Cronaca semiseria del primo viaggio in tre!

Prima o poi arriva per tutti il momento delle valigie con il nuovo nato. Un’avventura indimenticabile per tutti.

Decidiamo di partire per la prima volta in tre. E il terzo è la nostra bambina di due mesi. Letto 7, ossia la mia compagna di stanza all’ospedale prima che nascessero le nostre bimbe, mi ricordo disse: “Ah però sei coraggiosa, molto coraggiosa a partire!”.

In quel momento presi coscienza delle “insidie”: organizzazione, tempo in auto e la mia stanchezza.

Organizzazione
Io non sono mai organizzata. Non é questione di falsa modestia, proprio non è un mio talento. Fare la lista per la valigia mi è sembrata sempre una cosa noiosa. Molto noiosa.
E in fondo poco utile. Da quando sono mamma, la mia vita è (come ben sapete) piena di liste: lista delle analisi in gravidanza, lista degli abitini da portare in ospedale, lista delle domande al pediatra, tanto per citarne solo alcune.
E ad ogni lista è legata la medesima e inevitabile domanda delle mamme organizzate:
Ma come non hai ancora fatto la lista?!
Allora comincio a pensare alle cose da portare e non appena arrivata al numero dei body da portare, mi sale l’ansia e prende coraggio quella voce nella mia nella testa che dice trionfante: TANTO NON CE LA FAI!
Ed ecco che, in uno scatto di orgoglio, afferro risoluta il mio blocchetto verde per le liste. Verde speranza, ovviamente. Alla fine ho tra le mani la mia lista, lunga più o meno quanto i rotoloni della famosa pubblicità, tanto che ho inserito nella lista anche un altro blocchetto verde. Anzi, due.
Con la mia lista tra le mani, e la voce nella testa quasi muta, chiamo la mia mamma_santissima:
io: Che dici quanti body dovrei portare?
lei: Come quanti? Tutti!
voce nella testa ridacchiante: IO LO SAPEVO!

Tempo in auto
Con un carico di valigie e sacchette che già solo la metà avrebbe fatto infuriare, e di brutto, il papà_signorNO, ci accingiamo al viaggio. Destinazione: verde e tranquillo agriturismo.
Ecco, ora solo un’immagine potrebbe restituire cosa succedeva lì dentro. E in mancanza di foto provo a farvi una descrizione dell’abitacolo della macchina appena in viaggio.
Non proprio subito. Diciamo, due minuti dopo.
Io: seduta dietro con borsa del cambio riversata sul sedile posteriore, provo a distrarre (inutilmente) la bimba con canti, balli, giochi, versi, carezze e mazzo di chiavi tintinnante!
papà_signorNO: lui ripete sempre e solo la stessa frase a tempo di una triste ballata rap: Basta. Torniamo a casa. Non si può. NO.
Bimbabionda_occhicerulei…beh lei urlava qualcosa del tipo:
NON VOGLIO ESSERE LEGATA. TORNATE INDIETRO. ORA!

Stanchezza e cielo
Quella, la stanchezza, non l’ho scordata a casa. Almeno quella. Solo che spesso fare le stesse cose tipo: balli anticoliche e dormire 20 minuti non è facile fuori casa.
Ma una vacanza, piccola o grande che sia, permette di vedere altre cose e nuovi colori.
Aiuta tutti, se i pesi sono  equamente distribuiti.
E se i signorNO non sanno cosa fare: distribuite voi i compiti.
Così oltre alla gioia di camminare tutti e tre, quattro se contiamo il marsupio, tra prati verdi e nuovi profumi, può anche succedere…
Di fare una passeggiata da sole dopo tanto, forse troppo, tempo.
E di fermarsi a guardare il cielo di notte. Io e il cielo di notte.
Mamma mia (è proprio il caso di dirlo!) quanto tempo è passato, mio caro e silenzioso amico…Sono stati solo pochi minuti, ma ne è valsa pena.

Conclusioni
Se avete la possibilità, partite con il bambino appena potete.
State attenti alla sicurezza e partite. Partire farà bene a voi e a lui.
Partire vi farà ricordare il mondo fuori e le sue tante bellezze.
Partire sarà il modo di condividere responsabilità e pensieri.
Ecco proprio come sempre, starete pensando.
Eh, no! Perché tornando in camera la sera potrete alzare gli occhi e urlare:
“Ehi ma avete visto il cielo come è bello!”

Firma: Claudia Lauricella

Notizie Correlate

Commenta