Mamma licenziata da Ikea: il tribunale dà ragione a Ikea (FOTO)

Maria Ricuti, la mamma che aveva protestato contro il licenziamento da parte di Ikea, ha perso il processo.

Maria Ricutti, mamma di due figli, di cui uno disabile, dopo 17 anni di servizio era stata licenziata in tronco da Ikea e da allora la sua storia era diventata un caso.

La donna, separata sosteneva di non riuscire più a sostenere la turnazione assegnatale col nuovo incarico e, dopo aver chiesto una modifica o comunque un colloquio con l’azienda, non avendo ricevuto risposta, aveva deciso di organizzarsi i turni da sé.

“Ho chiesto più volte maggiore flessibilità, perché per me spesso era molto complicato rispettare quegli orari. Mi hanno sempre rimpallato da una persona all’altra. Allora ho deciso di fare gli orari che facevo nel vecchio posto” aveva dichiarato la donna.

Per lei si erano mobilitati i sindacati e i colleghi che avevano indetto una giornata di sciopero presso l’Ikea di Corsico (Milano).

Il giudice del lavoro di Milano ha confermato però il suo licenziamento. C’era già stato un primo pronunciamento da parte del tribunale su questa vicenda.

La donna aveva ritenuto il primo esito a livello processuale discriminatorio e quindi si era nuovamente rivolta al tribunale.  “I fatti disciplinarmente rilevanti contestati dalla datrice di lavoro sono pienamente confermati”.

Il giudice si è rifatto alla precedente ordinanza, respingendo il ricordo della mamma e sottolineando che i fatti avvenuti erano “di gravità tali da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore”.

Il giudice ha valutato mediante il Contratto nazionale di lavoro l’episodio”come esempio di condotta integrante gli estremi per il licenziamento disciplinare” e “l’insubordinazione verso i superiori accompagnata da comportamento oltraggioso.

La donna infatti avrebbe detto, rivolta a un superiore: “mi avete rotto i c…”.

Ikea dunque è soddisfatta della sentenza, mentre la Cgil di Milano promette di continuare a dare battaglia.

Unimamme, cosa ne pensate dell’esito di questa vicenda di cui si parla su Repubblica?