputano dannoso lo stile di vita del bambino.

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Ha solo nove anni, Giuliano Stroe, ma la conformazione dei suoi muscoli è più simile a quella di un culturista, che non al corpo dei suoi coetanei.

Nato nel 2004, attualmente detiene il titolo di “bambino più forte del mondo“. Ma la sua storia di record è iniziata ancor prima che maturasse una coscienza di bambino:

  • già nel 2009, all’età di cinque anni, batteva i concorrenti nella dieci metri sulle mani, tenendo un peso tra le gambe; vittoria, che gli consentì di entrare per la prima volta nel libro dei Guinness dei primati;
  • appena un anno dopo Giuliano gareggiava e vinceva sul numero di flessioni fatte senza far toccare i piedi al suolo, conquistando una notorietà mondiale tangibile, in termini di visualizzazioni, sui vari social network.

Più che le sue imprese, più della sua partecipazione al reality Romania’s Got Talent, ciò che stupisce (e forse un po’ impressiona), è il suo corpo, scolpito da tanto allenamento, che cozza con il viso di bambino.

Se non ci credete, provate a dare un’occhiata a questo video .

Ovviamente in molti si sono posti la domanda circa la giustezza di far vivere un ragazzino di nove anni tra allenamenti massacranti e luci dei riflettori, e l’hanno fatto non solo persone indignate, ma anche i servizi sociali rumeni che hanno additato a responsabile dello stile di vita del novenne il padre Iulian, 33 anni.

La sua difesa, basata sul “non gli consento mai di allenarsi da solo, è solo un bambino e quando è stanco andiamo a giocare”, non ha convinto abbastanza le autorità che hanno sottratto dalla custodia del padre Giuliano e suo fratello.

Il genitore si è battuto strenuamente per riavere con se i figli, affidando la sua difesa a dichiarazioni divulgate anche tramite la pagina Facebook di Giuliano.

Nel mese di giugno, Iulian ha riottenuto la custodia dei ragazzi grazie alla relazione della neurologa Naie Niculina, incaricata del caso, che pare non abbia riscontrato nessun tipo di deficit nei due bambini, e abbia concluso che l’allontanamento dal padre era superfluo.

In termini morali il caso resta aperto: è giusto che un bambino segua uno stile di vita così rigido?

Quanto rientrano gli allenamenti nei desideri reali di un novenne, e quanto questi sono tentativi di realizzazione dei desideri del padre?

Sullo sfondo lascia un certo amaro in bocca l’immagine di un bambino, con la mente da ragazzo e il corpo da adulto. A voi no?

Firma: Maria Laura Cruciani

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