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La figura del figlio spiegata dallo psicanalista Massimo Recalcati

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Massimo Recalcati in Lessico Famigliare

Dopo le puntate di “Lessico Famigliare” sulla figura della madre e sulla figura del padre, Massimo Recalcati parla della figura del figlio.

Siamo arrivati a 3 dei 4 archetipi della società trattati nel programma di Rai3 che per il terzo lunedì successivo va in onda in seconda serata, alle 23.15.

“Lessico Famigliare”: la figura del figlio spiegata da Massimo Recalcati

Anche questa volta Massimo Recalcati espone tesi della psicanalisi, aiutandosi con contributi video, letture di testi e interviste.

La puntata inizia con una scena del film “Pinocchio”.

Tutto parte da una constatazione: possiamo scegliere di diventare padri o madri, ma nessuno può evitare di essere figlio. La condizione del figlio descrive la condizione della vita umana.

“Nessuno di noi ha scelto le proprie origini” inizia così la lezione del grande psicanalista.

La nostra condizione di figli ci impone di essere abitati dall’altro” e all’origine non c’è l’IO, c’è l’altro.

Il nome proprio è il primo marchio dell’altro. “Il figlio porta l’altro dentro di sé“.

La condizione di figlio è quindi la condizione costitutiva di ciascuno essere umano.

Parlando di Lacan Recalcati cita 2 immagini forti date della condizione del figlio:

  1. la vita del figlio immaginata come una limatura di ferro sparpagliata e nella quale c’è un magnete che dà forma. Il magnete rappresenta il desiderio dei genitori, che dà alla vita del figlio una prima forma. “Se la vita del figlio non è vita desiderata, la limatura resta sparpagliata” spiega l’esperto
  2.  la condizione umana che è la condizione del figlio è simile a quella della figura dell’antico “messaggero schiavo tatuato”, il quale aveva il messaggio scritto sulla nuca rasata così da non poter essere letto. Recalcati spiega che ciascuno di noi porta un testo misterioso che parla di tutte le aspettative, di tutti i disegni che i nostri genitori hanno avuto su di noi.

Il compito di ogni figlio è di costruire la vita come vita propria e per questo a volte entra in contrasto con il desiderio dei genitori, con il “piano di famiglia” citato dalla lettera di Giacomo Leopardi al padre.  Nella lettera Leopardi accusa il padre di avergli impedito di essere ciò che avrebbe voluto essere, a causa proprio del suo “piano di famiglia”.

Recalcati parla poi dell’infanzia spiegando che il bambino ha bisogno del seno, simbolo della cura, del nutrimento, ma non solo: ha bisogno di segni, ossia del segno dell’amore e del linguaggio di amore della madre e del padre. Se non lo riceve, verrà penalizzata tutta la sua esistenza.

L’anoressia è la patologia che meglio spiega la differenza tra seno e il segno: le bambine che sono diventate anoressiche hanno avuto il seno, ma è mancato loro il segno, ossia è mancato loro l’amore.

Il segno per eccellenza è la parola. E cita l’esempio di Freud su una bambina che dice alla mamma che vuole farla dormire “spegni la luce ma continua a parlarmi“.

Parla poi dell’atroce esperimento di Federico II di Svezia, il quale per capire quale fosse la lingua delle lingue avrebbe preso 10 neonati affidandoli a delle balie e dicendo loro di non parlare mai a questi bambini. L’esperimento è finito con la morte dei bambini. Ciò perché il bambino ha bisogno della presenza presente dell’altro, della risposta dell’altro. Nel primo tempo della vita è fondamentale.

Dopo l’infanzia, nel secondo tempo della vita, nell’adolescenza, la vita figlio non si soddisfa più con la presenza dell’altro, ma ha bisogno di sperimentare, di libertà, di viaggiare. Un significato della parola adolescenza è: “arrivare ad avere il proprio odore“.

Quindi se la vita del bambino necessita di casa, radici, presenza, la vita dell’adolescente necessita di spazi aperti, di sperimentazione, di viaggio, di libertà, spiega l’esperto.

Recalcati mostra una scena del film “Billy Elliott”, in cui il padre interrompe la lezione di danza arrabbiato con il figlio che vuole diventare un ballerino.

La vita del figlio invoca il diritto alla rivolta, invoca il diritto al viaggio“.

In un’intervista ad Antonia Klugmann, cuoca, viene introdotto il concetto di eredità del figlio, la quale spiega che per le è stata “il desiderio di essere me stessa“.

Recalcati cita poi la Bibbia, parlando della parabola del figliol prodigo, che mette in rilievo l’esigenza dell’erranza da parte del figlio. Un padre aveva due figli: il primogenito molto tranquillo, fedele e che rimane vicino al padre. Il secondogenito invece no. Anzi, si ribella e se va.

Recalcati spiega quindi che un genitore non deve rispondere al conflitto del figlio con il conflitto, entrando in un braccio di ferro. Il padre della parabola infatti riceve il conflitto del figlio ma risponde in modo asimmetrico: il figlio si ribella e il padre dice “vai”. Inoltre quando il figlio torna a casa, il padre avrebbe potuto castigare il figlio, ma decide di accoglierlo. Chi invece è arrabbiato è invece il primogenito, ma a torto. La colpa del primogenito è infatti quella  di aver interpretato l’eredità del padre in maniera passiva, ossia come riproduzione della vita del padre. Il secondogenito insegna invece che per essere un giusto erede occorre essere “eretici”, assumendosi la responsabilità della sconfitta, dell’errore dopo il viaggio. Chi rimane fermo è colpevole di un’interpretazione scorretta dell’eredità.

Il compito del figlio, secondo Freud, è saper ereditare. “Se vuoi possedere quello che i padri hanno lasciato devi saperlo riconquistare“.

Come libro cita invece “Nemesi” di Philip Roth, di cui l’attore Alessio Boni legge un passaggio: il figlio deve realizzare la propria vita come se fosse un tuffo in acque di lago pure e trasparenti.

Alla domanda di una donna su un caso di separazione conflittuale Recalcati spiega che i figli vanno assolutamente riparati dalla discordia. Il valore che un genitore ha agli occhi di un figlio dipende molto da come l’altro genitore ne parla.

Alla domanda di un uomo sul momento in cui si smette di essere figli Recalcati spiega che è vero che quando si diventa genitori per un verso si muore come figli. Difficile è infatti essere figli e padri al tempo stesso. Ad esempio se una figlia ha ancora un legame intenso con la madre, avrà difficoltà a diventare madre. E lo stesso può avvenire con i padri.

Generalizzando, Recalcati dice ciascuno di noi ha avuto più padri e più figli, dove per padri si intendono i vari maestri che hanno segnato la nostra vita e per figli le persone di cui ci prendiamo o ci siamo prese cura. Le figure di padre e madre sono soprattutto simboliche e sono figure di cui l’umanità ha bisogno.

Recalcati conclude dicendo che “la vita del figlio ha diritto a essere difforme, differente dalla vita dei genitori” e che il dono della genitorialità è amare il figlio nella sua differenza, proprio come ha fatto il padre del figliol prodigo. Amarlo perché diverge dalle aspettative, dire cioè “ti amo perché sei eretico”. 

I figli hanno diritto ai segreti e i genitori devono dare fede ai segreti dei figli.

E voi unimamme, che ne pensate?

Vi ricordiamo che se avete perso la puntata potete comunque rivederla su RaiPlay.