Insegnante (iStock)

In un’indagine dei Carabinieri di Cosenza sono stati scoperti diversi diplomi di studio falsi che erano destinati a docenti su tutto il territorio nazionale.

I Carabinieri della Compagnia di Cosenza hanno scoperto un mercato illegale di vendita di diplomi falsi. I diplomi falsi venivano apparentemente rilasciati da istituti di Cosenza e di Reggio Calabria.

I diplomi venivano venduti ad insegnanti su tutto il territorio nazionale. I titoli falsi servivano per arricchire il proprio curriculum vitae per poter partecipare a concorsi vari o per aumentare di posto nelle graduatorie. Le indagini sono partite già nel 2017 e solo in questi giorni si possono considerare concluse.

Indagati 25 docenti in tutto il territorio nazionale: diplomi di studio falsi venduti per tremila euro

In un piccolo paese in provincia di Cosenza, Mangone di soli 2.000 abitanti, i Carabinieri di zona hanno scoperto che venivano falsificati diversi diplomi. Il centro nevralgico era la casa di un pensionato di 69 anni che stampava dei diplomi falsi apparentemente rilasciati da istituti magistrali statali e paritari delle province di Cosenza e di Reggio Calabria, nonché da scuole di specializzazione per l’insegnamento di sostegno agli alunni portatori di handicap, dall’Istituto nazionale scuole e corsi professionali di Cosenza.

A casa del pensionato è stato trovato tutto il materiale necessario per stampare i diplomi falsi. Computer, stampanti e materiale informatico, ma anche molte copie cartacee di diplomi già falsificati.

Sono state trovate 30 stampe di diplomi apparentemente rilasciati dall’”Istituto Nazionale Scuole e Corsi Professionali”, compilati con nominativi di insegnanti già emersi nel corso dell’operazione, oltre a due risme di carta pergamenata per diplomi, in bianco, pronte per la stampa, come riportato dall’Eco di Bergamo.

Dalle indagini, i Carabinieri hanno scoperto che erano stati venduti per tremila euro a 25 insegnanti tra le province di Cosenza, Lecce, Pistoia, Milano, Bergamo, Forlì-Cesena. Tutti i docenti sono stati indagati per:

  • falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici,
  • falsità materiale commessa da privato in concorso ,
  • falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico.

I diplomi di studio falsi venivano usati dagli indagati per arricchire le domande per essere inseriti sia nelle graduatorie ad esaurimento, sia in quelle d’istituto per l’assunzione come insegnante nelle scuole primarie e dell’infanzia, su posto comune, ma anche per quello di sostegno.

L’inchiesta è un continuo di una prima parte iniziata nel 2017, quando furono indagati 33 insegnati. Il clamore suscitato da quella inchiesta ha spinto diversi dirigenti scolastici a svolgere controlli approfonditi sui titoli presentati dagli aspiranti insegnanti. Proprio grazie alla collaborazione tra Usr-Atp, gli Uffici Scolastici Regionali e gli Ambiti Territoriali Provinciali, ed i Carabinieri si è arrivati a questa seconda indagine. Molti dei docenti trovati in possesso dei titoli falsi sono già stati allontanati dall’insegnamento.

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