Caso Vannini in Cassazione | “Vicenda disumana”: sì a nuovo processo | FOTO

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:07
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Sì a un nuovo processo d’Appello per la morte di Marco Vannini. La Cassazione ha accolto la richiesta.

Caso Vannini in Cassazione Vicenda disumana sì a nuovo processo FOTO Universomamma.it

Il pg della Cassazione Elisabetta Ceniccola ha chiesto un nuovo processo d’Appello perché la morte di Marco Vannini sarrebbe stata omicidio volontario e la Cassazione ha accettato.

Cassazione: processo da rifare per Marco Vannini

Questa la richiesta, poi accettata, ai giudici della prima sezione penale nel corso dell’udienza del processo per l’omicidio di Marco Vannini, avvenuto con un colpo di pistola nella notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015, mentre si trovava a casa della fidanzata a Ladispoli. Ceniccola ha chiesto di annullare, con rinvio ad altra sezione la sentenza di secondo grado della Corte d’Assise d’Appello di Roma e che vengano accolti i ricorsi presentati dalle parti civili e rigettati quelli della difesa. Ecco che cosa ha detto nel corso della requisitoria. “Si tratta di una vicenda gravissima per la condotta degli imputati e addirittura disumana considerati i rapporti con la vittima. Marco era un ospite in quella casa e come tale andava trattato“.

Marco Vannini processo 1
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Marco Vannini non è morto per il colpo di pistola ma per i 110 minuti di ritardo nell’allertare i soccorsi. Tutti per ben 110 minuti  mantennero una condotta omissiva menzognera e reticente. La gravità della situazione era sotto gli occhi di tutti loro. Se metto una bomba su un aereo non posso dire che non volevo far morire delle persone. Nel caso di Marco Vannini il proiettile è come la bomba di quell’aereo”. Anche il legale della famiglia della vittima Celestino Gnazi è convinto delle “urla disumane” emesse da Marco mentre agonizzava aspettando i soccorsi, sempre secondo l’avvocato in quei 110 minuti “è presumibile pensare che in quei 110 minuti siano stati messi in atto tentativi programmati, cinici e lucidi di ripulire il sangue“. La difesa inoltre ha ribadito che “la prova sulle particelle derivate dallo sparo ritrovate nei nasi delle persone coinvolte, è stata effettuata a distanza di circa 9 ore dagli eventi e che quindi non si può escludere la presenza di Martina nel bagno. La corte d’Appello ha usato questa prova senza tener conto di questo lasso di tempo e senza tener conto delle dichiarazioni fatte dalla stessa Martina in cui lei stessa ribadisce, in una occasione, di ‘aver visto’, di delirare e di ripetere quello che diceva il padre“. “

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Nel frattempo davanti alla Suprema Corte vi è stato un sit in per chiedere giustizia e verità per Marco Vannini. Marina Conte, mamma di Marco, ha commentato: “se hanno una coscienza dovranno pensare a quello che hanno fatto. Mio figlio si poteva salvare. Oggi qui c’è l’esercito di Marco che ci ha sostenuto in questi anni: familiari, amici e tanta gente che ha scelto di essere con noi, c’e’ anche chi arriva dall’estero. Ringrazio tutti quelli che sono qui accanto a noi in questa giornata“. Elemento centrale della vicenda discussa ed esaminata dalla Cassazione è la sussistenza o meno rel reato di omicidio volontario riconosciuto in primo grado, ma non in appello dove Antonio Ciontoli, colui che si ritiene abbia sparato, ha visto la pena ridotta da 14 a 5 anni. Unimamme, cosa ne pensate di questa ultima evoluzione della vicenda raccontata su Repubblica?

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