Gravidanza wifi tablet e cellulari, un connubio che è meglio evitare

In gravidanza le onde non ionizzanti prodotte da wifi, tablet, cellulari sono da evitare secondo uno studio pubblicato in una prestigiosa rivista

onde wifi gravidanza
immagine da adobestock

Ha suscitato preoccupazione, nella comunità scientifica e non, il risultato di qualche anno fa pubblicato sulla rivista Nature che analizzava i rischi di aborto spontaneo legati all’esposizione delle gestanti alle onde degli apparecchi elettronici connessi a internet

Gravidanza wifi, tablet e cellulari, meglio evitare secondo la scienza

gravidanza wifi cellulare tablet
immagine da adobestock

Lo studio condotto dai ricercatori del Kaiser Permanente Northern California ha monitorato con un apparecchio la quantità di radiazioni a cui erano esposte circa novecento donne in dolce attesa nell’arco di una giornata. Il risultato è stato allarmante: si è visto infatti che le radiazioni non ionizzanti emesse da cellulari, tablet e connessioni wifi hanno aumentato il rischio di aborto spontaneo in quel campione di donne del 270%. Se si considera il periodo brevissimo sul quale è stata effettuata l’indagine, le 24 ore, si capisce anche l’enormità del dato.

LEGGI ANCHE: SMARTPHONE E RADIAZIONI: LA CLASSIFICA DI QUELLI PIÙ PERICOLOSI, FOTO

Questo tipo di radiazioni erano già state inserite nella lista dei possibili cancerogeni dalla International Agency for Research on Cancer.

Oggigiorno è possibile trovare una connessione wifi pressocchè ovunque, ognuno di noi ha un cellulare con una connessione a internet, molti ragazzi vivono in simbiosi con il tablet, il cellulare o le consolle che utilizzano connessioni wifi. Ma questo tipo di radiazioni sono anche quelle emesse dalla tv o dal forno a microonde. Anche le donne in gravidanza non limitano l’utilizzo di questi dispositivi, quindi si esporrebbero inconsapevolmente a rischi enormi per loro e per i bimbi che portano in grembo.

Un ulteriore studio pubblicato sul Journal of Microscopy and Ultrastructure ha evidenziato che questo tipo di onde vengono assorbite maggiormente dai bambini e dai feti perché il loro tessuto celebrale è più sottile e assorbente. Oltre al rischio di aborto, nei bambini queste onde potrebbero portare a conseguenze quali i disturbi del comportamento e l’iperattività.

LEGGI ANCHE: GRAVIDANZA E RISCHI PER IL FETO: I PAPÀ CONTANO PIÙ DELLE MAMME

Per limitare la quantità di onde assorbite, alcuni consigli degli esperti per le donne in gravidanza, e in generale per tutti, sono

  • non tenere acceso il router se non necessario
  • utilizzare cuffie e vivavoce per non tenere a diretto contatto il dispositivo con la pelle
  • evitare di tenere i dispositivi sul comodino durante la notte
  • non appoggiare il dispositivo su gambe e stomaco.

In passato alcuni studi avevano indagato anche sulla possibile relazione tra l‘esposizione a queste onde e alcune malattie come il cancro al seno nelle donne o la scarsa produzione di spermatozoi negli uomini.

Se si considera che l’esposizione a questo tipo di radiazioni è ormai enorme per ognuno di noi, sarebbe il caso che la scienza approfondisse gli studi su queste onde e sui danni alla salute per l’uomo e soprattutto per le fasce più a rischio come le donne in gravidanza e i bambini, cercando un collegamento certo tra causa ed effetto.

Oltre ad essere diventato per molti versi un problema sociale, pare che sia quindi anche un problema di salute, ma molte persone ancora non sono sufficientemente informate sui danni che potrebbero avere da un uso intensivo di questi apparecchi.

LEGGI ANCHE: L’USO DEL TELEFONO CELLULARE PROVOCA IL CANCRO: LA SENTENZA CHE FA DISCUTERE

Uno dei risvolti negativi del progresso tecnologico quindi potrebbe essere anche una diminuzione delle nascite e un incremento degli aborti spontanei dovuta a queste onde. Un campanello di allarme che non va sottovalutato.

gravidanza wifi cellulare meglio evitare
immagine da adobestock

E voi unimamme cosa ne pensate?

Per restare sempre aggiornato su notizie, richiami e tanto altro continua a seguirci su GoogleNews.

Gestione cookie