“Se hai un figlio non puoi lavorare”: la denuncia di una mamma

Una donna mamma di un bambino ha subito una discriminazione per un posto di lavoro.

mamma discriminata
immagine da adobestock

Unimamme, oggi purtroppo dobbiamo parlarvi di un episodio di discriminazione nei confronti di una mamma.

Una mamma lavoratrice protesta per un’ingiustizia

Questo è un momento indiscutibilmente molto difficile, in cui tanti vivovo difficoltà economiche per mancanza di lavoro.

Vediamo che cosa è successo a una mamma single che sperava di essere arrivata a una svolta.

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Alessia Tattoli è una mamma 33enne che lavora a La Loggia, in provincia di Torino. Pochi giorni fa ha risposto a un annuncio di un’azienda agricola di Grosseto che era alla ricerca di “curatrici per animali domestici“. L’azienda offriva in cambio lo stipendio e l’alloggio.

Per lavorare Alessia era disposta a trasferirsi senza problemi “Anche il lavoro era giusto per me e infatti per tutto il colloquio, la persona con cui ho parlato ha continuato a ripetermi che il mio curriculum era adatto all’incarico”.

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Alessia Tattoli infatti aveva lavorato a lungo in un canile nell’astigiano, gestendo un allevamento di bassotti con centinaia di cani. Durante il colloquio le hanno detto che avrebbe dovuto occuparsi di cani, gatti e cavalli.

mamma discriminata
immagine da adobestock

Sempre l’azienda le ha chiesto quando potesse cominciare e lei ha risposto anche immediatamente. “Benissimo, allora può venire qui con la sua borsa e iniziare subito“.  Le cose però sono cambiate quando lei ha fatto una precisazione.

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Alessia infatti ha dichiarato di avere un figlio di 3 anni che sarebbe andato con lei. Purtroppo la risposta è stata negativa. No signora un bambino no. Non è un asilo nido, è un posto dove si lavora. Prova a chiamare Fiat e chiedere un posto in fabbrica con il bambino accanto, vediamo se le dicono di sì”.

Alessia ha precisato che il figlio naturalmente sarebbe andato all’asilo e che non era sua intenzione tenerlo con sè al lavoro.”Quella risposta mi ha fatto sentire discriminata”. 

L’azienda agricola, da parte sua, si difende. “Nessuna discriminazione” sostengono “però l’azienda mette a disposizione case private di cui è responsabile. Se succedesse qualcosa al bambino sarebbe responsabilità dell’azienda. Le case sono di proprietà dell’azienda, sono spazi per adulti”.

Alessia Tattoli però ribatte che a lei questo non è stato detto e, dal momento che ha reso pubblica la sua vicenda sui social, diverse mamme hanno scritto di aver subito un trattamento simile al suo.

Unimamme, cosa ne pensate di questa vicenda di cui si parla su Repubblica? Noi vi lasciamo con lo sfogo di una mamma lavoratrice.

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