Troppe ecografie in gravidanza, si corrono rischi?

Alcuni specialisti dell’Università di Yale sostengono che ci sia una relazione tra l’esposizione prolungata agli ultrasuoni delle ecografie e alcune malattie neuropsichiatriche dei bambini.

Ecografia in gravidanza

In gravidanza, per tutta la sua durata, la donna si pone tante domande sullo sviluppo del feto

  • Starà crescendo bene?
  • Avrà tutte le dita di piedi e mani?
  • Sarà maschio o femmina?
  • Avrà problemi di natura diversa?
  • Avrà il cordone ombelicale attorcigliato intorno al collo?

A tutte queste domande dà una risposta chiara ed esaustiva il ginecologo attraverso l’ecografia, anche tridimensionale, uno degli strumenti più avanzati della medicina che permette di vedere all’interno del nostro corpo, per cui, fino ad oggi, ogni mamma si è sottoposta a visita ecografica per dipanare ogni dubbio, ignorando quanto, invece, scoperto da uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (PNAS). Di cosa si tratta?

Alcuni specialisti sostengono che anche se l’ecografia è il mezzo migliore per monitorare la crescita del feto non bisogna farne uso eccessivo, poiché, da studi effettuati su più di 350 topi (“bombardati” da ultrasuoni proprio nel momento in cui si formano le cellule nervose), hanno osservato che la lunga esposizione agli ultrasuoni può creare danni al sistema nervoso dell’embrione.

Questa sperimentazione si è resa necessaria per spiegare l’aumento di patologie psichiatriche infantili ed è stata portata avanti da un team di neurobiologi dell’università di Yale, con a capo Pako Rakic, che, addirittura, sostengono che alcune malattie neuropsichiatriche infantili, come l’autismo, o anche alcune forme di ansia o paure, potrebbero essere legate ai problemi causati dalle troppe ecografie.

Chiaramente questo studio non deve mettere in allarme nessuna mamma e non si deve addossare alcuna colpa all’ecografia, unica strumentazione d’ausilio per tutta la durata della gravidanza ma, come sostiene il neurofisiologo Piergiorgio Strata, dell’università di Torino “Si tratta piuttosto di invocare il principio di cautela, riconoscendo che questa è una tecnica utile ma della quale non si deve abusare. Va fatta solo quando è necessario”.

In attesa che nuove ricerche diano credito a quanto scoperto dagli specialisti di Yale, affidiamoci al nostro ginecologo che saprà sicuramanente quando sottoporsi a visita ecografica e in quale circostanza.

Firma: Francesca Nicoletti

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