Bibbiano | “Hanno usato la tragedia del mio bambino”: la denuncia della mamma di Tommaso Onofri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:27
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La mamma di Tommaso Onofri si sfoga dopo aver saputo che assistenti sociali di Bibbiano usavano la storia di suo figlio.

Tommaso Onofri
Bibbiano La tragedia del mio bambino usata per orribili scopi FOTO Universomamma.it

Unimamme, oggi dobbiamo raccontarvi di una vicenda risalente a 13 anni fa, ma legata alle cronache odierne e, in particolare, al caso di Bibbiano.

Bibbiano, parla la mamma di Tommy: il bimbo rapito e ucciso 13 anni fa

Forse sarà ancora impressa nella vostra memoria la storia del piccolo Tommaso Onofri che risale a 13 anni fa. Nel 2006 Tommaso era stato rapito e ucciso, i suoi assassini: Mario Alessi, la sua compagna Antonella Conserva e Salvatore Raimondi sono stati assicurati alla giustizia. Ora la mamma del bambino, Paola Pellinghelli, ha saputo che gli indagati del caso Bibbiano usavano la tragedia di Tommy per spaventare gli operatori della Val D’Enza e costringerli così a falsificare le relazioni sui genitori dei bambini.

La mamma di Tommy ha dichiarato: “non sapevo nulla ho seguito i fatti di Bibbiano solo i primi tempi, poi non ce l’ho più fatta, potrete immaginare che ogni notizia agghiacciante che riguarda bambini io ormai la evito”. La Aghinolfi, a capo dei servizi sociali della Val d’Enza sosteneva che Tommy fosse stato rapito da una cupola di pedofili che 20 anni fa operavano nella Bassa Modenese e che fossero ancora attivi a Bibbiano e dintorni. La mamma di Tommy commenta così: dico che se la signora era così informata, perché è stata zitta in questi 13 anni? Perché non ha mai avvertito le forze dell’ordine? Perché non è intervenuta durante le indagini o almeno durante i processi? A questo punto la sua posizione è ancora più grave: se fosse vero quello che millanta, sarebbe colpevole di aver nascosto agli inquirenti preziose informazioni per ritrovare mio figlio“.

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Gli operatori di Bibbiano sostengono di aver ricevuto pressioni ad agire di nascosto perché per fermare i pedofili bisognava agire al di là della legalità. “Sono cose allucinanti. Il mio bambino non era vittima di nessuna rete di pedofili, fino all’ultimo giorno è sempre stato con me oppure affidato a mia mamma e mia sorella. I suoi assassini stanno pagando la loro pena e tutto è acclarato: ricamarci sopra altre ipotesi assurde è irrispettoso.” La mamma di Tommy spiega così il motivo per cui la storia di Tommy è stata utilizzata: “per il forte impatto emotivo che ancora oggi provoca nelle persone: nessuno lo ha più dimenticato e ricevo ancora pacchi di lettere. Infine perché noi siamo in Emilia, cioè nella zona giusta, utile per loro… Evidentemente qualcuno voleva spaventare le persone e la storia di Tommy, così impressionante, sembrava fatta apposta.” Ora la donna ha deciso di prendere provvedimenti nei confronti di quanto accaduto. “Giù le mani da Tommy. Nessuno osi strumentalizzare la tragedia del mio bambino, i cui assassini sono in carcere da anni grazie a indagini precise e inequivocabili. Aspetto solo il ritorno del mio avvocato per stabilire cosa fare”.

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