“I 3 obiettivi della Fase 2: l’avvertimento di Brusaferro, presidente dell’ISS | FOTO
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“I 3 obiettivi della Fase 2: l’avvertimento di Brusaferro, presidente dell’ISS | FOTO

Il Presidente delll’Istituto Superiore di Sanità ha sottolineato che siamo ancora in epidemia e quindi bisogna fare attenzione, ecco quali sono gli obiettivi di questa fase.

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I 3 obiettivi della Fase 2 l’avvertimento di Brusaferro, presidente dell’ISS FOTO Universomamma.it

Unimamme, Brusaferro, Presidente dell’Iss, Istituto Superiore di Sanità, durante una videochiamata alla  XII commissione Affari Sociali della Camera circa le iniziative per il monitoraggio dei contatti interpersonali  nell’ambito delle misure di sanità pubblica legate al contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19, ha chiarito alcuni aspetti della situazione in cui ci troviamo.

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Innanzitutto l’esperto ha spiegato che, nonostante si sia arrivati alla Fase 2 l’epidemia c’è ancora. “Stiamo ancora in fase epidemica. Il fatto che la curva dei contagi sia decrescente è positivo ed è il frutto delle misure prese e dei comportamenti degli italiani. Ciò non toglie che abbiamo nuovi casi e che la circolazione del virus sia presente nel Paese, e questo deve portarci ad adottare tutte le misure necessarie“. Il Presidente dell’Iss ha aggiunto che le modalità di trasmissione sono sempre le stesse per tutti i Paesi:

  • per droplet
  • contatto
  • via aerea

“E’ stato ritrovato anche nelle feci ma gli impianti di depurazione sono sufficienti a inattivarlo.”. L’esperto ha precisato:

  • che viene trasmesso prevalentemente da sintomatici
  • e da chi nelle 48 ore successive trasmetterà i sintomi
I 3 obiettivi della Fase 2 l’avvertimento di Brusaferro, presidente dell’ISS FOTO Universomamma.it

In questa Fase due ci sono alcuni obiettivi da seguire. Se il virus viene lasciato libero di circolare ogni persona infetta a sua volta ne contagia 2 o 3. Si tratta di un numero significativo anche se non altissimo rispetto ad altre malattie infettive.

  • Il professor Brusaferro ha sottolineato che bisogna tenere l’indice RT sotto all’1 in tutti i contesti.In questa fase dobbiamo certamente contenere la circolazione del virus. Non siamo ancora in grado di immaginare la sua eradicazione o eliminazione, perché questo scenario sarà raggiunto quando avremo il vaccino, però possiamo fare in modo che la circolazione sia piuttosto limitata“.

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  • il secondo obiettivo insomma è quello di far sì che i nuovi casi siano sostenibili dalle strutture ospedaliere dal punto di vista delle terapie intensive, del pronto soccorso e delle terapie a domicilio.
  • Terzo, bisogna capire se le misure di rilassamento adottate ci consentono di non tornare alla fase di crescita dell’epidemia. Ogni malato non deve contagiare più di 1 persona. “Con tutti i dati prodotti dal monitoraggio si genereranno delle matrici di rischio, e su queste basi, algoritmi che vengono declinati molto semplicemente, avremo una mappa su base settimanale delle situazioni di rischio, da discutere in cabina di regia al ministero della Salute con le Regioni e l’Istituto superiore di Sanità” ha spiegato l’esperto con parole riportate su Repubblica. Brusaferro ha specificato che in Italia si fanno 70 mila tamponi al giorno e che il numero aumenterà. Inizialmente è stata la scarsità di reagenti a determinare un numero meno elevato di test.

Quindi questi tamponi verranno fatti alle persone a rischio, come per esempio il personale medico e che bisogna assolutamente fare tamponi ai contatti stretti delle persone a rischio. I tamponi sono l’unico metodo per individuare l’rna virale. Ma una persona oggi negativa può esser domani positiva, e viceversa”Purtroppo gli immuni sono ancora molto pochi. Per arrivare alla cosiddetta immunità di gregge, quindi per ora si punta ancora al contenimento. Infine un parere sui test sierologici che si stanno effettuando. Questi test non sono infatti una sorta di “patente di immunità”, ma indicano solo che si è venuto a contatto con il Covid – 19. “Non sappiamo ancora quanto dura la memoria immunitaria e la quantità di anticorpi protettivi che consente di dire che una persona è immune. I test sierologici cercano di individuare questi anticorpi, però ci mancano molte informazioni per dedurne conclusioni certe. I test non ci dicono se l’infezione è in corso o risale al passato, se c’è positività poi deve essere valutata con un tampone. E quindi non devono indurre ad una rischiosa falsa sicurezza”.

In ultimo l’esperto ha ribadito la necessità di lavare frequentemente le mani. Unimamme, cosa ne pensate di queste considerazioni?

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