Covid: le zone rosse locali, le Regioni che rischiano l’arancione

Covid: le zone rosse locali e le Regioni che rischiano l’arancione. Le ultime notizie.

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(Milano, Navigli. Foto di MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

L’epidemia di Covid-19 si è stabilizzata in Italia, dalla fine di gennaio, con oscillazioni dei casi intorno ai 10mila al giorno. Anche i decessi da circa una settimana sono scesi sotto i 400 giornalieri. Nel frattempo, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità arriva la notizia del dimezzamento dei casi di Covid nel mondo dall’inizio dell’anno.

Eppure, dagli scienziati arriva l’allarme sulle nuove varianti del virus, che potrebbero portare a una nuova esplosione dei casi, essendo più contagiose. Alcune, come quella sudafricana, potrebbero compromettere l’efficacia del vaccino anti-Covid. Queste varianti si stanno rapidamente diffondendo in Europa.

Ad avere la prevalenza è la variante inglese, che avrebbe iniziato a circolare nel Regno Unito già da settembre 2020, ma di cui si è avuta notizia solo dallo scorso dicembre. In Francia e in Germania, dove sono in atto maggiori chiusure rispetto all’Italia, questa variante del Coronavirus ha già superato il 20% dei contagi. Mentre nel nostro Paese è intorno al 17,8%, come risulta da un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità riferita al 4-5 febbraio.

Covid in Italia: la variante inglese

Al momento, le zone d’Italia più colpite dalla variante inglese sono le Regioni del Centro Italia, soprattutto Umbria e Abruzzo, e in particolare i bambini in età scolare, tra i quali sembra circolare di più, anche se senza o con pochi sintomi. In poche settimane, tuttavia, la variante inglese è destinata diventare quella prevalente, come ha messo in guardia il presidente dell’ISS Silvio Brusaferro.

Uno studio internazionale condotto nel Regno Unito ha stimato che la variante inglese del Coronavirus è fino al 50% più contagiosa del vecchio virus a cui siamo stati abituati finora. Secondo alcune stime sarebbe anche più letale, ma mancano indicazioni precise. Potrebbe essere letale fino al 20-30% in più della precedente versione dei virus, secondo alcuni anche fino al 50-60% in più. In ogni caso, più il Coronavirus si diffonde, contagiando una numero sempre più alto di persone, più i decessi aumentano, perché anche se la letalità (morti su contagiati) rimane bassa o contenuta i grandi numeri di contagiati porteranno inevitabilmente a più morti.

Va ricordato, poi, che anche il sovraccarico delle strutture sanitarie aumenta la letalità, perché i sanitari non riescono a curare tutti in modo adeguato. Aumenta poi anche la mortalità generale, i decessi tra la popolazione, perché vengono trascurate altre malattie o incidenti, che in condizioni normali non sarebbero mortali.

Per questo motivo, alcuni esperti stanno chiedendo il lockdown generale. Per preservare la popolazione da una nuova esplosione dell’epidemia, con elevato numero di contagi, di ricoveri e di morti, come nella primavera di un anno fa. Al momento, comunque, in Italia non c’è uniformità nella diffusione della variante inglese del virus. Infatti, mentre in alcune zone la situazione epidemica è stabile in altre si sta registrando un numero crescente di contagi, con il rafforzamento delle misure di contenimento.

In varie parti d’Italia, infatti, sono state istituite zone rosse locali, provinciali o comunali. Scopriamo insieme quali sono e quali Regioni potrebbero diventare arancioni nel prossimo finesettimana.


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Emergenza Covid: zone rosse locali

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(Ospedale di Tor Vergata, Roma. Foto di FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

Per scongiurare un lockdown generale a causa delle varianti più contagiose del Coronavirus, alcune Regioni hanno adottato delle chiusure a livello territoriale, provinciale o comunale. Si tratta di micro zone rosse istituite per contenere la diffusione dei contagi.

A cominciare era stata l’Umbria, dove un importante aumento dei casi di Covid-19, dovuto alla diffusione delle più contagiose varianti del virus, inglese e brasiliana, aveva spinto la Regione a chiudere tutte le scuole e istituire, il 7 febbraio, la zona rossa in tutta la Provincia di Perugia e in sei Comuni di quella di Terni: Lugnano in Teverina, Attigliano, Calvi dell’Umbria, Amelia, San Venanzo e Montegabbione.

L’8 febbraio era stato il Molise a introdurre il regime della zona rossa per 28 piccoli Comuni del distretto sanitario di Termoli. Il regime resterà in vigore fino al 28 febbraio.

Quindi, l’Abruzzo aveva introdotto la zona rossa nelle Province di Chieti e Pescara. Mentre le Province di Teramo e L’Aquila sono in zona arancione, a seguito dell’ordinanza del ministro della Salute che dal 14 febbraio ha applicato la zona arancione alla Regione Abruzzo.

Nel Lazio, il piccolo Comune di Roccagorga, in provincia di Latina, è passato in zona rossa dal 15 febbraio e ci resterà per quattordici giorni. Il picco di contagi registrato nel paese, tuttavia, non è dovuto alla variante inglese.

A inizio febbraio, anche Chiusi, in Toscana, era entrato in zona rossa per provvedimento della Regione. Da lunedì 15, tuttavia, è passato in arancione come il resto della Toscana.


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Nuove zone rosse sono entrate in vigore mercoledì 17 febbraio in quattro Comuni della Lombardia. Si tratta di 4 Comuni in 4 diverse Province: Bollate, nel Milanese, dove la situazione era critica soprattutto nelle scuole, Castrezzato, nel Bresciano, Viggiù, in provincia di Varese, e Mede, in quella di Pavia. Questi comuni, dove i focolai sono dovuti alla varianti del virus, resteranno in zona rossa fino al 24 febbraio, come ha stabilito un ordinanza del presidente della Lombardia Fontana.

Singolare, invece, la situazione della Provincia di Ancona, nelle Marche, dove  un’ordinanza del presidente Acquaroli ha disposto il divieto di entrata e uscita dal territorio provinciale, salvo motivi di necessità e il transito tra Province non interessate dal provvedimento. Il provvedimento è entrato in vigore alle 8.00 di mercoledì 17 febbraio e sarà in vigore fino alle 24 di sabato 20 febbraio. Non si tratta, tuttavia, di una vera zona rossa perché all’interno della provincia di Ancona la mobilità anche tra Comuni è consentita, le attività commerciali e le scuole rimangono aperte, come da zona gialla, regime attualmente in vigore nelle Marche.

Regioni che rischiano di diventare arancioni

Con una maggiore diffusione dei contagi di Coronavirus Sars-CoV-2, dovuta alle nuove varianti del virus, e la risalita dell’indice di trasmissibilità Rt, dal prossimo finesettimana alcune Regioni italiane potrebbero passare dalla zona gialla a quella arancione. La decisione sarà presa tra venerdì  e sabato con ordinanza del ministro della Salute, a seguito del monitoraggio settimanale dei contagi della Cabina di regia dell’Istituto Superiore di Sanità.

Nel frattempo, le Regioni che la settimana scorsa avevano un indice Rt vicino a 1 e che possono passare in zona arancione sono: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise e Piemonte.

In zona arancione c’erano già le Regioni: Abruzzo, Basilicata, Liguria, Umbria e Trentino Alto Adige, sia la Provincia autonoma di Trento che quella di Bolzano. In quest’ultima, tuttavia, l’autorità provinciale ha introdotto il lockdown fino al 28 febbraio.


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(Vaccinazione anziani all’ospedale di Tor Vergata. Foto di TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)

Che ne pensate unimamme di queste chiusure locali? Potranno funzionare secondo voi?

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