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Mamma vede il figlio 45 giorni dopo il parto e lancia un appello | FOTO Universomamma.it

Una mamma ha partorito mentre era in coma perché ha preso l’influenza mentre era incinta.

Unimamme oggi vi raccontiamo la drammatica storia di una mamma per ricordarvi l’importanza delle vaccinazioni. Nel 2013 Melissa Barvels era in attesa del suo secondo figlio avuto con suo marito quando, all’improvviso, una mattina, non riusciva più ad uscire dal letto.

Mamma partorisce mentre era incosciente e rimane traumatizzata

Aveva i brividi e la febbre, così ha chiamato il ginecologo che gli ha detto di stare a casa e di lasciarla passare. Dopo 2 giorni senza miglioramenti è stato lo stesso medico a dire a Melissa di andare in ospedale.

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Mamma vede il figlio 45 giorni dopo il parto e lancia un appello | FOTO mamma partorisce in coma

Nell’ospedale di Staten Island i medici le hanno diagnosticato la polmonite e l’hanno ricoverata. Ciò voleva dire che non sarebbe stata a casa per Natale con il marito e il figlio Christopher di 5 anni. Il 23 dicembre la donna, al secondo semestre di gravidanza, è stata sottoposta al coma indotto dai medici che hanno deciso così per aiutare lei e il figlio ancora in grembo. Quando Melissa si è svegliata non era più incinta ed era il febbraio del 2014. La mamma era rimasta in coma per 45 giorni. Il suo piccolo, invece, era nato l’8 gennaio con un cesareo. Il marito aveva assistito al parto e aveva chiamato il figlio con l’unico nome di cui avessero discusso: Scott.

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“Quando mi sono svegliata sapevo che, in qualche modo, il bambino era già nato. Non sapevo come e da quanto. Non credo di averci riflettuto molto, semplicemente lo sapevo. Mi domando da quanto lo sapessi. Dal giorno in cui era nato o era la mia famiglia che me lo ripeteva dicendomi che stava bene? Mi commuovo ancora pensando di non essere stata presente alla nascita di Scott. Non so se è qualcosa che supererò mai, soprattutto l’8 gennaio.”

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Mamma vede il figlio 45 giorni dopo il parto e lancia un appello | FOTO Universomamma.it

Scott era nato a 28 settimane ed era ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale. Melissa, nel frattempo, era stata trasferita al Presbyterian/Columbia Hospital di New York e attaccata a una macchina chiamata ECMO  o membrana extra corporea di ossigenazione. La Ecmo è come un polmone artificiale e le ha salvato la vita. Poche ore dopo essersi svegliata i medici le hanno portato il figlio. Melissa era in grado di muoversi appena, ma ricorda la sensazione provata quando le hanno messo il figlio tra le braccia. “Sono stata sopraffatta… è stato straordinario ciò che sono riusciti a fare per me. Per me è stato difficile accettarlo. C’erano molte persone che ci guardavano e scattavano foto, non vedevo l’ora che finisse. “

Poco a poco Melissa si è abituata alla nuova situazione, ma è consapevole che tutti i traumi vissuti da lei e dal figlio si sarebbero potuti evitare col vaccino. “Se avessi saputo quanto poteva essere dannosa l’influenza avrei fatto il vaccino“. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, molte donne incinte non fanno il vaccino, in America. Alcune non credono alla sua efficacia, altre non sono state ben informate. Tante pensano che il vaccino danneggi il feto, ma non è così. Inoltre le donne incinte possono sperimentare un’influenza in modo più forte raddoppiando così i rischi di essere ricoverate. Ora Scott è un bimbo sano di 5 anni, mentre lei si spende a favore delle vaccinazioni.

Spero di risparmiare le persone dal dolore che ho provato. La maggior parte delle occasioni le persone mi sostengono, ma ci sono momenti in cui magari posto la mia storia online e ricevo minacce dagli antivaccinisti. Una volta qualcuno ha postato che la mia storia era falsa e che ero pagata da un’azienda farmaceutica. Ho riso e ho detto che magari fosse vero.” Nel 2016 ha dato alla luce l’ultima figlia: Madison. “Penso che aver vissuto un’esperienza tanto traumatica nella vita mi faccia apprezzare di più le cose”. Unimamme, cosa ne pensate di questa vicenda di cui si parla suThe Stir?