“Papà uccidi il mostro”: il disegno di un bambino racconta il dramma dell’Ilva

“Papà uccidi il mostro” è un disegno realizzato da un bambino morto a Taranto in seguito alla situazione dell’Ilva e che ha ispirato un cortometraggio.

Ilva inquinamento
“Papà uccidi il mostro”: il disegno di un bambino racconta il dramma delle famiglie di Taranto

Due anni fa la Corte Europea per i diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Ilva di Taranto per non aver protetto i cittadini dalle emissioni tossiche emesse dall’impianto e diverse volte abbiamo cercato di dare voce alle famiglie distrutte dal dolore legato ai tumori sviluppati dai loro bambini.

Ilva di Taranto: un cortometraggio la accusa della morte di un bambino

Papà uccidi il mostro
“Papà uccidi il mostro”: il disegno di un bambino racconta il dramma delle famiglie di Taranto- Facebook

Ora un nuovo cortometraggio dal nome: “Papà uccidi il mostro” punta nuovamente l’obiettivo sullo stabilimento collocato nel quartiere Tamburi di Taranto, l’acciaieria più grande d’Europa che nel corso degli anni è stata responsabile di tanti drammi.

Il cortometraggio di cui vi parliamo oggi è diretto e interpretato dall’attore pugliese Fabio Vasco ed è liberamente ispirato alla vicenda che riguarda l’Ilva. Il filmato però, tocca la storia di una delle tante, piccole vittime di questa struttura.

Si tratta di un piano sequenza di 9 minuti in ricordo di Federico, da lui infatti è nato lo spunto per quest’opera prodotta dalla Mag-Movimento artistico giovanile.

In Papà uccidi il mostro, Fabio Vasco narra la tragedia di un uomo e del suo bambino che rispecchia quanto vissuto da intere generazioni di operai illusi dal finto miracolo industriale.

Una storia d’amore, tra le fiamme degli altiforni, cornice infernale e crudele di mille vite sacrificate”.

Prima di morire per un neuroblastoma nel 2014, Federico aveva fatto un disegno con scritto appunto: Papà uccidi il mostro.

L’uomo l’aveva poi inviato a una delle attiviste che lo ha ripubblicato, dopo anni, su Facebook.

C’è un solo modo per ricordare Federico e tutti i bambini messi sull’altare del profitto: lottare, lottare ancora e resistere”. 

Nel lungometraggio un uomo solo, in una casa vuota, in un’atmosfera sospesa comunica al figlio malato che si trova in un lettino in ospedale.

Fuori le nuvole di pioggia si confondono col grigio dell’Italsider di Taranto. Sul letto dell’uomo c’è una valigia per intendere una partenza, forse, imminente.

Vasco, l’autore del corto, ha commentato in questo modo, come riportato su Rainews: “con il mio corto ho voluto dare voce a tutte le vittime di una tragedia purtroppo ancora attuale. Vorrei che passasse questo messaggio: perché i bambini capiscono prima degli adulti la gravità di determinate situazioni, mentre noi restiamo indifferenti, spettatori della cruda realtà.” 

Questo cortometraggio è già stato presentato a vari Festval nazionali e internazionali.

Stando alle perizie del tribunale risalenti al 2010 e alle dichiarazioni dell’Ilva sono state emesse nell’ambiente circostante 4159 tonnellate di polveri, 11 mila di diossido di azoto e anidride solforosa, come riportato su La Stampa.

Secondo i dati del registro Ines sulla città di Taranto, negli ultimi anni è stata immessa nell’atmosfera il 93% di diossina prodotta in Italia insieme al 67% di piombo. In soli 7 anni sono morte 11550 persone a causa delle emissioni.

Infine, magari ve lo ricorderete, alcune mamme hanno consegnato al ministro Bellanova un teschio su una tela bianca.

Unimamme, cosa ne pensate di questa idea?