La neuropsicologa, Magda Di Renzo, afferma che “La gravidanza è un processo troppo medicalizzato” e che i genitori non pensano più a come sarà il bambino.

La psicoterapeuta dell’età evolutiva responsabile del servizio Terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), Magda Di Renzo, asserisce che la gravidanza negli ultimi tempi sta diventando un processo medicalizzato. I genitori sono in ansia aspettando le visite mediche e non riescono a godersi l’evento.

Come riportato da Dire, l’agenzia di stampa nazionale, la Dottoressa è intervenuta nel corso per pediatri, psicologi e neuropsichiatri infantili dal titolo “Il neonato pretermine: la cooperazione multiprofessionale per affrontare la complessità“.

 

“La gravidanza sta diventando un processo troppo medicalizzato” l’allarme lanciato da una dottoressa

La psicoterapeuta Di Renzo durante il convegno ha sottolineato che: “La gravidanza sta diventando un processo troppo medicalizzato“. L’età avanzata delle donne gravide aumenta sempre di più e quindi aumentano anche i rischi legati alla gravidanza: “La maggior parte delle donne arrivano alla prima gravidanza in età avanzata e ciò sta determinando un numero elevato di gravidanze a rischio, e sta modificando quel percorso immaginario che la madre e il padre iniziano a costruire prima ancora che il bambino venga concepito”.

La Dottoressa sa che molto spesso per avere dei figli si ricorre all’inseminazione artificiale che interferisce con l’aspettativa dei genitori: “In particolare, penso a tutte quelle situazioni di infertilità che richiedono una medicalizzazione della gravidanza, che inevitabilmente finisce per interferire nell’immaginario dei genitori”.

Si sofferma sui parti prematuri: “È provato che le gravidanze pretermine abbiano un’incidenza maggiore nei casi di gravidanze gemellari e di gravidanze che hanno alle spalle problemi di infertilità. Un aspetto che non viene abbastanza evidenziato all’inizio del percorso. Non vengono, ad esempio, segnalati i rischi quali il parto prematuro che, in una percentuale abbastanza significativa, rientrano anche nella prematurità grave”.

“L’immaginario dei genitori si è spostato dal “Chissà come sarà nostro figlio” a “Ce la faremo?”

I genitori di bambini nati prima del termine si trovano in condizioni di ansia, sperando che il loro figlio sia sano: “I genitori non hanno il tempo di elaborare l’immagine di un bambino “sano”. Questo attiva in loro dei sentimenti depressivi, una particolare ansia che li rende assolutamente impreparati a far fronte a un bambino sicuramente fragile”.

Le gravidanze che arrivano dopo situazioni di aborti precedenti per la dottoressa producono dei sentimenti depressivi nei genitori: “Lasciano dentro dei lutti non elaborati. Un lutto non elaborato produce sentimenti depressivi che vengono proiettati sul bambino ed è importante che il pediatra sia consapevole che la madre arriva non equipaggiata ad utilizzare le sue energie. Arriva con l’idea di un bambino medicalizzato già nella mente, ancor di più se è prematuro”.

La neuropsicologa conclude spiegando come i genitori siano talmente preoccupati dalle difficoltà che una gravidanza può portare e che non riescono ad immaginare il loro figlio: “L’immaginario dei genitori si è spostato dal ”Chissà come sarà nostro figlio” al “Ce la faremo”. La gravidanza di fatto è medicalizzata e l’immaginario dei genitori è rivolto soprattutto alla prossima analisi. Di fatto non riescono ad immaginare il figlio perché sono occupatissimi dalle analisi ed esami clinici che devono fare“.

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Voi unimamme cosa ne pensate delle parole della neuropsicologa? Siete daccordo?