Un ragazzo ha tenuto un discorso molto intenso ad Auschwitz nel 2017, nel giorno della memoria.

Bernard Dika  è un giovane molto promettente che, nel 2017, ha tenuto un accorato discorso ad Auschwitz durante il Treno della memoria. Pubblicato su Facebook il suo intervento è diventato virale.

Dika è uno studente italiano di origine albanese che si è trasferito fin da bambino in Italia, dal 2015 al 2017 è stato presidente del Parlamento degli studenti della Toscana, poi è stato nominato alfiere della Repubblica italiana dal Presidente Sergio Mattarella il 13 dicembre 2016.

Ecco il suo discorso:

“Siamo quei ragazzi che sono nati nell’era digitale, che non hanno visto, non hanno vissuto la prima e la seconda guerra mondiale; che non hanno vissuto la guerra fredda; non hanno vissuto la caduta del Muro di Berlino.

Eppure siamo qua. Eppure se apriamo la finestra di casa nostra vediamo a poco, perché se parliamo di un mondo globalizzato è proprio questo che dobbiamo dire, ci sono ragazzi come noi, bambini, che ad Aleppo muoiono con la sola colpa di essere nata in quella terra così tanto insanguinata.

Questo ci conferma ancora una volta la lezione di Auschwitz: che se c’è un problema, di un essere umano, che è diverso e che è lontano da noi, quel problema – se noi non ce ne occupiamo – prima o poi riguarderà anche noi stessi.

Ed è per questo che le nostre lacrime, di quei ragazzi che in questi giorni hanno pianto, sono sì lacrime di memoria, lacrime di un dolore che qua è stato versato, di un’umanità calpestata. Ma sono soprattutto lacrime di rabbia: lacrime di rabbia per un presente che è diverso rispetto a quella che era la lezione che i paesi che qui ad Auschwitz dovevano imparare.

Lacrime di una rabbia che però è una rabbia costruttiva; è una rabbia che non ci fa arrendere; è una rabbia che ci stimola sempre di più a impegnarci; una rabbia che ci viene nei confronti di coloro che ancora oggi dicono ‘First Americans’, ‘Avant le française’, ‘Prima gli italiani’: noi diciamo ‘prima gli essere umani’.

Qua dietro abbiamo una bandiera che è la bandiera dell’Italia, che ci conferma ancora di più quanto noi siamo legati al nostro paese. Forse ne manca una, quella è un’altra bandiera: la bandiera dell’Europa. La bandiera di un sogno comune, la bandiera di un sogno che qui è nato, anzi è nato nel 1941 in una piccola isola del Lazio, che si chiama Ventotene: lì, degli internati, perché erano degli oppositori politici antifascisti, scrissero un documento e la chiusero con questa frase: la via da percorrere non è facile né sicura ma deve essere percorsa e lo sarà.

Quindi a noi scelta, di fare di quei sassi che incontreremo lungo la strada, dei muri o dei ponti.E allora per questo che noi oggi siamo qui: non per fare una memoria sterile di date ma per prenderci un impegno, per dire che noi vogliamo dire basta, basta a questa Europa di muri, a quest’Europa di fili spinati, perché significa che altrimenti non abbiamo imparato niente.

E qua, ancora una volta, dobbiamo farci portatori di questa memoria; una memoria che deve vivere dentro di noi. Chi entrò in questo campo, non ebbe la possibilità di uscire. Noi ieri abbiamo percorso la strada che gli altri percorrevano all’incontrario, non tornando più indietro perché andavano ai crematori.

Questa è una grande opportunità che non ci possiamo permettere di buttare via: dobbiamo prendercela ed essere militanti della memoria. Militanti della memoria ogni giorno, all’interno delle nostre scuole, tra i banchi, all’interno delle nostre squadre di calcio, all’interno delle nostre squadre di pallavolo.

Dobbiamo cercare di contagiare questa grande generazione e non arrenderci: non arrenderci ad una realtà evidente ma una realtà che ci fa capire che se noi sogniamo un’Europa di pace che è quell’Europa che viene gridata ancora oggi più che mai, più degli anni ’40 di questo 900 da queste pietre di Auschwitz.

Questo ci conferma che se possiamo sognarlo, possiamo farlo; ma solo e soltanto se tutti noi ci crediamo. Uno ad uno, nessuno escluso. E questo è un impegno che noi abbiamo addosso alle nostre spalle; noi siamo i nuovi testimoni.

E’ stato ripetuto più volte, non dimentichiamoci questo. Purtroppo la mia paura è che sì, questa è stata un’esperienza bellissima che sia un’esperienza che forse vogliamo tenere dentro di noi. Se siamo i primi a dire di abbattere i muri, dobbiamo abbattere i muri anche tra di noi.

Dobbiamo andare a raccontare a trasmettere, non date e numeri, ma trasmettere i valori e quindi qua oggi chiudiamo dicendo che noi siamo per un’Europa di pace. Questo è il grido che viene dai giovani della Toscana; vogliamo un’Europa dove i valori fondamentali siano i valori dell’accoglienza, della solidarietà e i valori che fanno sì che un essere umano non sia diverso da nessun altro.

USi tratta sicuramente di parole molto sagge, soprattutto se pronunciate da un ragazzo.

Unimamme, cosa ne pensate del discorso di questo ragazzo?

Noi vi lasciamo con la recente iniziativa per la Giornata della Memoria in una scuola di Ravenna.

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