Affidi illeciti: “all’asilo toccavi gli altri bambini, te lo ricordi?”, le manipolazioni e le bugie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:27
bambini tolti alle famiglie
fonte: iStock

Gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda degli affidi in Emilia Romagna.

Unimamme, nei giorni scorsi la vicenda dell‘indagine: Angeli e Demoni sugli affidi in Emilia Romagna ha sollevato molto scalpore e indignazione da parte dell’opinione pubblica.

Affidi in Emilia: le intercettazioni e gli strani legami con l’inchiesta Veleno di Pablo Trincia

Gli inquirenti stanno indagando su bambini sottratti in modo illecito alle loro famiglie di origine, di casi di abusi e maltrattamenti e di affidi a persone inadeguate.

I carabinieri di Reggio Emilia hanno messo agli arresti domiciliari 6 persone e hanno notificato altre 10 misure cautelari in seguiti all’indagine su un’organizzazione criminale che sottraeva i bimbi alle famiglie per darli ad amici e conoscenti, gestendo in modo illecito fondi pubblici.

Si parla quindi di atti contraffatti, forzature e manipolazioni dei bambini molto gravi, abusi e violenze mai avvenute.

«Ho paura che mamma e papà mi rapiscano. Ho davvero tanta paura” queste sono le parole di una bambina che due donne affidatarie hanno detto di averle sentito dire e che sono finite in una relazione, ma si trattava di falsi. A questa si aggiungono frasi equivoche a proposito di baci in bocca col papà che la responsabile dei Servizi Sociali della Val D’Enza, Federica Anghinolfi, ora ai domiciliari, ha trasmesso all’autorità giudiziaria.

In un altro colloquio, una donna, Nadia Bolognini, psicoterapeuta, cercava di far sparire il ricordo del padre dalla mente di un bambino con queste parole: “Dobbiamo fare una cosa grossa… Sai qual è? Gli psicologi la chiamano elaborazione del lutto (…) Dobbiamo vedere tuo padre nella realtà e sapere che quel papà non esiste più e non c’è più come papà. È come se dovessimo fare un funerale!”.

Sempre la psicoterapeuta Bolognini manipolava una bambina in un’altra intercettazione.

“Ma io non mi ricordo perché non li posso più vedere” raccontava una bambina nell’ottobre del 2018, nel corso di un’intercettazione ambientale. «Ma non ti ricordi che hai detto che (tuo padre)  non lo volevi più rivedere? Io ricordo questo», rispondeva la psicologa Bolognini. “Non ho detto questo… ma io non ho detto che non volevo vederlo” diceva la bimba.

“Sì, hai detto che non volevi vederlo perché avevi paura che ti facesse del male… che si potesse vendicare… o che ti potesse portare via. Ti ricordi la paura che hai sentito. Te la ricordi adesso?”  le rispondeva la mamma affidataria. «Quello che tu dirai al giudice il tuo papà non lo saprà, neanche la tua mamma” continuava la psicologa. “Forse sono io che mi ricordo male, ma quando ti hanno detto che non avresti più visto il tuo papà tu eri contenta, te lo ricordi?».

La piccola cercava di ribattere: «Non mi viene in mente, non mi ricordo di aver detto così».

Allora interveniva la mamma affidataria: “Guarda che non c’è niente di male! Perché se tu hai vissuto una situazione che ti hanno fatto stare tanto male… d’accordo, tu come bimba puoi dirlo che stai proprio male e che non hai voglia di star male così (…) Sono gli adulti che si occupano dei bambini, non viceversa. Non è che se tu hai detto che stavi tanto male e non volevi più vederlo sei una brutta bambina».

Quando infine la psicoterapeuta le chiede ancora se la bimba volesse incontrare i suoi genitori la bimba risponde: “mi piacerebbe anche per rivederli, anche fisicamente. Ogni tanto mi capita di piangere perché mi mancano gli abbracci del papà”.

In un altro caso la mamma affidataria invitava il bimbo a ricordare gli abusi sessuali: “all’asilo toccavi gli altri bambini, ricordi? Me l’hanno detto“. Il bambino annuiva e la donna proseguiva: “sai che c’è? Facevi quello che hai imparato a casa“.

A questo si aggiungevano anche i disegni “corretti” aggiungendo dettagli sessuali per avvalorare l’affido ad altri, come ha testimoniato anche una mamma che non vede la figlia da anni.

Alcuni esperti di psicoterapia, in questi ultimi giorni, hanno spiegato che il lavoro su bambini vittime di abusi può essere molto delicato e complesso e che il Centro Hansel e Gretel, tra gli esperti del settore, gode di una buona reputazione.

Precedentemente si era parlato dell’elettroshock ai bambini per confonderli, non si trattava però di un caso simile. La macchinetta trovata dalle forze dell’ordine non era un apparecchio per fare l’elettroshock, ma un oggetto usato nell’ambito della psicoterapia Emdr, una tecnica conosciuta che consiste nel mandare ai pazienti stimoli acustici e tattili.

Infine, bisogna sottolineare che il sindaco di Bibbiano, Andrea Caroletti, inizialmente coinvolto nell’organizazione criminale sembra non essere parte di essa, come si legge su Repubblica. «Risponde solo di abuso d’ufficio e falso. Gli viene contestato di aver violato le norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, ma non è coinvolto nei crimini contro i minori».

Per quanto riguarda invece il fondatore di Hansel e Gretel, Claudio Foti, finito ai domiciliari, c’è chi lo difende. Sempre su Repubblica il dottor Luigi Cancrini, direttore scientifico del Centro di aiuto al bambino maltrattato di Roma dichiara: “è una sciocchezza pensare che Claudio Foti giri i paesi reggiani per 135 euro a seduta». E aggiunge: “quello che a volte succede in chi si addentra molto in queste situazioni è un entusiasmo da lavoro in cui ci si può trovare a essere troppo sensibili agli accenni che può fare il bambino. Esistono sempre rischi opposti: non prendere il bimbo sul serio o empatizzare troppo, entrando, in buona fede, in collusione con le sue fantasie”.

D’altra parte Pablo Trincia, un giornalista nonchè “iena” che ha realizzato assieme ad Alessia Rafanelli l’inchiesta “Veleno” sul caso di 16 bambini che negli anni 90 sono stati tolti alle famiglie per una presunta banda di pedofili, divulgata con un podcast su Repubblica e sulla quale è stato anche scritto un libro, ha pubblicato su Facebook un post che collega Bibbiano alla sua inchiesta:

Diffondete!!! La Procura di Reggio Emilia avrebbe appena sventato un secondo “caso Veleno”. Leggete nel dettaglio.
Hanno arrestato Claudio Foti, responsabile del Centro Hansel e Gretel di Torino, lo stesso da cui provenivano le psicologhe che avete visto interrogare i bambini di Veleno.
Foti aveva da tempo scritto contro di noi, facendo addirittura una petizione contro il podcast.“

Nel caso dei bambini di “Veleno” molti dei genitori non hanno più rivisto i loro figli, una mamma si è addirittura suicidata, altri sono fuggiti all’estero.

Unimamme, cosa ne pensate di quanto sta avvenendo all’interno di questa inchiesta?