Emis KillaEmis Killa, rapper e neo papà innamorato, racconta di come sia costretto a proteggere la sua Perla Blu dalla gente.

Emis Killa e Tiffany volevano fortemente un bambino, e dopo pochi tentativi è arrivata lei, Perla Blu: «È venuta dopo tre mesi che provavamo – ha raccontato il rapper a Vanity Fair – Ma la pensavamo da tanto, e l’abbiamo voluta fortemente. Solo ho dovuto sistemarmi un po’ prima di farla».

Un nome decisamente particolare quello scelto dalla coppia per la loro piccolina: «Mi piacciono i nomi composti e insoliti, e Perla Blue è unico e raro. L’alternativa era Menta».

E se ve lo immaginate come un duro, sappiate che anche Emis Killa ha rischiato di svenire quando ha assistito al parto di Tiffany: «In sala parto stavo per svenire, la dottoressa ha dovuto badare più a me che al resto. Perché mentre è nella pancia e sta arrivando, sì, sei un po’ teso, ma finché non esce mica capisci… La prendi in braccio e ti chiedi: “Che cos’è, l’ho fatta io?”. È vita, ma con la stessa forza della morte. Mi ero sempre chiesto dove andassimo a finire, ma mai bene da dove venissimo».

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Un dono prezioso quello ricevuto dal rapper, un dono che non vuole condividere con nessuno (o quasi): «La guardo e ha del miracolo, mi connette al Dio in cui non credo, al divino, all’universo. È tanto assurda quanto la fine ma è principio, e la proteggo. Da cosa? Dalle energie negative della gente. Che si concentra sulle stronzate: m’invidiano la Porsche a specchi, mica la salute… Il potere non te lo perdonano. Così, lo denigrano. InsultandotiQuando esco con lei, con Perla Blue, non voglio che me la guardino, per esempio. Giro il passeggino. Io poi ci credo al malocchio!».

Per Perla Blu, Emis Killa è cambiato: «Per la prima volta mi sento responsabile di qualcosa, e questo cambia tutto: non sto più al cellulare mentre guido, non attacco più briga in discoteca. Subito il pensiero mi va al fatto che non posso rincasare con un occhio nero, o nel peggiore dei casi rischiare di non farlo proprio, sbattuto in carcere o morto… Ci siamo promessi che non farò più cose che possano compromettere mia figlia. Questo non significa che metterò via la moto, o che con Tiffany non viaggeremo, che non andremo più a cena fuori, perché non vogliamo diventare come quelle famiglie brutte con il bambino antipatico, la mamma trascurata, il marito con le balle piene».

Insomma, le premesse perché anche Emis Killa diventi un ottimo padre ci sono tutte. Non trovate Unimamme?