Dispersione scolastica implicita: gli studenti senza con titolo ma senza competenze
Studente (iStock)

Dispersione scolastica implicita: gli studenti senza con titolo di studio ma senza competenze. L’allarme Invalsi.

Accanto all’abbandono scolastico esiste un fenomeno altrettanto preoccupante quello che è stato chiamato “dispersione scolastica implicita“. Si verifica quando uno studente non abbandona gli studi ma continua ad andare a scuola e prende il diploma eppure non ha le conoscenze né le competenze di base che avrebbe dovuto acquisire con il percorso di studio.

Si tratta di giovani diplomati, di fatto “analfabeti“. Un numero preoccupante in Italia, almeno secondo i dati dell’ultimo report Invalsi. Ma c’è anche chi contesta queste rilevazioni. Scopriamo di cosa si tratta.

Dispersione scolastica implicita: un problema italiano

Un esercito di analfabeti, questa sarebbe la situazione di diversi giovani italiani dai 18 ai 24 anni, o perché non hanno completato il ciclo scolastico fino alla fine delle scuole superiori (hanno solo la scuola media o una qualifica non superiore a due anni) o perché pur avendo concluso il percorso di studi e avendo ottenuto il diploma non hanno tuttavia le conoscenze né le competenze di base per affrontare il mondo del lavoro che il diploma avrebbe dovuto dare loro. Per descrivere la situazione di questi ultimi giovani si parla di abbandono scolastico implicito o dispersione scolastica implicita.

Una situazione che riguarda il 7,1% dei diplomati italiani a cui si aggiunge il 14,5% di coloro che abbandonano la scuola superiore senza concluderla. Dunque, più del 21% di giovani. Di fatto 1 giovane su 5 o non ha terminato il secondo ciclo di istruzione oppure, pur avendolo concluso, non ha le competenze corrispondenti al livello atteso. Si tratta di ragazzi con grosse lacune in termini di preparazione scolastica che inevitabilmente si traducono in minori opportunità di lavoro, soprattutto nel rischio di finire tra i Neet, i giovani inattivi che non lavorano, non studiano né seguono percorsi di formazione professionale (Neet è l’acronimo inglese di: Not in Education, Employment or Training). Una situazione molto preoccupante che rischia di trascinare i giovani in povertà grave.

Per i giovani con titolo di studio di scuola superiore, che tuttavia non hanno competenze adeguate, ma anche per coloro che hanno abbandonato la scuola senza prendere il diploma, è stato coniato l’acronimo ELET, Early leavers from education and training, che individua coloro che abbandonano precocemente i percorsi di istruzione e formazione.

Gli studenti diplomati con scarse conoscenze o competenze sono stati individuati dal nuovo studio Invalsi di Roberto Ricci, pubblicato a inizio ottobre. Secondo i test Invalsi, i ragazzi vicini al diploma raggiungono un livello di due su cinque in italiano e in matematica, mentre sono sotto al livello B1 di inglese, invece che al livello B2. Di fatto questi ragazzi hanno le stesse competenze degli studenti di terza media o al massimo della classe seconda della scuola superiore.

In merito alla dispersione scolastica implicita riferita alle singole regioni italiane, emerge il grande divario tra Nord e Sud. Tra le più virtuose ci sono la Provincia Autonoma di Bolzano, quella di Trento, il Friuli Venezia Giulia, il Veneto e la Valle d’Aosta, dove la dispersione scolastica implicita è intorno al 3%, poco sotto o poco sopra. La regione con il dato peggiore è la Calabria, l’unica che supera la soglia del 15% degli studenti diplomati ma di fatto non preparati. Poi ci sono cinque regioni tra il 10% e il 15%: Molise, Campania, Sicilia, Basilicata e Sardegna. Mentre tutte le altre regioni si posizionano tra il 3% e il 10% nel tasso di dispersione scolastica implicita.

Scuola (iStock)

Secondo lo studio Invalsi, questi giovani privi di competenza sono invisibili, non rilevati dalle statistiche ufficiali e soprattutto rappresentano un grosso problema per il Paese, se non una vera e propria emergenza. Questi ragazzi, infatti, “affrontano la vita adulta con competenze di base totalmente insufficienti per agire autonomamente e consapevolmente nella società in cui vivranno“. Pertanto, “avranno grosse difficoltà a elaborare le informazioni a loro disposizione per prendere decisioni basate su dati di realtà e coerenti con i loro progetti di vita“. Inoltre, questi giovani non sarebbero individuati dal sistema, “dunque molto difficilmente godranno delle azioni di supporto di cui avrebbero, invece, bisogno“.

Per quanto riguarda, invece, la dispersione scolastica esplicita, ovvero l’abbandono scolastico vero e proprio, i dati italiani stanno migliorando e si stanno avvicinando a un tasso del 10% che è anche il traguardo fissato dall’Unione Europea per il 2020. Le percentuali, tuttavia, sono molto differenti tra le varie zone d’Italia. Per cui se al Nord e al Centro l’abbandono scolastico è un fenomeno raro o contenuto, al Sud invece è un fenomeno molto diffuso con la Sicilia e la Sardegna che superano la soglia del 25%.

Secondo lo studio Invalsi, i fattori che determinano la dispersione scolastica, sia esplicita che implicita, si manifestano già durante il ciclo di studi primario. Una preparazione inadeguata è una delle cause più importanti della dispersione scolastica, secondo Invalsi. Tuttavia, con una diagnosi precoce della dispersione scolastica si possono pianificare “azioni preventive molto efficaci“. Secondo Roberto Ricci, per mettere in atto delle misure efficaci nel contrastare la dispersione scolastica, implicita o esplicita, possono essere di supporto le rilevazioni Invasi, che con la descrizione dei livelli delle competenze raggiunte dagli studenti possono offrire ai docenti dati utili per valutare il fenomeno e agire di conseguenza. Così come riporta l’approfondimento di Agi.

Dispersione scolastica implicita: le critiche

Non tutti però, sono d’accordo con questa impostazione. Su Tecnica della Scuola, Vincenzo Pascucci solleva diverse critiche all’impostazione e alle conclusioni dello studio Invalsi.

In primo luogo, scrive, “la denominazione ‘dispersione implicita’ appare impropria; meglio sarebbe ‘dispersione occultata’ o ‘nascosta’, perché questa dispersione è ben nota a tutto il mondo della scuola, cioè al binomio docenti-discenti e poi alla piramide organizzativa, burocratica, gerarchica dai presidi-ds in su fino al ministro, al governo, ai politici e ai sindacalisti rappresentativi e di base; ed è proprio il mondo della scuola che da decenni occulta e nega – in modi diversi è costretto a farlo oppure a indurre – questa dispersione letale e non vi provvede“. Inoltre, si sottolinea che questa dispersione occultata (o implicita) “in realtà è stata già individuata, da almeno un decennio, non con i metodi di indagine e analisi sofisticati (?) dell’Invalsi, ma con osservazioni semplici, ma anch’esse scientifiche e valide e con gli stessi risultati quantitativi“.

Pascucci ha poi calcolato un “numero di promozioni agevolate… stimato intorno al 15-20% per quanto riguarda gli esami di terza media e di maturità, rilevato in base all’elevato numero di voti intorno alla sufficienza. “Già adesso – ha aggiunto Pascucci – il rendimento della scuola superiore è insoddisfacente e pari al 50-55%, cioè di 100 iscritti al primo anno se ne diplomano nei 5 anni regolari solo 50 o 55; degli altri: circa 15 devono ripetere un anno o due, circa altri 15 vengono promossi con voto minimo, con un calcione, quasi un condono e i rimanenti 15 rinunciano, si disperdono“.

Insomma un quadro preoccupante e ben noto a chi nella scuola ci lavora tutti i giorni. La sfida ora è come affrontare questo problema e con quali strumenti risolverlo.

Che ne pensate unimamme?