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Lo sport aiuta i bambini ma va scelto in base all’età: i consigli degli esperti

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Quando i bambini cominciano a diventare più grandi, si può pensare di incominciare a praticare sport. Sicuramente fare attività fa bene sia alla salute sia dal punto di vista della socialità: si incontrano tanti amici con cui si potranno condividere dei bei momenti.

Come scegliere però lo sport giusto? A dirlo sono gli esperti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, che cercano di tracciare un po’ di chiarezza.

Come scegliere lo sport giusto per i bambini 

Secondo la medicina dello sport:

  • nei primi 4-5 anni di vita l’attività sportiva deve favorire la conoscenza del proprio corpo nello spazio (ad esempio il nuoto, che è quello più diffuso tra i bambini italiani secondo l’Istat) 
  • tra i 7-8 anni sono invece consigliabili attività individuali come l’atletica leggera  (marcia, corse, salti, lanci) o ginnastica che aiutano a migliorare la coordinazione neuromotoria. 
  • successivamente si può passare a sport specialistici e di squadra, come calcio, pallavolo, pallacanestro, pallanuoto, rugby, pallamano e hockey che piacciono ai bambini sopra i 7 anni oltre all’impegno c’è anche la forza del gruppo e lo spirito di squadra. E’ il calcio lo sport preferito per il 33,6% degli intervistati nel rapporto Istat.  
  • oltre i 9-10 anni ci si può accostare a discipline più specializzate, che richiedono anche l’uso di un attrezzo, come la scherma, il tennis e  tiro con l’arco. Nel caso di sport in cui la schiena è particolarmente sollecitata, sarebbe meglio abbinare un’altra pratica che eviti squilibri nella postura.

Fondamentale comunque è il certificato medico per attestare la sana e robusta costituzione: per l’attività non agonistica è il medico di base che lo rilascia, mentre per lo sport ad alto livello è il medico dello sport. Tutti gli esami per verificare l’idoneità sportiva sono esenti dal ticket fino ai 18 anni, secondo i nuovi Lea, e il certificato ha la validità di un anno.

Anche  bambini che  presentano una malattia cronica come cardiopatie congenite operate e non operate, malattie oncologiche, renali, polmonari o neuromuscolari possono praticare sport.

Non c’è uno sport specifico da consigliare ad un bambino affetto da malattia cronica – dice Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello Sport al Bambino Gesù –E’ opportuno seguire le inclinazioni e le aspirazioni del bambino ed evitare quelle che possono essere le attività pericolose in rapporto alla malattia. Per esempio: un bambino portatore di pace-maker dovrà evitare gli sport di contatto come tuffi, arti marziali, rugby, così da non rischiare eventuali traumi sul dispositivo. Potrà invece praticare in sicurezza il tennis, sport nel quale gli atleti sono separati da una rete e non si prevedono contatti fisici”.

Parlando di sport e disabilità, moltissime sono le attività per coloro che sono portati di un handicap: dal basket al sitting volley, dal curling, alla vela, al calcio per i ciechi. Lo sport serve infatti per aumentare l’autostima e far uscire i ragazzi dall’isolamento.

Lo sport è poi fondamentale anche per l’organizzazione scolastica, uno dei crucci dei genitori: in molti hanno paura che dedicando molto tempo allo sport si finisca per tralasciare lo studio. E’ vero che una pratica sportiva costante ha bisogno di ore di allenamento, ma è anche vero che i ragazzi imparano a coordinare studio  ed attività extrascolastiche grazie alle regole apprese nello sport, come i rispetto per gli avversari o la frustrazione per le sconfitte o mancate convocazioni.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Intanto vi lasciamo con il post che parla di un ragazzino affetto da leucemia che poi trionfa nello sport. 


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