Donne e allattamento: i numeri in Italia fanno ben sperare

In Italia sono sempre di più le donne che allattano al seno: i numeri in Italia sull’allattamento fanno ben sperare ma c’è ancora molto da fare

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Donne e allattamento: i numeri in Italia fanno ben sperare | Universomamma.it (fonte: adobe)

Il latte materno ha tutti i nutrienti di cui il neonato ha bisogno e lo protegge anche dalle malattie più comuni favorendone lo sviluppo sensoriale e cognitivo. In Italia sono sempre di più le donne che allattano al seno ma c’è ancora molto da fare per dare luce a questo alimento naturale e sostenibile

Secondo gli ultimi dati Istat riferiti al 2013 rispetto al più lontano 2005, le donne che allattano al seno sono aumentate, sia come numero di donne che allattano al seno sia nella durata dell’ allattamento. Quattro mesi di allattamento esclusivo per i bambini italiani, ma rimane basso il tasso di avvio dell’allattamento entro la prima ora dalla nascita.

Donne e allattamento: i numeri in Italia

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Donne e allattamento: i numeri in Italia fanno ben sperare | Universomamma.it (fonte: adobe)

L’indagine fa riferimento a 2,7 milioni di donne che hanno avuto un figlio nei cinque anni precedenti la rilevazione.

La media di durata di allattamento esclusivo nel 2013 è di

  • 4,1 mesi
  • il valore più alto si registra nella provincia autonoma di Trento dove la media sale a 5,0 mesi
  • quello più basso in Sicilia dove scende a 3,5.

Rispetto al 2005 la percentuale di donne che allattano sono aumentate, anche se allattano per brevi periodi o con un allattamento misto, il periodo complessivo dell’allattamento al seno si allunga, indipendentemente dall’età della madre e su tutto il territorio nazionale.

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Le donne straniere  hanno una media più alta

  • l’89,4% allatta
  • contro l’84 ,6% delle italiane

e come durata media dell’ allattamento non esclusivo

  • 9,2 mesi
  • contro gli 8,1 mesi delle italiane.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica

  • al Nord Est si allatta di più 88,5%
  • mentre al Sud si registra la quota più bassa 82,8%
  • soprattutto in Sicilia 71,1%.

La stessa cosa vale per la durata dell’allattamento

  • nel centro Italia sale a 9,1 mesi
  • mentre al sud scende 8,2 mesi

Per quanto riguarda l’allattamento esclusivo

  • al sud abbiamo una media di 3,9 mesi
  • mentre al Nord 4,3 mesi
  • Il valore più alto si registra nella provincia autonoma di Trento che sale a 5,0 mesi
  • quello più basso in Sicilia 3,5 mesi

I dati raccolti dimostrano che oltre alla distribuzione geografica ad interferire sono le caratteristiche socioeconomiche e l’istruzione delle donne

  • titolo più alto di studio allattano di +89%

I dati mostrano anche che le donne che hanno avuto un parto cesareo o pretermine allattano meno

  • 81,1% parto cesareo
  •  72,2% parto pretermine

La media scende in questi casi anche perché non ci sono le condizioni favorevoli ad allattare che sono appunto la vicinanza del bambino alla madre durante la degenza e l’immediatezza nell’attaccare il bambino al seno. Anche per la durata e per l’allattamento esclusivo le percentuali sono più basse.

In Italia nel 2013 tra le donne che hanno partorito nei cinque anni precedenti l’indagine, hanno usufruito del roaming,  la pratica che lascia il bimbo accanto alla madre 24 ore su 24 dal momento della nascita fino alla dimissione

  • il 49,1% questa pratica è più diffusa al Nord Italia.

L’allattamento non è condizionato dall’essere primipare o pluripare mentre l’allattamento per i figli successivi al primo aumenta di durata passando

  • da 8,4 mesi per il primo figlio
  • a 9 mesi per il secondo figlio

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Secondo l’indagine dell’Istituto superiore della sanità e nell’ambito del progetto “il percorso nascita: promozione e valutazione delle qualità dei modelli operativi“ i risultati pubblicati nel rapporto includono anche dati sull’allattamento. Secondo questa indagine dopo il parto hanno avuto problemi di allattamento

  • il 37,7% delle italiane
  • contro il 25

La figura principale di riferimento sia per le italiane che per le straniere consultato per un 40% è

  • il pediatra
  • a seguire l’ostetrica del consultorio familiare ( straniare 24,4% mentre le italiane 17,7%)

Partecipazione ai gruppi di sostegno sull’allattamento

  • 12,2% delle donne italiane
  • l’11,2% delle donne straniere

A sostenere la donna nell’allattamento una volta tornata a casa è stato il marito per

  • il 30,7% delle italiane
  • 26, 5% invece delle straniere

Dichiarano di non aver ricevuto sostegno:

  • Il 27,1% delle italiane
  • contro il 35,2% delle straniere

Per quanto riguarda l’utilizzo del latte artificiale la ragione per la quale è stato somministrato nei primi tre mesi è la percezione di mancanza di latte da parte della mamma

  • per il 33% delle donne di entrambe le cittadinanza

Riguardo invece ai motivi lavorativi

  • 22,1% per le donne straniere
  • contro il 2,4 delle italiane

A consigliare l’utilizzo del latte artificiale è stato soprattutto il parere del pediatra. Mentre hanno preso autonomamente la decisione

il 7,7% delle italiane

il 24,1% delle straniere

Per quanto riguarda l’attaccamento al seno entro le due ore dalla nascita secondo l’indagine i fattori che hanno aiutato questa pratica sono

  1.  l’aver avuto assistenza pubblica
  2.  l’aver partecipato a un corso di accompagnamento alla nascita
  3.  la possibilità del rooming in
  4.  la pluriparita

Hanno influito sull’attaccamento del bambino al seno oltre le due ore:

  • lo stato di casalinga
  • l’età gestazionale inferiore alle 32 settimane
  • il peso alla nascita sotto i 2500 g
  • la gemellarità
  • il parto operativo con taglio cesareo
  • non aver avuto informazioni adeguate in reparto
  • la preferenza per il parto con il taglio cesareo o la residenza al centro sud

Dall’indagine emerge che per i fattori che influenzano positivamente l’allattamento al seno la frequenza risulta minore al Sud rispetto al Nord. Bisogna continuare a promuovere l’allattamento al seno secondo le raccomandazioni internazionali.

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Donne e allattamento: i numeri in Italia fanno ben sperare | Universomamma.it (fonte: adobe)

Care unimamme cosa ne pensate di questi dati di cui parla l’Istituto superiore della sanità?

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