Riprendono i prof e li deridono su whatsapp, alunni sospesi ma è polemica

Scoperti mentre riprendevano di nascosto i professori e li deridevano su whatsapp: 22 i sospesi ma alcuni genitori denunciano violazione della privacy dei ragazzi.

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La tecnologia degli smartphone ha invaso completamente ogni momento della nostra vita. Da i selfie sempre più arditi e originali alle foto delle nostre prime colazioni, per giungere agli scatti della pizza superfarcita: è un continuo compulsare scatti sul web, con i social assurti a luogo di legittimazione del nostro essere presenti nel mondo. E i nostri figli non fanno che imitare la vita che gli propiniamo.

Loro, i nativi digitali hanno una forma mentis forgiata nella tecnologia, nascono con i tablet in mano e vivono con naturalezza il mondo virtuale in cui si trovano immersi al primo vagito. Scenari alla Matrix sembrano sempre meno fantascienza e il tramonto del sole non emoziona quanto un aforisma spiattellato su facebook.

 

Tutto questo preambolo viene fatto solo per dire che non ci si stupisce piu’ di tanto davanti a 22 ragazzini della scuola media “Mario Costa” di San Francesco al Campo, Torino, che riprendevano di nascosto gli insegnanti e si sono scambiati fotografie di ragazze negli spogliatoi durante le ore di educazione fisica.

Questi ragazzini, tutti sospesi, sono figli del nostro tempo: hanno filmato tutto il loro mondo scolastico, con la incosciente audacia delle starlette in erba a fare da “ciliegina sulla torta”.

Stupisce invece la reazione dei genitori di alcuni dei sospesi: sostengono infatti che ci sia stata violazione della privacy dei ragazzi nell’aver visionato il contenuto di uno smartphone sequestrato da un professore che si era accorto di venire filmato.

Premesso che durante gli orari di lezione devono essere tenuti spenti, come previsto dalle regole dell’istuto,  il provvedimento sospensivo verso i 6 maggiori responsabili ( gli altri 16 sono sospesi con obbligo di frequenza) è stato criticato da alcuni genitori, che ritengono sbagliato l’arbitrarietà della requisizione dei cellulari oltre alla succitata violazione della privacy degli studenti.

Come la globalizzazione ci ha colto impreparati, anche i telefonini sono diventati così pervasivi che non si è potuta costruire una giusta cultura del loro utilizzo. Una sovraesposizione che ci ingurgita tutti e invade con facilità le menti in via di formazione dei più  piccoli.

Dovremmo tutti provare a posare i telefonini con le chiavi sul mobiletto, appena rientrati a in casa, schivare le tentazioni del televisore al plasma e non farsi irretire dall’ultimo capitolo di “Call of Duty” inserito nella playstation di nostro  figlio. Dovremmo tornare a sentire dal vivo il tono delle nostre voci, e donare  un libro a chi vogliamo bene, sperando che non ce lo tiri in fronte.

Ma anche pensare a cosa fanno i nostri figli a scuola: apprendere o chattare?

Che ne pensate cari Unigenitori del fatto in questione ed in generale dell’uso/abuso della tecnologia nelle nostre vite?

Firma: Davide Testa

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