Seconda ondata Coronavirus: come spiegarla ai bambini

Per spiegare la seconda ondata del Coronavirus ai bambini ci viene in aiuto un’esperta con dei consigli semplici, ma importanti.

Coronavirus
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Unimamme, come vi abbiamo detto anche in occasioni passate ci dobbiamo ricordare che se anche noi adulti simo stressati da questa pandemia che stiamo vivendo non da meno lo sono anche i nostri figli.

I bambini/ragazzi stanno affrontando anche loro un periodo nuovo nel quale vengono privati di molte cose. In alcune Regioni non tutti i bambini vanno a scuola e molti hanno smesso di andare a praticare sport, di uscire per vedere gli amici, ma in tanti hanno dovuto anche rinunciare al rapporto con i loro nonni per “proteggerli”. Per non dimenticare l’uso obbligatorio delle mascherine nei bambini sopra i sei anni che anche quando sono in classe si trovano ad usarla.

Seconda ondata Coronavirus: i consigli di un’esperta per parlare con i bambini

Secondo lockdown
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Tutti questi cambiamenti nella vita quotidiana dei bambini possono provocare dei disturbi, dalla mancanza di sonno fino a stati di ansia e paura. Come aiutare i bambini ad affrontare questo secondo lockdown? Per aiutare i genitori a gestire al meglio le nuove esigenze dei bambini ci pensa la Dott.ssa Grazia Sciarillo, Psicologa-Psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico specializzata in Prevenzione, consulenza e trattamento del disagio in età evolutiva. La quale attraverso il Blog di Clio Make Up risponde ad alcune domande che sono quelle che più ci poniamo in questo periodo.

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La Dottoressa inizia spiegando cosa l’isolamento ha causato nei bambini anche molto piccoli: L’isolamento ha causato l’insorgenza di problematiche comportamentali e sintomi di regressione nel 65% di bambini di età minore di 6 anni e nel 71% di quelli di età maggiore di 6 anni fino ai 18 anni. Questo è quello che emerge da una ricerca dell’Ospedale Gaslini di Genova”.

Se il primo lockdown è stato affrontato con più “forza”, adesso subentra un fattore da non sottovalutare, la “stanchezza“:In questa seconda fase l’OMS definisce la condizione diffusa con il termine di ‘stanchezza da pandemia’. Prende la forma di esaurimento di energie e prevalgono sentimenti di demotivazione, alienazione e disperazione. Si tratta di un vero e proprio trauma che si riattiva a ogni ondata e mette in crisi l’equilibrio adattativo delle nostre vite“.

Come fare per aiutare i bambini, per farli adattare al cambiamento? La prima cosa è quella di non dargli delle false aspettative: “La chiave per l’adattamento a questo stress prolungato è smettere di aspettare che le nostre abitudini tornino a essere come quelle di prima“, ma bisogna imparare a costruire un nuovo equilibrio: “C’è ancora il virus che circola. Dobbiamo mettere in atto dei comportamenti a tutela della nostra salute e quella degli altri, ma è importante mettere in evidenza quello che ancora si può fare. Occorre spostare, quindi, il focus sul cambiamento e non sull’attesa che le cose tornino come prima“.

Inoltre, non bisogna dimenticare che i bambini si adattano meglio di noi adulti al cambiamento, per questo bisogna evitare di fingere che vada tutto bene: “Possiamo verbalizzare la nostra preoccupazione, ansia e mancanza della vita prima del Coronavirus. Soprattutto se questo aspetto è predominante ed è facilmente intuibile nel comportamento. Non caricare il futuro di eccessive aspettative positive, ma vivere il presente al meglio delle risorse a disposizione al momento e delle cose che si possono fare”.

Chiusura delle scuole e rapporto con i nonni: come fare?

Molti studenti italiani sono a casa per la chiusura delle scuole e stanno affrontando un grande cambiamento la Dad (didattica a distanza). Imparare da casa guardando l’insegnate ed i compagni di classe da uno schermo non deve essere facile.

La Dott.ssa Sciarillo sottolinea l’importanza di: “Adattare la comunicazione al tipo di elaborazione che il bambino può sostenere. Per i più piccoli risulta molto difficile creare rappresentazioni mentali. Ecco perché è fondamentale dare un nome e un volto al virus in modo tale che la conoscenza riduca l’angoscia. Rendere visibile qualcosa di invisibile”.

Inoltre ai più piccoli si può raccontare così la chiusura e l’apertura delle scuole:Si può spiegare che a scuola il virus è talmente contento che viaggia e saltella attraverso tosse, starnuti e saliva da un bimbo all’altro. Quindi, a volte noi gli facciamo uno scherzo e non ci facciamo trovare. Ma gli amici e le insegnanti si possono continuare a vedere dal PC e si può continuare ad imparare e divertirsi insieme”.

Un discorso a parte si deve fare per l’uso delle mascherine e del distanziamento sociale dove è importante spiegare ai bambini che ci sono dei nuovi modi di comunicare e di esprimersi: “Fare disegni, scrivere bigliettini, inventare giochi che si possono fare in videochiamata oppure giochi a distanza all’aperto. Non sempre l’amore si può esprimere e comunicare con un abbraccio. Questo è un grande cambiamento che apre nuovi scenari“.

Infine, come spiegare che il rapporto con i nonni che hanno un ruolo fondamentale nella vita dei bambini è per il momento cambiato? C’è chi li vede meno, chi non li vede proprio, ma l’importante è dire sempre ai piccoli la verità e “spiegando loro che i nonni non hanno contro il Coronavirus difese forti come quelle dei più piccoli“.

Voi unimamme cosa ne pensate di questi consigli? Come state aiutando i vostri bambini a capire come affrontare questo periodo?

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