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Pedofilia e pedopornografia in aumento nel mondo: i dati shock del Report Meter 2018.

Sono stati presentati i dati del Report Meter 2018, la onlus fondata da Don Fortunato di Noto che combatte la pedofilia e la pedopornografia nel mondo. Dati, purtroppo, allarmanti che mostrano come lo sfruttamento e le violenze sessuali sui bambini siano purtroppo in crescita nel mondo.

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Pedofilia e pedopornografia in aumento: il Report Meter 2018

REPORT METER La pedofilia e la pedopornografia online sono fenomeni che stanno assumendo una dimensione molto preoccupante. La capillarità delle rete internet e soprattutto il deep web che permette ai criminali di agire indisturbati e in anonimato stanno facilitando gli scambi di immagini raccapriccianti che mostrano bambini vittime di abusi sessuali indicibili e parallelamente stanno aumentando i casi di abusi, violenze e sequestri di piccole vittime per alimentare questo mercato degli orrori.

Le polizie di tutto il mondo, insieme alle associazioni che si occupano della tutela dei minori combattono ogni giorno contro gli orchi che vanno a caccia di bambini, alla ricerca di immagini di pedopornografia o di esperienze dirette di abuso, come i turisti sessuali. Si tratta, purtroppo, di traffici frequenti, dissimulati sotto attività lecite e difficili da contrastare.

Tra le associazioni che si battono contro la pedofilia e la pedopornografia c’è Meter Onlus, fondata dal sacerdote siciliano Don Fortunato di Noto, con sede ad Avola, in provincia di Siracusa. Meter si impegna a tutelare i bambini dagli abusi sessuali e ha istituito l’Osservatorio mondiale contro la pedofilia, Osmocop.

Ogni anno l’associazione pubblica il suo rapporto sulla pedofilia e pedopornografia nel mondo. Il Report Meter 2018 è stato presentato li scorso 21 marzo presso il Polo formativo ed educativo di Pachino (Siracusa) da Don Fortunato Di Noto, presidente di Meter, e Marcello La Bella, primo dirigente Polizia di Stato e dirigente del Compartimento Polizia postale di Catania. I dati sono sconvolgenti.

La pedofilia e la pedopornografia online nel mondo sono in aumento e sempre più difficili da contrastare, per gli strumenti sempre più sofisticati che i criminali utilizzano e per la difficoltà di rintracciare gli autori e i diffusori di pedopornografia sul deep web. Le associazioni a tutela dei minori, come Meter, tuttavia non si arrendono e proseguono con il loro impegno che consiste prima nello scoprire le dimensioni e censire i numeri di questi fenomeni e poi nel mettere in atto azioni di contrasto.

I numeri del Report 2018 di Meter sono il triste racconto del male della pedofilia e della pedopornografia e degli abusi su vittime innocenti, si legge nel rapporto stesso. Sono il percorso di quanti hanno avuto il coraggio di raccontare e di denunciare, per la loro guarigione; sono un cammino di speranza sanante dove la giustizia e la verità si incontrano.

Dietro ai fenomeni della pedofilia e pedopornografia online, sempre più collegati, non ci sono solo persone singole, ma veri e propri business criminali, spesso purtroppo senza efficaci azioni di contrasto da parte di chi dovrebbe disciplinare l’utilizzo del web, a cominciare dagli stessi provider e fornitori di servizi, per proseguire con coloro che hanno responsabilità politiche e giudiziarie.

Ogni anno, il Report Meter presenta tutte le denunce e le segnalazioni effettuate in tutto il mondo e che purtroppo non sempre ricevono il giusto approfondimento investigativo per il contrasto al crimine della pedofilia. Inoltre, Meter opera attraverso numerose azioni di prevenzione, di formazione e di informazione sul fenomeno degli abusi sui minori. I volontari dell’associazione offrono anche supporto alle vittime, in ambito giuridico, psicologico, psicoterapico, medico, informatico, ecc., con interventi a livello nazionale e internazionale. Inoltre Meter collabora con gli organi istituzionali e di polizia dei vari Paesi nel contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia.

Il Report Meter 2018 contiene un monitoraggio delle rete internet, effettuato tramite Osmocop, Osservatorio mondiale contro la pedofilia di Meter, e presenta una fotografia del cyber-pedofilo, con le sue caratteristiche criminali e il modo di agire; i domini e le loro caratteristiche nei cinque continenti; la collocazione geografica dei server; il monitoraggio per mese e fasce di età dei bambini coinvolti; il deep web e piattaforme di file sharing; la pedofilia culturale (giustificazione e normalizzazione); le attività del Centro di ascolto, con i casi seguiti e le richieste telefoniche al Numero Verde 800 45 52 70; il pedofilo e il bambino vittima; il corso di specializzazione contro la pedofilia e gli abusi; le iniziative del Polo formativo ed educativo, con corsi di formazione e incontri, scuole e università; corsi e incontri nelle diocesi per i sacerdoti, religiosi e operatori pastorali; un’indagine conoscitiva su cyber-bullismo, Sexting e adescamento (grooming) su n. 314 partecipanti (età 12/18 anni); le iniziative del Centro polifunzionale per l’infanzia e l’adolescenza, con Family room, Snoezelen room; attività psicoeducative attraverso i laboratori e Meter a Scuola; infine, la XXIII Giornata bambini vittime contro la pedofilia, che quest’anno sarà celebrata il 5 maggio a Roma e in tutta Italia.

Riguardo all’identikit del cyber-pedofilo, il Report Meter 2018 spiega che si tratta di un individuo che trova nella rete la possibilità di soddisfare le sue fantasie sessuali senza contravvenire alle regole morali che la società in cui vive gli impone; inoltre riesce a soddisfare in maniera virtuale i propri impulsi. Il cyber-pedofilo utilizza in modo efficace e sofisticato la tecnologia per raggiungere i propri scopi.

Le diverse tipologie di pedofili che utilizzano il web:

  • closet collector (collezionista armadio): conserva gelosamente la sua collezione pedopornografica e non è mai coinvolto, in prima persona, in abusi sui minori;
  • isolated collector (collezionista isolato): colleziona pedopornografia, scegliendo una categoria in particolare, ed è coinvolto direttamente nell’abuso sui minori;
  • cottage collector: condivide la sua collezione e le sue attività sessuali con altri, ma non ne trae profitto;
  • commercial collector (collezionista commerciale): è coinvolto personalmente nello sfruttamento sessuale dei minori e produce, copia, vende materiale pedopornografico.
  • Pedo-crime (organizzato): struttura complessa e gerarchica, che con il consenso forzato dei genitori, aggancia le piccole vittime per metterle a disposizione per scopi meramente di violenza sessuale, al fine di trarne business economico, con incontri reali o virtuali.

Analizzando, invece, i domini (siti web) dei cinque continenti, dal Report Meter 2018 emerge che al primo posto nella diffusione di contenuti pedopornografici si trova l’Oceania, con  il dominio dell’isola di Tonga, che conta ben 1.771 link che rimandano a siti pedopornografici. Al secondo posto c’è l’isola britannica Guernsey, nel canale della Manica, con 1.108 link (dominio .gg); al terzo posto, con 912 link, il territorio britannico d’oltremare situato nell’oceano Indiano (British Indian Ocean Territory dominio .io), tra l’Africa e l’Indonesia. Tuttavia, sebbene molti link analizzati abbiano l’estensione di una nazione (es: .uk per Regno Unito, .it per l’Italia), in realtà contengono materiali e servizi che vengono forniti da server situati in altre parti del mondo, di solito in America o in Europa. Questo significa che un un utente che risiede in un dato continente, ad esempio l’Europa, può registrare un dominio appartenente geograficamente ad uno Stato che si trova in un altro continente. Quindi, ad esempio dall’Europa si può caricare materiale pedopornografico su un sito registrato in Asia. Questo dimostra la complessità del web e inoltre evidenzia la necessità di un intervento dei provider e dei colossi del web fornitori di servizi come le piattaforme di file sharing. Non possono nascondersi più dietro la tutela della privacy e hanno la responsabilità di vigilare sul materiale che circola sotto il loro nome, sottolinea il Report Meter 2018.

Che ne pensate unimamme?

Sul sito dell’associazione Meter trovate il report completo.

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