Strage in discoteca: la prof. mamma abbraccia lo studente eroe

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:30
strage in discoteca
La prof. mamma abbraccia lo studente eroe (Facebook/Luca Pagliari)

Strage in discoteca a Corinaldo: la prof. mamma abbraccia lo studente eroe

Nei giorni di straziante dolore, incredulità, rabbia e sgomento della strage in discoteca a Corinaldo, un sollievo è arrivato dalle parole piene di partecipazione ed empatia del giornalista marchigiano Luca Pagliari e dal coraggio dei tanti ragazzi che la sera del 7 dicembre erano alla discoteca Lanterna Azzurra e che si sono prodigati per salvare la vita e soccorrere i loro compagni. Storie che rincuorano dopo tanta angoscia.

Strage in discoteca: l’abbraccio della prof. mamma allo studente eroe è l’altro modo di raccontare ciò che è accaduto

All’assurdità di un dramma che non sarebbe dovuto accadere e all’incredulità piena di orrore che ha fatto seguito alla strage nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, in provincia di Ancona, in cui hanno perso la vita cinque studenti minorenni e una giovane mamma di quattro figli, fanno da contraltare i gesti di generosità e coraggio, che hanno visto per protagonisti tanti ragazzi, e le parole cariche di empatia di un giornalista marchigiano, Luca Pagliari, che ha provato a dare un senso a tutto quello che ragazzi, famiglie e un’intera comunità ha dovuto sopportare in questi giorni di grande dolore.

Dopo la strage in discoteca, il momento più duro per i ragazzi è stato il ritorno a scuola, il lunedì successivo. Il vuoto dei banchi dei compagni che non c’erano più, occupati da fiori e bigliettini, l’impossibilità di dare una spiegazione ad un dramma che non sarebbe dovuto accadere. Trovarsi improvvisamente ad affrontare qualcosa di più grande di te, che ti schiaccia.

Il lunedì 10 dicembre, i ragazzi non si sono seduti ai loro banchi come negli altri giorni. Le lezioni nelle scuole superiori delle zone coinvolte sono state sospese. I ragazzi hanno commemorato i loro compagni morti e si è tenuto un incontro all’aperto, tutti insieme, per riflettere su un evento tanto grande da sconvolgere una intera comunità che era stata sempre tranquilla.

Nel doversi rivolgere ad una platea di centinaia di giovani studenti, il giornalista Luca Pagliari, chiamato a tenere un intervento per riflettere sulla tragedia, ha pensato a lungo cosa dire, ha avuto dei dubbi, si è interrogato.”Cosa racconto a cinquecento studenti colpiti a tradimento dalla vita? Come spezzo questo silenzio terribile? Che argomenti posso utilizzare per creare un filo tra loro e la vita che comunque va avanti?”.

Difficilissimo parlare ai ragazzi dopo un dramma del genere. Le parole scivolano via e sembrano tutte inutili, superflue, retoriche, anche quando sono sincere e sentite.

Le parole non restituiscono vite – ha scritto Pagliari in un post su Facebook -, le parole del “dopo” mi ricordano i fiori appassiti. E comunque qualcosa bisogna pur dire, perché il silenzio di questa platea immobile, di secondo in secondo è diventato insostenibile”.

Sono le 9,30 di lunedì mattina, il piazzale antistante l’Istituto d’Istruzione Superiore “Bettino Padovano” di Senigallia si riempie lentamente di ragazzi, alcuni zoppicano perché non è stato semplice uscire indenni da quell’inferno. Restiamo all’aperto perché l’aula magna non era sufficientemente capiente ma Anna Maria Nicolosi, la Preside, vuole che siano tutti presenti. Ha ragione.

Ora il piazzale è stracolmo. Sono tutti in attesa di un qualcosa anche se nessuno, compreso me, ha idea di cosa significhi “qualcosa” in una giornata del genere.

Mi trovo lì perché la Professoressa Patrizia Marasco, amica da una vita, domenica mi aveva chiesto a nome dell’Istituto di intervenire, di trovare parole sensate per affrontare questo lunedì surreale.
Arriva il momento, la Preside mi passa il microfono, guardo ciò che ho di fronte e scopro che sono cinquecento figli che hanno bisogno di noi. In prima fila ci sono delle ragazzine che piangono composte, poi scopro che anche nella seconda fila c’è chi sta piangendo, allungo lo sguardo e vedo che lacrime e occhi gonfi sono il comune denominatore di questa platea muta.
Se già riuscissi a non piangere sarebbe un buon risultato, questo è l’ultimo pensiero che mi attraversa la mente, prima di aprire bocca”.

Pagliari si è rivolto ai ragazzi radunati, provando a spiegare la portata immane di quanto successo la notte tra il 7 e l’8 dicembre a Corinaldo, nella discoteca Lanterna Azzurra dove centinaia, forse migliaia di ragazzi e ragazzini stavano aspettando il concerto di Sfera Ebbasta, in realtà un dj set di poche canzoni. Luca Pagliari, a differenza di molti altri adulti che hanno dato la colpa ai ragazzi per quanto successo, si è assunto subito le sue responsabilità di adulto: “Spiego che quanto è accaduto è per colpa mia perché conoscevo quel luogo. Mia figlia troppe volte mi aveva parlato del sovraffollamento e di quanto fosse difficile persino ballare. Colpa mia, perché non ho denunciato la cosa, affidandomi alla penosa teoria dello sguardo basso. Colpa mia, perché sono rimasto aggrappato ad una falsa certezza da quattro soldi, quella del “tanto non capiterà nulla”. Colpa mia se non sono mai riuscito ad evitare che Marta frequentasse un posto del genere, rimanendo travolto da quel famoso “ci vanno tutti”.

“…allora, se cambiamento deve essere, voglio fare in modo che parta da me. Non esistono strade alternative o scorciatoie per ipotizzare un cambiamento. Noi siamo stazione di partenza e capolinea di questo processo mentale”.

Continuo a parlare girando alla larga dal facile pietismo e dalla retorica. Esorto i ragazzi a non prendere in considerazione chi si rivolge a loro utilizzando come incipit “ai miei tempi era tutto diverso”. “Ai miei tempi” è la negazione del presente, è un presupposto statico e nostalgico che non porta da nessuna parte“.

E’ adesso che dobbiamo capire come contrastare il sexting o il cyberbullismo, è adesso che dobbiamo capire come far comprendere ai ragazzi che le droghe sintetiche sono più maledette dell’inferno. E’ adesso che dobbiamo convertire questa tragedia immane in un processo di crescita.

Dopo Pagliari, ha parlato la professoressa Silvia Di Nicolantonio. La professoressa ha pianto, raccontando che sua figlia Sara, 15 anni e secondo anno di Liceo Scientifico, era anche lei alla Lanterna Azzurra. Anche Sara era finita nella calca di ragazzi, dei corpi ammassati, ma è stata salvata da un altro ragazzo di nome Filippo, che l’ha afferrata per le mani, tirandola fuori da quell’inferno. Uno studente, anche lui, presente all’incontro pubblico, mentre Pagliari e la mamma professoressa parlavano a quella platea di ragazzi smarriti.

Alla fine tutti sono scoppiati in un pianto liberatorio. Quindi la professoressa Di Nicolantonio ha abbracciato Filippo, il ragazzo che ha salvato la vita a sua figlia Sara. Un lungo abbraccio silenzioso. Come dice Pagliari: “La nostra speranza riparte da lì“.

Nel frattempo, sono iniziati i funerali delle vittime della Lanterna Azzurra. Il primo ad essere celebrato è stato il funerale di Emma Fabini, nella mattina giovedì 13 dicembre a Senigallia, la ragazza più piccola, appena 14 anni, studentessa al primo anno di liceo classico.

Nella giornata di venerdì 14 dicembre si terranno i funerali di altre vittime, mentre sabato mattina 15 dicembre, nella cattedrale di Senigallia sarà celebrato alle 9 il funerale di mamma Eleonora.

Che dire unimamme? Ogni commento è superfluo e tanti, troppi, spesso a sproposito, se ne sono detti. Il nostro pensiero, e siamo sicuri anche il vostro, va alle vittime e alle loro famiglie.