Decine di migliaia di ragazzi siciliani lasciano l’isola ogni anno

Decine di migliaia di giovani siciliani abbandonano la loro isola.

Il documento di economia e finanza denota l’abbandono della Sicilia da parte di migliaia di giovani, tanto che si può parlare di “strage generazionale”.

Ogni anno spariscono 20 mila emigrati.

La Sicilia è, ormai da tempo, ai primi posti per le peggiori performance europee.

Diplomati e laureati, il meglio delle nuove generazioni alle quali dovremmo affidare le possibilità di sviluppo, dopo esser stati educati e formati in Sicilia, con grandi sacrifici per le famiglie, affidano le speranze di lavoro all’emigrazione senza ritorno” scrive il governatore Musumeci che aggiunge: “sembra ormai prevalere un’irrimediabile percezione della decrescita che tracima in una vera e propria frattura del sistema del diritti di cittadinanza che si misura nel livello dei servizi pubblici i quali, nonostante la pur lievissima ripresa di Pil e occupazione, rimane drammaticamente più basso del centro-nord”.

Secondo il governo della Sicilia questa situazione è causata da una politica statale che nell’ultimo decennio ha investito poco e sempre meno, senza alcuna attenzione alle generazioni future.

La Sicilia è al 2° posto per persone che vivono in famiglie con intensità di lavoro molto basso (23,7%).

Nel 2017 invece l’isola ha avuto la peggior performance in Europa per quota di persone a rischio povertà o esclusione sociale (52,1%) e ha anche avuto il triste primato delle persone dai 15 anni in su a rischio povertà: il 41,3%.

I siciliani che hanno trasferito la residenza all’estero sono stati quasi 38 mila.

Rispetto all’anno accademico 2016/2017 si è registrato un calo di 8 mila iscritti nelle università siciliane. Su un totale di 155 271 studenti:

  • 14248 studiano negli atenei del NordOvest
  • 8945 in quelli del NordEst
  • 19210 in quelli del Centro e  7010 negli atenei del Sud

Unimamme, cosa ne pensate di questa situazione di cui si parla su Repubblica?

Noi vi lasciamo con una classifica delle università meno utili a trovare lavoro.