Tocofobia: quando la paura del parto danneggia la gravidanza

La tocofobia è un disturbo che si sviluppa durante la gravidanza e riguarda il terrore del parto. Ce ne sono di 2 tipi e può avere gravi conseguenze.

tocofobia

Unimamme, all’approssimarsi del parto è comune nutrire un po’ di apprensione in vista del grande cambiamento in arrivo e dell’esperienza della nascita del vostro piccolo, ma quando questi pensieri diventano così angosciosi da non lasciarvi dormire, dal perseguitarvi anche durante il giorno, impedendovi di vivere serenamente la gravidanza allora fate attenzione a un campanello d’allarme: la tocofobia.

 

Tocofobia: quando il terrore del parto non vi consente di vivere serenamente la gravidanza

Dopotutto, il parto, può essere forse considerato l’evento più importante nella vita di una donna, ma non è assolutamente scevro da pericoli o incognite.

Secondo un’indagine, in America 650 donne muoiono ogni anno a causa di complicazioni relative al parto, invece, secondo un sondaggio nel Regno Unito compiuto su 900 donne, il 35% di loro sostiene che la loro ansia più grande era appunto quella del parto.

La tocofobia non è ancora inserita nel libro: Diagnostic and Statistical Manual, la “Bibbia” della psichiatria, ma i suoi sintomi appaiono già piuttosto chiari, tanto che la si può dividere in due branchie, come vedremo in seguito.

Come accennato non è una semplice ansia o preoccupazione passeggera, perché la tocofobia:

  1. impedisce di riposare,
  2. impedisce di rilassarsi,
  3. genera angosciosi incubi sul parto
  4. proietta la vostra mente su quel pensiero fisso

 Tocofobia: uno studio per capire cos’è e come si articola

Uno studio inglese pubblicato sulla rivista scientifica online BJ Psych ha analizzato questo problema. Le partecipanti sono state indirizzate a far parte della ricerca da:

  1. ostetriche
  2. psichiatri delle donne
  3. personale della baby unit

Delle 26 donne selezionate come campione:

  1. 24 erano sposate
  2. 24 avevano avuto i figli con lo stesso partner
  3. l’età media delle donne era 33 anni

Ecco come si sono svolti i test:

  1. le 26 donne partecipanti hanno ricevuto visite da uno psichiatra che non era il loro medico curante
  2. non sono state utilizzate interviste strutturare
  3. sono state sottoposte interviste narrative combinate con domande dirette per avere informazioni
  4. gli autori hanno investigato le modalità in cui si presentava il disturbo e le esperienze passate che possono aver contribuito ad innescarlo
  5. le domande dirette sono state utilizzate per indagare episodi di: depressione, disturbo post traumatico, ansia
  6. domande mirate sono state rivolte verso: storia ostetrica, gravidanza, metodi contraccettivi, rapporti sessuali, eventuali abusi sessuali nell’infanzia e stupro.

I risultati hanno fatto emergere due varianti della tocofobia:

  1. primaria: terrore del parto durante la gravidanza. La paura di questo evento ha origine durante l’adolescenza. Le relazioni sessuali sono state nella norma e l’uso di contraccettivi scrupoloso. Alcune hanno usato diversi metodi di contraccezione. 4 delle 8 donne con questo disturbo hanno pianificato la gravidanza nonostante il terrore. Il desiderio di diventare madre è stato prevaricante, ma non ha dissipato la paura. La maggior parte di queste donne hanno voluto un taglio cesareo, 4 hanno ottenuto il loro parto ideale, 3 hanno dovuto subire un parto vaginale contro la loro volontà e successivamente hanno sviluppato una depressione post partum, 2 hanno sofferto di postumi traumatici e il resto ha avuto difficoltà a legare col figlio.
  2. secondaria: si verifica dopo un parto traumatico o doloroso. 14 donne nel campione l’avevano sviluppato dopo il parto precedente, 10 avevano assistito alla sofferenza fetale e quindi subito operazioni, 2 una forte lacerazione perineale, 12 invece hanno creduto, durante il parto, di stare per morire o che il piccolo fosse già morto. Una donna, scoperta la gravidanza, ha preferito l’aborto all’idea del dolore del parto. A dispetto però del terrore, alcune sono rimaste nuovamente incinte. 13 delle donne interessate a questa patologia sono rimaste nuovamente incinte, 8 hanno pianificato un fratellino per il loro bimbo, 2 hanno avuto un aborto spontaneo e una una gravidanza extrauterina, è da notare che tutte e tre sono state sollevate dopo la perdita del bimbo. 11 donne sono state monitorate nel periodo successivo al parto, 2 incinte avevano programmato un cesareo, 2 avevano avuto un parto vaginale con buon esito, un’altra aveva avuto una depressione post partum e sintomi post traumatici, 1 donna è stata separata dal piccolo dopo la nascita perché il bimbo era malato e ha avuto poi difficoltà a legare con lui.

Vediamo nello specifico come si può presentare la tocofobia.

Tocofobia come sintomo di depressione

4 donne hanno sviluppato la tocofobia come sintomo di depressione pre natale. Tutte erano convinte che non sarebbero riuscite a far nascere il figlio e che se anche ce l’avessero fatta, questo sarebbe morto. Nei casi più gravi 2 donne hanno tentato di abortire nonostante la gravidanza fosse stata pianificata e hanno ricevuto assistenza psicologica. Le altre 2 donne avevano già avuto figli e avevano sperimentato parti vaginali visti come non traumatici. In generale le donne in questa condizione hanno anche il terrore di non poter salvare i loro bimbi, qualcuna ha poi risposto bene ai farmaci antidepressivi, qualcun altra invece ha avuto la depressione post partum.

Tocofobia e abuso sessuale infantile

5 donne avevano avuto un’esperienza di abuso sessuale infantile e 3 di stupro. Una vicenda così traumatica può indurre a sviluppare un’avversione per le cure ostetriche associate al parto, da qui la tocofobia come sintomo di depressione. Il parto vaginale infine può riportare alla mente la vicenda traumatica subita.

Tocofobia e interruzione di gravidanza

2 donne hanno abortito perché pensavano di non potercela fare, in entrambi i casi però la gravidanza era stata cercata. Una percentuale di interruzioni di gravidanza viene richiesta da donne con la tocofobia e che desiderano un bambino, ma non riescono a capire la loro stessa avversione al parto.

Tocofobia e iperemesi gravidica

In questo studio è stato riscontrato che numerose donne soffrivano di iperemesi gravidica, è stato dunque postulata una componente psicologica dell’iperemesi gravidica, questo è rilevante per la tocofobia quando in seguito al rifiuto della gravidanza e al mancato legame con il feto si cerca di causare un’interruzione di gravidanza.

Tocofobia e disturbo da stress post traumatico

Il disturbo da stress post traumatico è riconosciuto come un’eventuale conseguenza del parto. Questo disturbo era alto nelle donne con tocofobia ed è associato con un parto difficile, traumatico.

Tocofobia e depressione

La depressione, in questo contesto è sia causa che conseguenza, la depressione post partum, nello specifico, è stata associata al rifiuto del modo in cui partorire, con conseguenze traumatiche e dolorose.

Tocofobia e sterilizzazione o vasectomia

Dieci donne del campione erano in attesa per un sistema di contraccezione permanente per loro o il partner. Alcune donne senza figli che si candidano per la sterilizzazione possono soffrire di tocofobia.

Questo studio indica che la tocofobia è un problema serio, che andrebbe trattato in modo approfondito nelle strutture sanitarie.

Inoltre, in uno studio svedese del 2002 si è evidenziato che le donne con la tocofobia tendono a chiedere il parto cesareo, inoltre il dolore del parto per queste future mamme è più forte delle coetanee nonostante gli antidolorifici.

Purtroppo le donne con questo disturbo, a volte, non ottengono il sostegno di cui avrebbero bisogno. Ad esempio, Victoria Spina, una donna trentaseienne entusiasta per essere rimasta incinta di 2 gemelli, finché non ha letto un libro sulle gravidanze multiple che l’ha gettata nel panico, non ha trovato sostegno in famiglia alle sue ansie. Tutti le dicevano che era solo una questione di ormoni.

Come affrontare la tocofobia

Ci possono essere due approcci per le donne con questo disturbo:

  1. terapia cognitivo comportamentale: che può essere molto efficace nel ridurre l’ansia, alcune donne potrebbero avere disturbi dell’ansia e dell’umore che andranno affrontati con farmaci
  2. hypnobirthing: una tecnica di approccio al parto che sta guadagnando popolarità. Si mira a dare consapevolezza alle donne e al partner, come visualizzazioni positive. La ginecologa Rebecca Starck sostiene che quando le donne hanno paura del travaglio e del parto aumentano le endorfine e i ricettori del dolore. “Ogni paziente è diverso e così pure ogni travaglio, ma non vi è alcuna controindicazione nell’affrontare il travaglio con visualizzazione positive” ricorda la ginecologa. Questo può tradursi, per esempio, nell’ascoltare un cd con suggerimenti per la meditazione ed esercizi di focalizzazione o organizzare un baby shower con letture di poesie di sostegno o benedizioni.

In definitiva bisogna considerare che, come nella vita, niente può essere previsto al 100% e gli imprevisti possono capitare. Monica Grigio, psicologa e psicoterapeuta, Responsabile del Servizio di Psicologia Clinica Perinatale all’ospedale Buzzi di Milano sostiene però che le donne moderne, cresciute in una cultura del controllo, abituate a programmare tutto nei minimi dettagli, sono poco abituate a far fronte agli imprevisti.

Addirittura prima del parto sono abituate a vederlo tridimensionalmente attraverso ecografie ed esami sempre più precisi. Purtroppo questo non è sempre positivo. “ Questa società ci ha abituato a ritenere normali cose impensabili fino a qualche decennio fa, come iscrivere il piccolo al nido ancora prima che nasca. Sono tutti elementi che contribuiscono a rafforzare l’idea che tutto possa essere pianificato. E quando ci si accorge che non è così, è facile essere travolti dall’ansia” rimarca la psicoterapeuta.

Unimamme e voi avete avvertito ansie e angosce ben radicate durante la gravidanza o avete avuto forti ripensamenti dopo aver deciso di avere un figlio?

Cosa fareste se scopriste di soffrire di tocofobia? Ricordatevi che non c’è nulla di male o di vergognoso ad accorgersi di avere un problema, l’importante è affrontarlo e farsi aiutare.

 

 

 

(Fonte: BJ Psych.org/Huffington Post.com)

Firma: Maria Sole Bosaia

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