I genitori condizionano la futura ricchezza dei figli: i consigli degli esperti

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Secondo due esperti ci sono degli atteggiamenti con i quali i genitori possono andare a condizionare la futura ricchezza dei propri figli.

Fare i genitori non è certo un compito facile. Si ha sempre la paura di sbagliare e di commettere degli errori che possano pesare sul futuro dei figli. Si cerca di crescere i figli in modo che non diventino viziati, che siano educati e che riescano a cavarsela nel mondo una volta che saranno grandi.

Un’altra preoccupazione che hanno i genitori, secondo proprietario e financial planner del Summit Financial Group, Scott Moffit, è quella di crescere un bambino che non abbia idea di come gestire i soldi.

I consigli degli esperti: quattro comportamenti che condizionano la futura ricchezza dei figli

Alcuni studi hanno stabilito che esistono alcuni legami tra l’educazione dei genitori e la possibile ricchezza futura. A volte il comportamento dei genitori, anche in campo economico, può influenzare il comportamento dei figli una volta grandi.

Scott Moffitt e la psicoterapetua infantile e familiare, Meri Wallace, hanno spiegato alcuni importanti correlazioni tra atteggiamenti economici di genitori e figli.

Intervistati dal Business Insider hanno messo in evidenza quattro comportamenti con cui i genitori condizionano la futura ricchezza dei propri figli:

  1. Genitori che sono finanziariamente “spericolati” possono essere modelli negativi per i propri figli.

Sia Wallace e sia Moffitt affermano che i bambini vedono e sentono tutto quello che li circonda anche quando i genitori credono di non essere osservati o ascoltati.  Moffitt avverte che la cosa più importante a cui prestare attenzione per poter instillare buone abitudini finanziarie nei nostri figli, è a come noi, per primi, gestiamo i soldi. Come confermato anche da Wallace: “Genitori che spendono molto o che spendono sempre più di quanto abbiano, non insegnano a rispettare un budget o a farsi bastare i soldi”.

  1. Genitori che non dicono mai di no ai propri figli mettono le basi per creare degli spendaccioni.

Per la psicoterapeuta spesso i genitori non riescono a dire di no ai propri figli. E il peggio è che pensano che vada bene così. Questo può succedere perché lavorano o viaggiano per la maggior parte del tempo e quindi si sentono in colpa nei confronti dei bambini. Oppure può essere che le loro famiglie di origine non avessero molti soldi quando loro erano bambini e loro vogliono che i figli abbiano un’esperienza opposta. Errore che bisognerebbe evitare di fare: “I genitori insegnano loro che possono semplicemente andare a prendersi ogni cosa che desiderano”.  Quando i bambini crescono, aggiunge, potrebbero sentirsi come se tutto gli spettasse. Come conseguenza di questo potrebbero spendere più di quanto hanno e finire per indebitarsi. Potrebbero persino arrabbiarsi con il proprio partner se questo non gli compra il regalo esatto che loro si aspettano.

E’ normale che i bambini chiedano cose”, dice Wallace. Lo sbaglio, infatti, è dei genitori che pensano di doverli accontentare o che al massimo gli chiedono “Come puoi desiderare altro?”.

  1. I genitori che danno ai figli una paghetta stimolano in loro la responsabilità finanziaria.

Per Moffitt i bambini che ricevono la paghetta imparano a darsi da fare per ottenere le cose che desiderano. Ad esempio ottengono la paghetta per aver raggiunto certi obiettivi. Inoltre iniziano a rendersi conto del costo delle cose e hanno l’opportunità di scegliere come spendere i propri soldi: “Questi sono tutti sistemi efficaci per insegnare la responsabilità finanziaria in tenera età”. Un modo simile di dare ai bambini la responsabilità delle proprie finanze, quando diventano teenager, è affidargli un bancomat o una carta prepagata. In questo modo, ha detto Moffitt, “quando lo avranno per conto loro, non saranno alla loro prima esperienza” nel gestire i soldi.

  1. I genitori che coinvolgono i propri bambini nelle conversazioni sull’università li espongono alla realtà economica.

Per Moffitt bisogna coinvolgere i propri figli nella scelta dell’università che andranno a frequentare. Facendo considerazioni di tipo economico. Questo li aiuterà a compiere una scelta più ancorata alla realtà e alle proprie possibilità. In questo modo il bambino sarà meglio preparato a capire perché non può scegliere un’università privata a 400 km da casa e che costa oltre 30 mila euro l’anno, quando c’è un’ottima università pubblica più vicina a casa: “Innanzitutto si tratta della LORO esperienza universitaria e in secondo luogo in questo modo si offre loro un esempio pratico, gli si fa capire come va il mondo, qual è il costo delle cose”.

 

Voi unimamme cosa ne pensate? Mettete già in pratica questi consigli?