Staminali: al Bambino Gesù bambini salvati grazie ai “primi trapianti al mondo” da genitore non compatibile

Una straordinaria tecnica di manipolazione delle cellule staminali messa a punto dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma permette di aumentare le speranze di guarigione da un trapianto anche quando il genitore non è compatibile.

bambino con un cuore in mano

“L’avevo sentito tante volte, che la vita del corpo è nel sangue. Nel corpo di mio figlio circola la vita”. Questa è la frase che Marzia, una mamma romana, ha usato sul sito dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dopo che una rivoluzionaria tecnica, la prima al mondo, ha permesso di salvare la vita al figlio Lorenzo, nato senza sistema immunitario.

La tecnica consiste nel trapianto di cellule staminali da genitore a figlio malato di immunodeficienze severe del sangue, come la talassemia e la leucemia. Questa  – che è ancora una sperimentazione – rappresenta una speranza di guarigione per quel 30-40% di bambini che non trovano un donatore idoneo o che devono essere sottoposti al trapianto in tempi urgenti senza aspettare che si trovi un donatore compatibile fuori dall’ambito famigliare.

Prima di questa sperimentazione, negli ultimi vent’anni sono state trapiantate da genitore a figlio cellule staminali emopoietiche, che danno origine a tutte le cellule del sangue, che erano però solo per il 50% compatibili, rischiando però gravi complicanze: i trapianti avevano una buona percentuale di successo, ma potevano subentrare rischi infettivi successivi che facevano alzare la mortalità.

Al Bambino Gesù hanno scoperto una nuova tecnica di manipolazione delle cellule staminali che permette di eliminare le cellule cattive, che sviluppano complicanze aggredendo i tessuti del ricevente, lasciando però quelle cellule benigne capaci di  proteggere il bambino da infezioni  soprattutto nei primi 4 mesi dopo il trapianto.

La tecnica è stata per il momento utilizzata su 23 pazienti pediatrici affetti da patologie rare e potenzialmente mortali  come

  • l’Immunodeficienza Severa Combinata (SCID),
  • l’Anemia di Fanconi,
  • la Thalassemia Major
  • e l’Anemia Aplastica Severa.

I risultati? La probabilità di guarigione sfiora il 90% .

Un’ottima notizia per cui piccoli pazienti che affetti da immunodeficienze severe come la leucemia o la talassemia fino ad oggi non hanno avuto molte chance di guarire, mentre sono già 70 i piccoli pazienti sottoposti a questa cura con percentuali di successo dell’80%. 

Lorenzo adesso corre, cammina. Parla.
Quando ha imparato a dire “grazie“,  ho voluto che lo dicesse a loro, alle persone che si sono prese cura di lui. Il personale di questo Ospedale non solo ha fatto rinascere mio figlio, ma gli ha permesso di essere un bambino sereno. Di tornare alla vita, sorridendo“, così termina mamma Marzia il suo intervento sul sito dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma

Finalmente una buona notizia!

Firma: Valentina Colmi

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